La cisterna del Rospo Idolatrato - Circeo - Storia e Leggenda

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La cisterna del Rospo Idolatrato

Mura Ciclopiche

All'interno della cinta della Arx (Acropoli di Circei),  a circa 20 metri dal muro sud-ovest, si trova un pozzo con volta a tholos anticamente conosciuto come la Cisterna del Rospo Idolatrato. Si tratta di un vano sotterraneo probabilmente adibito a tomba o a luogo di culto. Più in generale in archeologia si intende per tholos una sala circolare, a volte interrata e generalmente realizzata a scopo funerario, coperta con una pseudocupola formata da file concentriche di conci lapidei sempre più aggettanti verso il centro fino a chiudere il vano senza realizzare una struttura spingente come sono le vere cupole.


L'ipogeo si presenta come un tronco di cilindro sormontato da un cono dove alla sua sommità si apre la bocca circolare di appena cm. 60 di diametro per cm. 80 di profondità. L'opera è costruita interamente in blocchi irregolari di pietra calcarea estratta in situ che si incastrano gli uni sopra gli altri esclusivamente a secco. La base, è costituita da un ampio cilindro del diametro di 5 metri per oltre 3 di altezza, la cupola similare ad un tronco conico che poggia sulla precedente struttura, si eleva per circa altri 2,50 metri sino al culmine ove è posto l'ingresso.

Particolarità notevole è che le pietre del tronco di cono sono sovrapposte a sbalzo tanto da sorreggersi le une con le altre.

Il più noto testo di riferimento per le antichità del Circeo, il Forma Italie di Giuseppe Lugli [1], riassume quanto segue:


"...un solo manumento è conservato sulla spianata dell'acropoli ed è una cisterna rotonda coperta a tholos, interrata fino quasi all'imposta della volta; ha un diametro di m. 4,75 e la volta si innalza per m.3,50, formata di blocchi accuratamente squadrati e lisci che, lasciano in alto un'apertura di m. 0,58".


In realtà, blocchi accuratemente squadrati e lisci non ne abbiamo trovati. Da dove trae il Lugli la sua affermazione?


Nel 1792 l'acheologo francese Petit-Radel, con riferimento al cartografo Grognet, la descrive piena di detriti e le dà il nome di - Cisterna del Rospo Idolatrato - [3] -, forse riferendosi ad un'improbabile mitologia precolombiana?


Leggendo ancora dalle descrizioni di altri autori si incomincia a capire che in realtà esistono due pozzi di cui uno è quello da noi qui analizzato ed effettivamente posto all'interno della Arx, mentre l'altro si trova presso un'altra cinta posta sulla punta più elevata del promontorio detta Picco di Circe (vedi Tempio di Circe).


Rodolfo Fonte a Nive [2], anch'egli posizionando la stessa cisterna all'interno della cinta muraria, dice che ad allora, circa anno 1887, conteneva acqua. Mentre per Thomas Asby [5], anno 1905, la cisterna era colma di pietre:


"...la cinta muraria non racchiude alcun edificio, se non una cisterna sotterranea... la parte inferiore è riempita di pietre... somiglia molto ad un'altra cisterna scoperta a Norba e un'altra non lontana da Piperno, presso La Ceriara".


Di questa struttura, invece, non se ne trova menzione nel libro di Giuseppe Capponi [4].


Da quanto visto e toccato con mano possiamo testimoniare che il pozzo è costituito interamente da pietre collocate a secco senza alcuna traccia di malta o di altra mescola di argilla, la volta è stata fissata con pietre più grandi che si sorreggono vicendevolmente tanto da creare un equilibrio statico interno: sembra di osservare una struttura che richiama la stessa sovrapposizione delle squame di pesce.

Riteniamo che con ogni probabilità il sito archeologico ha finalità e funzionalità diverse da quelle di una conserva d'acqua. Infatti, la cisterna/pozzo, non presenta alcun accorgimento tecnico edificatorio che ne dimostri essere concepito come un contenitore stagno per l'acqua. Lo stesso spessore delle mura non è, al momento, misurabile se non con un cospicuo scavo esterno che mostri la reale fattezza volumetrica dell'intero edificio, quindi, non siamo riusciti a capire come in passato si sia individuato detto spessore di 2,50 ml. Accettando credibile l'età della Arx tra il terzo e quarto secolo a.c. scopriamo che a quei tempi i Romani già da tempo erano eccelsi conoscitori dell'arte edificatoria delle conserve d'acqua sia a sviluppo orizzontale (cisterne) che verticale (pozzi).

