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Generalità

Cisterne Romane

Le fonti testuali da cui si possono trarre informazioni sulle capacità tecniche romane nel campo dell'idraulica sono essenzialmente due: il De architectura di Vitruvio (I sec. a.C.), nel quale vengono illustrati i criteri costruttivi degli acquedotti e i sistemi di immagazzinamento delle acque e il De aquaeductis urbis Romae di Sesto Giulio Frontino (fine I sec. d.C.), nel quale vengono descritti in maniera dettagliata gli acquedotti che rifornivano Roma.

Le cisterne e i serbatoi che avevano la funzione di conservare l'acqua e di permetterne un uso procrastinato nel tempo. I Romani avevano elaborato in questo settore un'avanzata tecnica costruttiva che prevedeva l'impermeabilizzazione interna tramite una speciale malta denominata cocciopesto, composta da una miscela di calce, sabbia o pozzolana, frammenti di terracotta e, forse, di un collante vegetale (latte di fico?). Le cisterne generalmente hanno uno o più ingressi per lacqua e uno scarico di fondo non sempre presente e servivano per accumulare l'acqua piovana.

La necessità di un congruo approvvigionamento idrico rese indispensabile costruire un ingegnoso sistema di captazione, incameramento e ridistribuzione razionale delle acque. Le Cisterne svolgevano, quindi, l'importante funzione di serbatoio d'acqua potabile, non solo per l'approvvigionamento nelle ville degli antichi circellesi ma anche per quello degli equipaggiamenti navali in transito nel Mar Tirreno.

Attualmente le Cisterne costituiscono una delle migliori tracce della permanenza romana nel territorio di Circei. Dell'impianto idrico sito presso la Villa di Domiziano, per esempio, colpiscono le dimensioni notevoli e l'ottimo stato di conservazione della struttura.

Le cisterne romane conociute dislocate nel territorio del Circeo sono:

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DISPONIBILE

Grotta del
Peretto

Grotta della
Sibilla

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DISPONIBILE

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L'analisi di Giuseppe Capponi (18??), Thomas Ashby (19??) e Giuseppe Lugli (1923)
Ubicazione e fotografie attuali - Bibliografia
Pagina a cura di Carlo Gallone. Foto di Carlo Gallone e Roberto Ceruleo.

agg.1 07.05.2010

 
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