Il Palazzo di Circe - Circeo - Storia e Leggenda

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Il Palazzo di Circe

Leggenda

Libro Decimo

   Entro una valle, il palagio trovarono bello di Circe,
   tutto di lucidi marmi, in mezzo a un'aprica pianura. 210
   Tutto d'intorno, lupi movevano e alpestri leoni,
   ch'essa tenea domati, perché li molceva con filtri;
   né s'avventarono punto sugli uomini, e invece, levati
   su piè, le lunghe code festosi agitavano tutti.
   Come al padrone che torna da mensa costumano i cani 215
   scodinzolare, ché sempre con sé porta qualche leccume:
   così lupi ed unghiuti leoni d'intorno ai compagni
   scodinzolavano; e quelli temevan, veggendo le fiere.
   Stettero innanzi alla soglia di Circe dal fulgido crine.
   E udir la bella voce di Circe che dentro cantava 220
   ed una tela grande tesseva, immortale, siccome
   l'opere son delle Dive, son fini eleganti fulgenti.
   Primo a parlare prese Polite, signore di genti,
   ch'era fra tutti i compagni l'esimio, il più caro al mio cuore:
   "Compagni miei, c'è una lì dentro che tesse una tela 225
   e dolcemente canta, che tutta n'echeggia la casa,
   non so se donna o diva: su, diamole presto una voce".
   Subito Circe aperse le fulgide porte, uscì fuori,
   e l'invitò. Tutti quanti le tennero incauti dietro:
   solo Euriloco fuori restò, che temea qualche inganno. 230
   Circe, condottili dentro, su seggi e su troni li assise,
   cacio per essi intrise con miele dorato e farina,
   con vin di fiamma; e filtri maligni mescé nell'intriso,
   ché della terra nativa ricordo nei cuori non restasse.
   Ora, poi che Circe ebbe offerto, quegli altri ingoiato l'intriso, 235
   li colpì con una verga, li rinchiuse dentro il porcile;
   e già di porci avevano le setole, muso, grugnito,
   tutto l'aspetto: soltanto la mente era quella di prima.
   Furon così rinchiusi, che urlavan, piangevano; e Circe
   ghiande per cibo ad essi gittò, corniole, lecciole, 240
   tutte vivande dei porci, che sempre grufano a terra.

agg.3 03.12.2002
agg.4 16.03.2012

Chi era veramente la Maga Circe?

Come ancora oggi si accavallano varie teorie su chi era la Sibilla di Cuma, anche la maga Circe non ne ha da meno. Trova coincidenza il fatto che nel Circeo vi si trovasse, a dir degli antichi romani, un'erba miracolosa contro i veleni. Ulisse per annullare gli effetti dei filtri di Circe mangerà quest'erba e così potrà salvare i suoi compagni. Secondo un nostro parere Ulisse, partendo dalle sponde del lago di Paola, seguirà i predetti larghi muraglioni attraversando le colline di lecci e sughere per giungere, dopo aver superato il fiume di Mezzo Monte (porta sul precedente capitolo "quale è il fiume che sboccava nel golfo"), sul Promontorio del Circeo. Arriverà nell'antica città dei Circeii ove troverà una donna che aveva catturato i suoi uomini. Potenzialmente l'antica città dei Circei doveva essere abitata ancora dai suoi costruttori che periodicamente diminuivano di numero in quanto dovevano badare alle greggi che stagionalmente facevano transumare nei vicini monti al di là della pianura Pontina. Rimaneva a guardia della rocca un gruppo di uomini, forse comandati da una bella regina. Questo nucleo suppliva alla sua ridotta entità numerica con l'astuzia e l'approntamento di trappole. Non si può escludere che i compagni di Ulisse caddero prigionieri a causa di queste trappole e furono rinchiusi nei recinti vuoti delle greggi dei Circei. Da quanto detto si spiega la similitudine con una bella donna che trasformava gli uomini in animali per rinchiuderli in recinti.

La Maga Circe al Circeo?

Nel tempo molti sono stati coloro che hanno cercato di dimostrare la veridicità della collocazione della Maga Circe sull'omonimo monte.Già all'inizio del VII secolo a.C., in seguito alla navigazione dei Calcidici, l'Isola EEA viene identificata col Circeo. Omero, in una vivace e colorita descrizione delinea questi luoghi negli aspetti paesaggistici e topografici e ne fa la costa ove approdò Ulisse. Le affermazioni di Omero, nel tempo, sono state avvalorate da altri storici, poeti e scrittori di scienze naturali, come Esiodo nel suo Teogonia, Eschilo, Teofrasto,
Presudo-Scylax. Apollonio Rodio nelle Argonautiche. Infine Strabone in età augustea, il quale asserisce che al Circeo i sarcedoti mostravano sia il sepolcro di Elpenore che la coppa di Ulisse e i rostri della nave. Ma lo scetticismo è la mancata correlazione del Circeo con le descrizioni dell'odissea, fa dubitare sulla reale collocazione in tale luogo della residenza della Maga. La Maga CirceRisolvere questo dilemma, all'inizio del terzo millennio, è molto improbabile, ma provare a confrontare quanto illustrato nell'Odissea con quello che oggi si sa del territorio del Circeo porta a delle interessanti riflessioni. In sintesi, la Maga Circe, secondo la mitologia greca, nasce da Elio e dalla ninfa Perseide. Grazie a delle pozioni magiche ella riusciva a trasformare gli uomini in animali lasciandoli in possesso del raziocinio e liberi di andare sull'isola del Circeo. L'eroe Greco Ulisse la incontrerà nel suo vagabondare e per liberare i suoi compagni, trasformati dalla semidio in maiali, mangerà un erba che lo renderà immune. Infatti Circe, sorpresa dal fatto che qualcuno potesse resistere ai suoi poteri magici, si innamorò di lui e acconsentì a ridare le sembianze umane agli sventurati. Ulisse rimase sull'isola per un anno e, quando decise di partire la Maga gli indicò come avrebbe potuto trovare la rotta per Itaca dalle indicazioni del Tebano Tiresia che avrebbe incontrato da vivo nel regno dei morti. Quanto detto delinea già un primo problema, cioè l'identificazione del Circeo quale isola e non promontorio come d'altronde oggi lo è.

 
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