Le batterie o fortini di Cervia e Moresca - Circeo - Storia e Leggenda

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Le batterie o fortini di Cervia e Moresca

Storia

L'invasione napoleonica sconvolse gli equilibri settecenteschi italiani e lo Stato Pontificio rischiò di scomparire definitivamente. Il nuovo papa, Pio VII, amministrò lo Stato Pontificio finché nel 1808 l'Italia fu nuovamente invasa dall'esercito francese. In quello stesso anno la parte settentrionale delle Marche fu devoluta allo Stato satellite napoleonico del Regno italico. Anche Pio VII venne arrestato e della deportato, la sua prigionia in Francia si protrasse per alcuni anni (1808-1814).


Lo Stato Pontificio fu suddiviso in varie prefetture. Il Circeo veniva amministrato da un sottoprefetto con sede a Velletri. Fu in questo contesto che il Promontorio assunse un'importantanza strategica come avamposto di confine e fu installato, non lontano dall'acropoli, un telegrafo ottico Chappe di segnalazione, così definito in quanto su una torre era installato un braccio rotante che portava alle estremità due bracci minori; il tutto era manovrabile per assumere configurazioni standardizzate corrispondenti a lettere, numeri e ordini di servizio.

Il colonnello filo francese Vincentie di Ginevra, di presidio a San Felice, per parare un'eventuale incursione delle truppe napoletane già assestate a Terracina, pensò di fortificare il paese fornendo di cannoni la torre del centro storico, edificando due batterie costiere (in tutto 4 cannoni), prevvedendo a far scorta di vettovaglie, di armi e munizioni, rinforzando il presidio dei soldati di guardia.

Neutralizzate dagli inglesi le tre torri di difesa costiera nel 1809, Torre Moresca, Torre Cervia e Torre Fico, il Circeo divenne un luogo da dove facilmente i corsari e gli inglesi facevono partire le loro incursioni anche all'interno del territorio pontino, trafugando bestiame e generi di ogni sorta e impedendo il libero commercio. In una notte di maggio del 1811, per esempio, i pirati Sanguinotti saccheggiarono facilmente la proprietà di Domenico Antonio D'Antrassi Mair, presso il Quarto Caldo.

A seguito di questa incursione l'autorità francese, per arginare la minaccia dei continui atti di pirateria, venne ordinato al colonnello Vincentie, comandante di un battaglione di fanteria di linea, una compagnia di guardiacostieri e circa trenta artiglieri di supporto, di costruire le due batterie di artiglieria ai piedi del promontorio. A questi soldati, circa 700 elementi, si deve la costruzione dei "fortini" di Cervia e Moresca, quest'ultima ancora esistente.

Batteria Moresca, "Il Fortino"

Pianta e prospetto della Batteria Moresca, disegno del 1817. Le batterie Cervia a Moresca vennero costruite dalle truppe francesi di presidio a San Felice nel 1811 per sostituire le omonime torri oramai dirute. Fabbricate in gran fretta le batterie si deteriorarono rapidamente tanto da dover essere notevolmente restaurate nel 1817. Il muro Nord era infatti crollato (cliccare sull'immagine per ingrandire). La batteria Moresca conteneva due postazioni per i cannoni. una garitta, l'alloggio per i soldati e una polveriera.

Batteria Cervia

Pianta e prospetto della Batteria Cervia, disegno del 1817. La batteria, ora scomparsa, aveva una forma molto più irregolare di quella Moresca. Fu, al pari di quest'ultima, notevolmente restaurata nel 1817. (cliccare sull'immagine per in grandire). La Batteria Cervia fu trasformata poi in una grande vasca, detta il "Vascone", attualmente parte integrante di Villa Bormioli. Della batteria rimane un breve tratto di recinzione a sinistra della Torre del Faro di Capo Circeo.

Realzione delle riparazioni. ASR, Camerale III, b, 2165, f.860: "Batteria Cervia: muro danneggiato perchè costruito a secco e ripieno al centro di terra e sassi gettati a secco, l'acqua di pioggia avenda aumentato il volume l'ha fatta cadere. Il muro dovrò essere quindi rifatto più saldo, non a secco ma con malta e una scrarpata... i sassi si possono cavare nel sito medesimo La calce dovrà trasportarsi per schiena da San Felice fino a Torre Vittoria, quindi caricarsi e trasportarsi per mare fino incontro la Batteria, e dalla spiaggia al sito del lavoro per mezzo di benne. L'arena si prenderà alla Torre Vittoria e si trasporterà come sopra. L'acqua per il fango si prenderà dal mare: quella per impastare la calce si trasporterà da San Felice".

La porta

La piccola polveriera

La casermetta

La garitta

Visione d'insieme

Attualità

2013 (17 gennaio) -  Il Fortino sta cadendo a pezzi, si deve intervenire l’associazione “I Quattro Venti” di San Felice lancia l’allarme.  Ancora una volta è l’incuria a fare da padrona ad uno dei siti archeologici di San Felice Circeo. Il Fortino ottocentesco, situato nell’area di Quarto Caldo, è ormai «terra di nessuno», terreno fertile per i vandali che continuano ad imbrattare le pareti interne con vernice e bombolette spray o le scalfiscono in profondità per lasciare imperituri messaggi non molto (se non per nulla) significativi.
«Non vogliamo lanciare un atto d’accusa – scrivono dall’associazione “I Quattro Venti” di San Felice Circeo -, quanto più segnalare la situazione di degrado in cui versa il Fortino. Alcune parti della struttura appaiono a rischio crollo, come la garitta, e la vegetazione ha ormai preso il sopravvento su tutta la struttura in maniera del tutto incontrollata. La nostra associazione è particolarmente attenta alla valorizzazione e alla tutela dei beni archeologici e naturalistici che il territorio di San Felice Circeo offre. Siamo convinti – proseguono – che si dovrebbe e si potrebbe pensare ad una riqualificazione di questi siti storici, salvaguardandoli dall’incuria e dai vandali, creando ad esempio degli itinerari archeologici, oltre che quelli naturalistici. Ci sono paesi – concludono – che possiedono molta meno storia e natura di noi, ma che riescono a valorizzarle sino a farne un punto di forza del loro turismo, specie quello fuori stagione. Perché non provarci anche noi?». L’associazione “I Quattro Venti”

24 gennaio 2013 | agg.3Realizzazione fotografica: Carlo Gallone

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