Tiberio al Circeo - Circeo - Storia e Leggenda

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Tiberio al Circeo

Mentre Tiberio si affrettava a tornare in Campania, per non palesare una malattia, cadde ammalato ad Astura, e quindi, riavutosi un poco, si reco' a Circei e, non solo ando' ad assistere agli esercizi militari, ma lancio' dall'alto qualche giavellotto contro un cinghiale lasciato libero nell'arena. Sentita immediatamente una fitta al fianco, perche' aveva preso un colpo d'aria mentre era accaldato, ebbe una ricaduta e si aggravo'. Ripreso il mare verso la villa di Capri fu costretto, dall'aggravarsi delle sue condizioni, a sbarcare a capo Miseno e poco dopo fu raggiunto dalla morte.

LXXII ...Rediens ergo propere Campaniam, Asturae in languorem incidit, quo paulum leuatus Cerceios pertendit. Ac nequam suspicionem infirmitatis daret, non tantum interfuit, sed etiam missum in harenam aprum iaculis desuper petit. (Svetonio)

L'esistenza dell'arena di Circei, probabilmente lignea e quindi perduta nel tempo, è testimoniata da un'iscrizione marmorea trovata nei pressi di Torre Paola, nella quale si leggeva:

"... s Montanus IIII (quattuor) vir i(ure) d(icundo) m(...) o(...)
...nlum amphitheatrum sua (pecunia?)
...emque numere gladiatorio
... et venatione dedicavit l(oco) d(ato) d(ecurionum) d(ecreto) ..."

agg.5 01.09.2002
agg.6 17.03.2012

Tiberio
(Roma 42 a.C. - Capo Miseno 37 d.C.)

Imperatore romano (14-37 d.C.); figlio di Tiberio Claudio Nerone e di Livia Drusilla. Quattro anni dopo la sua nascita, la madre divorziò dal primo marito per sposare il triumviro Ottaviano (il futuro imperatore Augusto), il quale si occupò dell'educazione del figliastro. Nel 20 a.C. Tiberio fu mandato in missione in Armenia; successivamente partecipò ad alcune campagne vittoriose in Rezia (15 a.C.) e in Pannonia (12-9 a.C.). Nell'11 a.C., per volere del padre putativo, sciolse il matrimonio con Agrippina, figlia del generale romano Marco Vipsanio Agrippa, e sposò Giulia, figlia di Augusto e vedova di Agrippa. Nel 6 a.C. si ritirò in volontario esilio sull'isola di Rodi, ma nel 2 d.C. fece ritorno a Roma. Dopo la morte dei nipoti di Augusto, Caio e Lucio, l'imperatore si vide costretto a nominarlo erede al trono, adottandolo formalmente nel 4 d.C. Tiberio partecipò a una spedizione nella Germania settentrionale contro i marcomanni, e in seguito riuscì a sedare le violente rivolte scoppiate in Pannonia e in Dalmazia; poté consolidare i confini dell'impero, battendo definitivamente le popolazioni germaniche che avevano sconfitto l'esercito romano nella Selva di Teutoburgo nel 9 d.C. A fianco del nipote e figlio adottivo Giulio Cesare Germanico, Tiberio guidò due vittoriose campagne nel cuore della Germania, venendo accolto, al ritorno a Roma, con le più alte onoreficenze.

Succeduto ad Augusto nel 14 d.C., nel corso del suo regno Tiberio consolidò ulteriormente il potere imperiale, impose una ferrea disciplina all'esercito, amministrò le finanze con grande abilità e riorganizzò il governo delle province, senza tuttavia riuscire a evitare che, col passare del tempo, in Pannonia, in Germania, in Gallia e in altre parti dell'impero, scoppiassero rivolte. L'ultimo periodo del suo regno fu dominato da un clima di cospirazione e terrore. Nel 26 d.C. lasciò Roma per ritirarsi in Campania. L'anno successivo si trasferì a Capri, mentre al governo nella capitale rimase Lucio Elio Seiano, prefetto del pretorio. Resosi conto che egli aspirava al trono imperiale, Tiberio lo fece giustiziare insieme ai suoi seguaci nel 31 d.C. Durante il suo regno venne crocefisso Gesù Cristo (33 d.C.). L'atteggiamento riservato e l'estrema parsimonia nelle questioni finanziarie dell'impero, che resero Tiberio impopolare, unite alla sua presunta depravazione morale, contribuirono a costruire di lui l'immagine che fu tramandata nella tradizione storiografica di Tacito e Svetonio. Nelle cronache della maggior parte dei contemporanei, invece, la sua crudeltà e l'ipocrisia, così come la dissolutezza, di fatto sembrano inverosimili: Tiberio fu in realtà un capace militare e un abile amministratore, che cercò di rispettare il più possibile, all'interno del principato, le tradizioni politiche del governo repubblicano.

 
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