Normalmente la tipologia dei pozzi era quella di aver in sommità un diametro di circa 1,5 metri per poi aumentare gradatamente sino a giungere, nel fondo ad un diametro massimo di 3 metri; tutto era comunque simile ad un tronco di cono regolare e contraddistinto da:

a. l'uso di pietre di pezzatura media tra loro incalciate con malta idraulica, se trattatasi di pozzo per la raccolta di acque piovane quindi, a tenuta stagna;
b. l'uso di pietre di pezzatura media interrotte con qualcuna più grande e senza in frapposizione di malta, se trattatasi di pozzo atto a raccogliere l'acqua di vene affioranti e comunque opera che facilmente rimaneva in secca nei periodi più caldi, quindi, a tenuta non stagna in quanto, l'acqua come entrava nel contenitore nei periodi piovosi, allo stesso modo poteva essere riassorbita nei periodi di secca.


La funzione del pozzo non è ancora per nulla chiara, alcuni dicono che il pozzo sarebbe un luogo di culto delle acque, però noi possiamo azzardare un'ipotesi basata sugli studi sul culto della Luna o dea bianca e dove l’acqua è solo il "mezzo". Infatti si potrebbe ipotizzare il pozzo come luogo ove si potevano svolgere culti di fertilità-purificazione, cioè la donna scendeva nel ventre della dea madre terra e lì in abluzione, riceveva il principio celeste che, appunto ogni 18 anni e mezzo, si ricongiungeva con il principio femminile-terra.


1. Giuseppe Lugli, Forme Italie, Roma, 1927.
2. Sui monumenti ed altre costruzioni poligonie, Roma, 1887.
3. Petit-Radel, Recherches sur les Monuments Cyclopeens, Paris, 1842.
4. Giuseppe Capponi, Il Promontorio Circeo, Velletri, 1852.
5. Thomas Ashby, Monte Circeo, 1905.

Prima stesura anno ...., a cura di Carlo Gallone
28 Luglio 2017 | agg.2

Da "La Provincia" di martedi 3 giugno 2008

La cisterna... del rospo idolatrato


Un discorso a parte lo merita senza dubbio una costruzione ipogea che si trova nei paraggi della cinta muraria dell'acropoli del Circeo. Si tratta della cosiddetta «Cisterna del rospo idolatrato». Nel lato sud ovest dell'imponente struttura si nota uno slargo e un sentiero che procede a zig-zag in mezzo alla macchia fino ad arrivare ad una apertura sulla superficie calpestabile dal diametro di poco più di mezzo metro.


Un buco, un pozzo, una cisterna. Non si sa. Così come non si sa a che cosa servisse. L'unica certezza è la sua dimensione e composizione. Realizzata presumibilmente nella stessa epoca dell'acropoli, il foro d'ingresso coincide con la cima di una cupola formata da blocchi convergenti. li struttura si compone di due sezioni: la prima è costruita da un ampio cilindro del diametri di cinque metri, per oltre tre di altezza; la seconda invece si presenta come una cupola che dipartendosi dalla prima si eleva per circa due metri e mezza, lasciando nel suo punto culminante un'apertura di 60 centimetri. Le parti interne verticali sono formate da pietre di varia grandezza, appena sgrossate, sovrapposte senza l'impiego di alcun coibente.


«La sua volta -commenta Sampieri - osservata dall'interno, suscita meraviglia per la sua armonia, bellezza e potenza. In questa costruzione sotterranea nulla e lasciata al caso. Par lare di pozzo o di cisterna è un'assurdità». Per Sampieri le forme geometriche del triangolo e del cerchio ideali che si desumono da un esame più approfondito sono elementi fondamentali e comuni della scienze delle antiche civiltà. «La costruzione ipogea - conclude Sampieri - pur interpretarsi come luogo sacro, o specola sacra, depositaria di un seg mento di raggio solare origine di tutte le altre misure, modo diverso pei esprimere una precisa concezione cosmologica nella quale il Sole è al l'origine di tutto. La costruzione ipogea è il vero cuore dell'acropoli».





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