La Via Appia - Circeo - Storia e Leggenda

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La Via Appia

La fama della via Appia in epoca moderna è pari quasi a quella che ebbe in età antica: "insigne, eccellentissima, regina tra le strade". Partiva da porta Capena e, dalla fine del III secolo d.C. in poi, da porta Appia, l'attuale porta San Sebastiano. Realizzata dal Censore Appio Claudio nel 312 a.C. per collegare Roma a Capua, la regina viarum fu sin dal principio una delle più importanti arterie stradali dell'Italia antica.

In occasione della deduzione della colonia di Benevento, nel 268 a.C., il punto d'arrivo dell'Appia fu spostato fino a raggiungere la nuova colonia; in seguito, il suo percorso fu ulteriormente avanzato fino a Brindisi, così' da raggiungere il grande porto che costituiva il punto di partenza per la Grecia e per l'Oriente mediterraneo.

La principale ragione della realizzazione di un percorso da Roma a Capua fu in origine di carattere strategico. Le difficili esperienze delle guerre sannitiche avevano insegnato ai romani quanto fossero indispensabili collegamenti rapidi e sicuri per il controllo e la sicurezza di un territorio. Le colonie erano capisaldi fondamentali nella conquista e proprio per questo esse dovevano essere, in caso di bisogno, raggiungibili dall'esercito nel più breve tempo possibile. L'Appia nacque, dunque, come via militare, che collegava Roma all'ancora delicato settore della pianura campana. La strada non sorse dal nulla: esistevano percorsi precedenti che vennero rettificati, allungati e riuniti in un'unica e organica arteria stradale.

In origine si trattava di un percorso non lastricato: sappiamo infatti che nel 293 a.C., un decennio circa dopo la creazione della via, fu lastricato a cura degli edili il primo tratto extraurbano, fino al tempio di Marte che sorgeva fuori dalla porta Capena. Una strada così importante e frequentata doveva essere sottoposta a frequenti opere di manutenzione: Giulio Cesare ebbe, tra i vari incarichi, quello di curatore della via e sappiamo che anche in momenti di grande crisi istituzionale la manutenzione e l'agibilità dell'Appia fu una questione di primaria importanza.

Particolari attenzione ebbe per la via l'imperatore Traiano che s'interesso' in particolare al miglioramento del tratto della via in prossimità della strettoia di Terracina, dove, facendo realizzare il taglio del fianco della scogliera a picco sul mare di Pisco Montano, riuscì a creare lo spazio sufficiente affinché la strada non fosse più insidiata da mare. Anche l'ultimo tratto della via, da Benevento a Brindisi, noto come via Traiana, reca la netta impronta dell'imperatore.

L'originaria funzione militare passo' ben presto in secondo piano, quando l'Appia divenne l'asse fondamentale del commercio e dei contatti con la fertile Campania e dei con i porti che ricevevano le merci da ogni parte del Mediterraneo. In Campania si concentravano gli interessi mercantili ed economici di gran parte dell'aristocrazia senatoria. Quando venne prolungata fino a Brindisi, la via Appia divenne anche il più veloce e comodo mezzo per i viaggiatori che andavano a imbarcarsi in direzione della Grecia e delle province orientali. Il più famoso viaggio sull'Appia è quello narrato da Orazio nella quinta satira del primo libro. Il poeta, che accompagnava Mecenate in una missione in Grecia, descrive le avventure e le disavventure di un viaggio che occupo' circa due settimane.

Il sistema stradale costituito dall'Appia fu la spina dorsale di tutti i percorsi viari dell'Italia meridionale, che si diramavano dalla grande via per raggiungere altre destinazioni; nella rete stradale va inclusa, per limitarsi a un solo esempio, la via che sotto Domiziano andò a collegare Sinuessa all'importante porto di Puteoli (Pozzuoli), di cui ampi tratti si conservano ancora nella moderna via Domiziana.

Pio VI fece riscavare, dal 1780 al 1796, l'antico canale del Decennovio, che da lui prese il nome di Linea Pio, e rese di nuovo transitabile, dopo nove secoli, la via Appia. Costruì nell'antica stazione Ad Medias (Mesa di Pontinia), un grande palazzo, nel quale fece raccogliere molte testimonianze epigrafiche e monumentali della zona e del Circeo.

agg.2 23.05.2005
agg.3 17.03.2012

Pisco Montano presso Terracina

Il taglio di Pisco Montano presso Terracina rappresenta una delle più notevoli opere di ingegneria eseguite per facilitare il passaggio della via Appia.
A Terracina la via Appia raggiungeva per la prima volta il mare, come osserva lo storico e geografo Strabone. Il centro antico era pero' in posizione arretrata rispetto la costa, situato a controllo del passaggio tra la Campania e il Lazio. Numerosi sono i resti della città antica, ma il più noto e spettacolare è certamente il santuario di Iuppiter Anxur, in alto sul colle Sant'Angelo. Poco è rimasto del tempio vero e proprio, ma i possenti terrazzamenti su cui sorgeva sono ancora oggi un punto qualificante del paesaggio della zona.


La quinta satira di Orazio

L’Orazio cesellatore forbito e vivace ritrattista, l’Orazio spontaneo e sorridente, l’Orazio rapido nel cogliere l’immediatezza della vita è riscontrabile anche nella Satira Quinta del Primo Libro, in quella in cui, ricalcando l’"Iter Siculum" di Lucilio, descrive il viaggio compiuto, nel 37 a.C., da Roma a Brindisi: 530 chilometri, percorsi in 14 giorni e con mezzi vari, affrescati così vivacemente da ispirare posteri quali Stèrne, Ghoèthe, Hèine, Kìpling.
Di questa satira, che mantiene l’attenzione dei lettori sempre ben desta nella sua interezza (ma che limiteremo alle sole parti trattate), ci piace cogliere, in primo luogo, i modi con cui il Venosino tratteggia molte delle cittadine attraversate.
E così Forappio, borgo laziale lungo la via Appia distante circa 26 miglia da Ariccia, Orazio, al verso 4, lo qualifica "pieno zeppo di barcaioli e di osti esosi" ("differtum nautis cauponibus atque malignis") ed al verso 7 "(centro) dalla pessima acqua" ("aqua deterrima"); Anxur, antica fortificazione dei Volsci le cui rovine sovrastano Terracina, la descrive, al verso 26 come "posta su rocce che biancheggiano da lontano" ("impositum saxis late candentibus"); Fondi, lontana sole 12 miglia da Terracina, al verso 36, offre motivo di ilarità a causa delle insegne del pretore locale, definito un borioso scribacchino, le quali presentavano una pretesta, un laticlavio e... un braciere.


commento alla satira
dal Liceo G.Garibaldi di Napoli

 
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