Odissea - Circeo - Storia e Leggenda

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Leggenda
NB: evidenziati in rosso gli approfondimenti disponibili

  • Nell'Isola EEA - Ecco, ed all'isola Eea giungemmo, ove Circe abitava, Circe dai riccioli belli, la Diva possente canora, ch'era sorella d'Eeta, signore di mente feroce...

  • Il Palazzo di Circe -

  • Ulisse e Circe - Nessuno dei mortali che trangugiato l'avesse, poté mai sottrarsi a quel filtro. Certo lo scaltro Ulisse devi essere tu…

  • Elpenore, il Tumulo e il Remo - Ora poi che il morto e l'armi del morto qui furon bruciati, gli costruimmo un tumulo, sopra innalzammo una stele, e configgemmo, in vetta del tumulo, un agile remo.

Libro X


Ulisse giunge all’isola Eolia. Eolo gli fa il dono d’un otre, in cui tutti i venti, non compresovi zefiro, son rinchiusi. I compagni sciolgono l’otre; e i venti ne scappano, e riportano Ulisse ad Eolo, che il discaccia da sè. Passa alla città de’ Lestrigoni, popolo anche questo antropofago, e perde la più parte de’ compagni, e le navi, eccetto una, con la quale arriva all’isola di Circe. Costei gli trasforma in porci la metà de’ compagni, salvo uno, che viene a darne la nuova. Ulisse con l’erba Moli, che Mercurio gli diede, scioglie l’incanto. Stato un anno con Circe, questa il consiglia ire alla casa di Plutone; ed ei s’apparecchia, perduto uno de’ compagni, a ubbidirla.

Libro XI

Ulisse, continuando la sua narrazione, giunge ai Cimmerj, e va nell’Inferno. Compiute le debite cerimonie, gli appariscono le Ombre de’ morti; e quella d’Elpenore è la prima, con cui favella. Poi Tiresia l’informa de’ venturi suoi casi, e gl’insegna come superarli. Apparizion della madre, dalla quale intende lo stato della propria famiglia. Vengon poi le antiche eroine, e appresso gli eroi, tra i quali Agamennone, Achille, ed Ajace. Finalmente vede Minosse, Tizio, Tantalo, Sisifo, ed Ercole: finchè, preso da timore, ritorna in fretta alla nave.

Libro XII

Ritorno all’isola di Circe, esequie d’Elpenore, e partenza d’Ulisse. Questi, ammaestrato da Circe, vince il pericolo delle Sirene, schiva le Pietre erranti, e passa tra Scilla, e Cariddi, non però senza perdita di due de’ compagni. Arrivo all’isola Trinacria, cioè alla Sicilia, ove i compagni uccidono i buoi del Sole, e cibansi delle lor carni. Giove fulmina la nave, e tutti periscono, eccetto Ulisse, che su gli avanzi della nave si pone. In tale stato ripassa tra Scilla, e Cariddi, salvandosi da quest’ultima con un’arte maravigliosa; e dopo dieci giorni giunge all’isola di Calipso. E qui ha fine la sua narrazione
[1].

1. Ippolito Pindemonte, 1822.

 
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