Il Tempio di Circe o Venere - Circeo - Storia e Leggenda

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Il Tempio di Circe o Venere

Storia

A quota 541, la massima del monte, esiste tuttora un'area rettangolare allargata a mezzo di un basamento di circa m. 40X25, dove si innalzava, come vuole la leggenda, il Tempio di Circe. Attualmente si possono ammirare gli speroni di rinforzo eretti con stili costruttivi differenti riconducibili ad epoche differenti. La parte meridionale, verso il mare, in opera poligonale irregolare formata da blocchi legati con calce, e quella settentrionale in opus incertum.


Tommaso Lanzuisi è del parere che l'opera poligonale debba essere coeva della colonia romana di Tarquinio il Superbo, cioè della fine del periodo regio (fine secolo VI), o più probabilmente, della colonia latina (393 a.Cr.). Si attribuisce invece il lato settentrionale all'epoca di Silla o più verosimilmente, secondo Giuseppe Lugli, a quella degli Imperatori Antonini (96 a.Cr.- 192 d.Cr.).


"... Nei due sistemi costruttivi già il Brocchi e il Westphal avevano riconosciuto due diverse età, cosa molto probabile, poichè i due sistemi non si uniscono perfettamente, ma dimostrano uno stacco, presso gli angoli. A quale eta appartengono? [...] L'uso della calce, anche nel sistema poligonale (lato sud), dimostra che non solo siamo in epoca storica, ma già notevolmente avanzata verso la fine della Repubblica. [...] Per il secondo sistema, cioè l'Opus Incertum, si possono proporre l'epoche di Silla o quella degli Antonini. [...] L'età degli antonini, invece, è più consona al taglio irregolare dei blocchetti (caementa) del paramento, i quali somigliano piuttosto all'opus tufaceum o listatum, mentre nell'età di Silla sono ben squadrati a poligoni e ben combacianti fra loro... [...]" [1.]


Nel centro del basamento dovevano trovarsi anticamente un altare e un edicola sacra contenente la statua marmorea della Dea così come ricordato da un'iscrizione, la 6422 del Corpus Inscriptionum latinarum, nel quale si legge che l'imperatore Caracalla, con il consenso dei sacerdoti addetti al culto, ordinò il restauro dell'ara dedicata a Circes Sanctissimae, demandando l'incarico a Servio Calpurnio Domizio Dexter. Tuttavia, recenti studi, mettono in dubbio questa testimonianza archeologica, si ipotizza che l'iscrizione non sia stata effetivamente rinvenuta Circeo. Non ci sono dati certi.


CIL.6422: EX AUCTORITATE IMP - CAES - M - AURELII
ANTONINI PII FELIC - AUG
PARTHIC - MAX - BRITT - MAX - PONT - MAX
ET DECRETO COLL - XV SAC - FAC
SERVIUS CALPURNIUS DOMITIUS DEXTER
PRO - MAGIST
ARAM CIRCES SANCTISSIMAE RESTITUIT
DEDICAT - XVII K - JUL - IMP - ANTONINO
AUG - IIII, BALBINO II COS

L'iscrizione dimostra  che non si stratta di un altare comune, ma del massimo che avesse al dea, nel territorio a lei sacro, cioè sul Circeo. Della venerazione che Circeiensi avevano per Circe parlano anche Strabone, Cicerone e Virgilio, ricordando il santuario della dea che non poteva stare altro che nel sito più eminente del promontorio. La mancanza del basamento di un tempio induce a credere che non vi fosse un tempio vero e proprio , ma un santuario all'aperto, un ara, come dice l'iscrizione circondata da un temenos.


Il geografo greco Strabone in età augustea attesta che al Circeo i sarcedoti mostravano sia il sepolcro di Elpenore che la coppa di Ulisse e i rostri della nave:


"6. A 290 stadi da Antium c'è il monte Circeo, che sorge come un'isola sul mare e sulle paludi. Dicono che sia anche ricco di erbe, adattandolo così a quanto si racconta di Circe. Vi è un piccolo insediamento, un santuario di Circe e un altare di Atena; viene anche mostrata una tazza che, a quanto dicono, sarebbe appartenuta ad Odisseo...". [2.]


Più leggendaria è invece la versione di Giuseppe Capponi:


"...i Circellesi ricovrarsi nelle grotte e tra le balze del monte inaccessibili, per sottrarsi all'ultimo esterminio, come praticarono simultaneamente tutti gli altri popoli. Dicesi che in allora si fabricassero Rocche sopra le più scabrose rupi, e con certezza possiamo credere che i Circellesi si confinassero sulla vetta del monte nomato Circe, ove esiste tuttora un muro diruto, edificato regolarmente con mattoni, pietra e cemento, e trincerato all'intorno da feritoje costrutte per difesa. Rilevasi poi questo muramento essere stato costruito sovra altro più antico ed anteriore alla Repubblica Romana: dovevano essere quelli gli avvanzi del tempio di Circe esistente all'epoca dei Volsci, e che gli abitatori del luogo oggi giorno ritengono erroneamente esser quelli gli avvanzi del sontuoso palagio di questa Maga". [3.]


Allo stato attuale dei ruderi non è possibile farci un'idea della struttura originaria del tempio. Forse, un temenos, in cui si celebravano le feste religiose (feriae latinae). L'organizzazione delle genti di lingua latina prevedeva anche una federazione di carattere sacrale. In epoca storica il santuari che coagularono l'istinto federativo del latini furono edificati appunto sulle vette dei monti. Al recinto sacro salivano anche in età repubblicana i generali per il trionfo, quando il trionfo propriamente detto era loro rifiutato in Roma.

Infine: Il ricercatore Evelino Leonardi poneva in questo punto il centro del mondo, il Makka Cirkie, il grande cerchio.


L'antica costruzione romane è stata probabilmente distrutta nell'anno 846 d.Cr. per mano di incursori Saraceni.


La vetta del monte nel 1850 [4.]



La Testa della Maga

La testa della statua fu rinvenuta nel 1928, nei pressi della base nord del Picco di Circe, da un sanfeliciano, Luigi Tassini. Del Corpo non è stato trovato alcun frammento: giace probabilmente ai piedi del dirupo nord o sud sepolto sotto massi e detriti. Molto probabilmente si tratta di un frammento di copia della statua della Venere\Afrodite di Cnido. L'Afrodite cnidia è una scultura marmorea di Prassitele, databile al 360 a.C. circa e oggi nota solo da copie di epoca romana, tra cui la migliore è considerata quella Colonna nel Museo Pio-Clementino. È il primo nudo femminile dell'arte greca.

Galleria Immagini
Fotografie di Marco A.B.

1.

2.

3.

4. Da L'Univers, de Histoire y de peuples tous de los les de la descripción, París 1850.


agg.1 26.01.2002
31 maggio 2016 | agg.4

 
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