La Villa di Lucullo - Circeo - Storia e Leggenda

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La Villa di Lucullo

Leggenda

di Giuseppe Capponi
da Il Promontorio Circeo - 1856


Sulle sponde del lago di Paola si ritrovava la deliziosissima Villa che apparteneva a Lucullo, opulento cittadino romano, il qaule dopo aver esercitato per molti anni l'arte militare combattendo valorosamente, e con onore a vantaggio della patria, dopo aver accumulato molte ricchezze si ritirò dalle pubbliche cariche per terminare gli ultimi suoi giorni fra i comodi di una vita agiatissima.

Molti avanzi di antiche febbriche si rinvengono in questa contrada, fra le quali primeggiavano quella che lambente le acque conserva in spaccato la forma circolare, e l'altra posta all'estremità dell'istesso lago: doveva essere alcuna di esse  certamente l'abitazione destinata per Lucullo, quando vi si recava a diporto; o per meglio dire una delle deliziose logge sul mare di bella vista, che questo Romano, al dir di Plutarco, possedeva (1).

I moltissimi oggetti poi appartenenti alle belle arti, che sono stati ritrovati presso le rovine di questi fabbricati, ci attestano con quanto lusso fossero stati essi costruiti: vi si rinvennero frantumi di statue, tavole e cornici, in parte spezzate, di varie qualità di marmi (non escluse le più pregiate) di nero, giallo, rosso e verde antico, come di porfido, serpentino, cipollino, lumachella, granito, luculleo ec. (2).

Ci vien narrato dagli storici, che fra i più sontuosi giardini reali annoverati venivano in quell'epoca, in cui il lusso era giunto al più altro grado, quei di Lucullo; che fra i lavori primeggiavano quelli costrutti da questo romano nei luoghi marittimi, il quale condusse in giro le acque del mare, e scorrer fecele intorno alle proprie sue case in fosse e vivai di pesci. Pertugiò egli in Napoli monti con grandi aperture, e li fece stare quasi in alto sospesi: per le quali cose lo storico Tuberone volle chiamarlo un Zerse in toga (3).

Di tutto questo peraltro ne veniamo accertati se ci conduciamo ad assorvare il magnifico acquedotto vicino al lago di Paola, costrutto per dar comunicazione a varie conserve di acque in parte tuttora visibili, nelle quali fecendo egli percorrere le acque del mare teneva in vivajo le murene con molte altre qualità di pesci, non escluse le celebratissime Ostriche, Soleni e Balani (4).

Oltre a ciò questa Villa era anche dotata di una ridevole ed amena pianura, e di un folto bosco in cui praticavasi la caccia di varie specie di uccelli, e di animali quadrupedi; il qual prodotto benchè abbandonato alle eventualità, pure in oggi rende un qualche profitto alla Comunità di Terracina, e con molto piacere varj nobili del secolo presente si sono spesso recati in questo luogo a divertirvisi con la caccia. Lucullo poi vi doveva tenere un serraglio di animali ed in alcuno dei suoi fabbricati un vivajo di volatili che si cacciavano nella deliziosa sua Villa. E' ben noto il lusso con cui si manteneva questo romano per le quotidiane sue cene decantate dai scrittori, le quali erano sfarzose non tanto per gli strati di porpora, per i nappi gemmati, e per l'aggiunta di cori e recitazioni gioconde, quanto per lo apparecchio di ogni sorta di vivande, tutte non solo lavorate con isquisitezza, ma oggetti rari, per il clima e per la stagione: non fuvvi in Roma chi lo potesse uguagliare, come ce conferma Plutarco con la narrazione del seguente accaduto.

A Pompeo infermo fu ordinato un tordo, che non potutosi trovare dentro Roma venne interpellato il medico sul cibo da doversi a questo sostituire; ma avendo risposto il medico che di tordi se ne avrebbero potuto avere potuto avere quanti se ne desideravano dal vivajo di Lucullo. Pompeo andiede in collera, ed irato soggiunse, che giammai vi si sarebbe assoggettato, mentre se Lucullo non si trattasse con tanta delicatezza non avrebbe potuto Pompeo mantenersi in vita? Comandò che subito gli venissero somministrate altre cose per cibo, di quelle che si potevano trovare in Roma (5).

