I petrefatti del Circeo - Circeo - Storia e Leggenda

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I petrefatti del Circeo

Negli anni ‘30 il ricercatore Evelino Leonardi (1871-1939) rimase nel villino Blanc per vari anni studiando le rocce e cercando d’interpretare quelle che secondo lui erano enigmatiche statue costituite da vera e propria materia vivente pietrificatasi attraverso un processo ignoto e di cui il Circeo conservava la ricca testimonianza di un’antichissima cultura megalitica.

Fu proprio nel villino Blanc, situato a San Felice Circeo in via del faro, che Leonardi istituì una sorta di museo in cui esponeva i cosiddetti pietrefatti.

Molti geologi considerano le formazione prodotti naturali, nati da milioni di anni di erosioni e da altri processi geologici, ma forse c’è qualcosa di più di quello che si vede. Il Leonardi considera L’Orto delle Esperidi, il Peretto, un parco di sculture, pieno di un  pietre intagliate lasciate da una civiltà antica. In questa zona del Circeo le pietre non sono semplici pietre, ma una specie di parco di divertimenti degli dei. Ci si chiede, pertanto, si tratta di un semplice fenomeno naturale o è qualcosa di più? Potrebbe non essere una semplice raccolta di rocce ma un santuario di monumenti di pietre realizzate da un popolo migliaia di anni fa?

Fu quindi al Peretto che il Leonardi avrebbe trovato i resti del Drago Alato che stava a guardia del Vello d’Oro, avrebbe inoltre scoperto un grosso uccello di 4 metri quadrati e un mostro di 5 metri di lunghezza, una Chimera, la Renna Gigante, il Megacero delle ere geologiche e altro.

Questi petrefatti, secondo le sue ricerche, abbondano nella zona del Circeo, forse perché essi risalgono al primo cataclisma, che mise in fuga gli animali da altre terre facendoli riunire sull’ultimo tratto ancora emerso, il Circeo, il quale ha in un certo momento rappresentato la mèta di una fuga tremenda da altre terre sconvolte e scomparse. La grande tragedia ebbe qui l’epilogo, dopo battaglie immani per la fame e per la sete. Finalmente, il granito gettò sui feroci combattenti la sua pesante coltre funebre.

Il Leonardi, durante la sua vita, ha anche raccolto ben nove casse di fossili. Questa importante e preziosissima collezione, lasciata poi in eredita allo Stato italiano, secondo un articolo di Tommaso Lanzuisi pubblicato su "Lazio Ieri ed Oggi", giaceva ancora nei primi anni Ottanta dentro enormi cassoni negli scantinati del Museo delle Terme di Roma, perché nessuno aveva voluto fino a quel momento assumersi la responsabilità ne' di disfarsene ne' di esporla al pubblico, in quanto quella raccolta di reperti apparentemente smentiva in modo inequivocabile tutte le teorie storiche "ufficiali" sulla storia (e soprattutto sulla preistoria...) del nostro paese.

Alcuni di questi pietrefatti si possono ancora ammirare con non poca fatica nella sella tra i colli Monticchio e Guardia d’Orlando e parte di questi verso il limite settentrionale della spianata del Peretto.

26 giugno 2012 | agg.1

 
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