[...]

Odoacre che divenne poi Re d'Italia nel 476, era stato condannato da Augusto ad imputridire nel palazzo di Lucullo, ossia nelle vicinanze del Circeo.

Gli autori latini e le Ostriche del Circeo

Tra le squisite produzioni di questo territorio Circeo quelle ancora si annoverano delle Ostriche e delle Murene, che l'ornamento pricipale principale formavano delle cene voluttuose degli Apicj e dei Luculli; di che certa testimonianza ne fanno glia antichi autori latini. Orazio (6) inducendo a parlare il goloso Cazio di Ostrea Circeii, miseni oriuntur Ehini: il poeta satirico Giovenale (7) parlando di altro celebre ghiotto, ci lasciò scritto, tal cibo usavasi prendere dagli antichi prima del pasto, onde aguzzar l'appetito. [...] Plinio II attesta ampiamente della esistenza delle Ostriche nel territorio Circeoal tempo in cui egli viveva, e descivendo le diverse qualità di questi Crostacei (8) dice, essere di carne nera a preferenza delle altre. Che se a nostri giorni non si pescano le Ostriche nella costa del Circeo, e non se nesente far parola non può dubitarsi perciò, che le ostriche di Circeo, della quali parlano gli autori summentovati, non fossero in questo territorio. Tuttora anche esiste la peschiera di Lucullo, ove si conservavano le Ostriche, e le diverse qualità di pesci, che ancora oggi superano in sapore quello degli altri laghi.

(1) Plutarco. Vita Luculli
(2) Varie camere di alcuni fabbricati, e specialmente di quello semicircolare giacente sulle sponde del lago, avevano le interne pareti foderate di marmo. Il mestiere di segare i marmi fu introdotto in Roma ai tempi di Lucullo e di Marco Scauro. (Plio. L.36. - Garzoni. La piazza universale di tutte le professioni del mondo pag.680). Luculleo poi venne chiamato una specie di marmo, ritrovato nell'isola di Chio, che piaciuto molto a Lucullo volle trasportarlo in Italia e fregiarne i grandiosi suoi palagi (Garzoni pag.681.)
(3) [...]
(4) L'Ostrica è una conchiglia bivalve di scaglia grossa, ruvida, e pesante; vive agglutinata com in famiglia formando di se montagne e caverne in fondo al mare. Quelle che hanno la frangia sulla estremità dei loro lembi si reputano le più feconde. L'animale in alcuni tempi dell'anno cola un imor lattiginoso che contiene le piccole minutissime innumerevoli ostriche, le quali in due anni si raccolgono già coperte di scaglia, e si seminano, come faceva Lucullo nelle sue riserve di mare pei lauti coviti. Quelle seminate in luoghi muscosi e dove imboccano i fiumi o i laghi divengono verdi (come appunto sono quelle del Circeo) e si hanno per più pingui e saporite. Credesi che il lungo uso delle polpe di questo mollusco sia d'incitamento alla venere, e che a tal fine le porgesse Circe ad Ulisse. [...]
(5) [...]
(6) Catius opud Horatium lib.2 sat.4 vers.33 Ostrea Circeiis, miseno oriuntur chini.
(7) Juv. Sat. 4 verso il fine inducendo a parlare di Curzio Montano famoso crapolone sotto l'imperio di Domiziano
Noverat ille (montanus)
Luxuriam imperii veterem noetesque; Neronis
Jam medias, aliamque: famem cum palma falerno
Arderey, nulli major fuit usus et inde
Tempestate mea; Circeis nata forent an
Lucrinum ad saxum Rutupinoque edita fundo
Ostrea, callebat primo deprendere morsu.
(8) Plin. Tom 1 lb. 32 sect. 21 Variant coloribus (Ostrea) Rufa Hispanie, Fusca Illyrico, nigra et carne testa Circeiis.

5 novembre 2012 | agg.1

 
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