Gli antichi Re del Mare del Circeo - Circeo - Storia e Leggenda

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Gli antichi Re del Mare del Circeo

di Gianluigi Proia


Nel "Portolano di Dulcert", una carta nautica del 1339, è raffigurato un grande golfo tra Anzio e il Circeo, nel Basso Lazio, un golfo che potrebbe esistere solo se il mare salisse di almeno cento metri di livello. Ma anche le altre linee costiere dell'Europa e del Mar Nero raffigurate su quella carta sono tutte tracciate come se il livello del mare fosse molto più alto, mentre tutte le terre e le isole sono posizionate alla perfezione secondo la longitudine e la latitudine esatta che hanno, anche se nessuno nel 1339 era in grado di eseguire calcoli di quel genere. Si tratta quindi di una vera e propria "mappa impossibile", che ancora oggi non ha una spiegazione e che sembra sottintendere l'esistenza in Italia, tra i 28.000 e i 38.000 anni fa, di una civiltà oggi assolutamente sconosciuta ma comunque molto progredita di espertissimi Re del Mare...

Il fiordo perduto della Ciociaria arcaica

In un mio precedente articolo ho riferito come, nel novembre del 2002, in un convegno dedicato al "Turismo Possibile" organizzato dall' Unione Industriale della Provincia di Frosinone, il noto scrittore e paleotecnologo Mario Pincherle, durante un suo intervento in video-conferenza, abbia rilanciato l'ipotesi della possibile presenza, ancora in tempi definibili "storicamente recenti", di un lungo fiordo che dal Mar Tirreno, attraverso la pianura pontina, sarebbe penetrato nella terraferma fino a toccare parte del territorio della Ciociaria, nel Basso Lazio, permettendo, di fatto, a centri come Alatri e Ferentino di essere bagnati dal mare.
Tesi questa che Mario Pincherle, conosciuto dal grande pubblico anche per le sue partecipazioni ad alcune puntate delle trasmissione televisive "Stargate-Linea di Confine" e "Maurizio Costanzo Show", aveva già, per sommi capi, anticipato nel suo libro "La civiltà Minoica in Italia" pubblicalo nell'autunno del 1990.
E' una teoria suggestiva, anche se allo stato attuale delle ricerche (che praticamente nessuno sta eseguendo, tranne pochi e coraggiosi studiosi indipendenti locali) difficilmente dimostrabile sul piano archeologico: tra questi c'è però chi, come Sebastiano Gallone (collaboratore del bel sito internet circei.it.) ha più volle sostenuto in pubblico che, a suo parere, "una città come Alatri dà davvero l'impressione di essere stata edificata in origine su una scogliera a picco sul mare".
Altre voci a sostegno di questa audace tesi avanzata da Pincherle si sono udite di recente anche durante un'altra conferenza tenutasi negli ultimi giorni dello scorso maggio a Milano, dove è anche emerso come pure vari ricercatori del 1800 fossero convinti tanto di questa antica "presenza del mare all'interno del Basso Lazio" quanto pure dell'esistenza in quell'epoca remora di un grosso vulcano attivo (collegaro forse con il Vesuvio e con gli altri due coni giganti sommersi del Tineno) nei pressi del Circeo. E siccome io ritengo che questo del "fiordo perduto della Ciociaria" sia un argomento affascinante, sono andato a parlarne con uno studioso milanese, Marco Zagni, che è un preparatissimo esploratore con all'attivo numerose campagne di ricerca archeologica nell'America del Sud (suo su questo tema il recente libro "L'Impero Amazzonico") e che da sempre è anche estremamente attento a ogni possibile scenario di "protostoria" italiana alternativa.
Le due navi giganti del Iago di Nemi

Marco Zagni ha partecipino all'interessante incontro scientifico, svoltosi presso il "Centro Eureka" di Milano, dedicato proprio alle remote "Civiltà Italiche dei Vulcani". Senza voler entrare nello specifico, per non esulare dall'argomento che adesso sto qui trattando, che dovrebbe essere oggetto nel prossimo futuro di una pubblicazione monograficamente dedicata ad una particolare ipotesi su questo tema, chiedo subito a Marco Zagni se, secondo lui, il "fiordo dei Basso Lazio" teorizzato da Pincherle sarebbe veramente esistito oppure no. Ed ecco la sua risposta.

ZAGNI: "Sì, grazie a quello che ho appurato finora credo che sia veramente esistito. Però probabilmente, più che di un vero e proprio fiordo, era un golfo che arrivava sino ai piedi dei colli Albani. Doveva trattarsi di una vasta insenatura le cui estremità, con ogni probabilità, erano Anzio da una parte e il Circeo dall'altra, e il cui bacino si estendeva per decine di chilometri nell'attuale terraferma interessando quindi anche la Ciociaria, o perlomeno una sua parte significativa. Ma andiamo con ordine. Dunque, secondo quanto emerso proprio da questa originale conferenza milanese di archeologia di frontiera alla quale lei ha già accennato formulandomi la sua domanda, nella protostoria del Lazio del Sud sarebbe esistita uno popolazione, fino ad ora sostanzialmente sconosciuta, in possesso di discrete conoscenze tecnologiche, in particolare nel campo mautico."

Perché in particolare in campo nautico?

"Perché una prova proprio di questo assunto sarebbe la scoperta sul fondo del lago dì Nemi, durante gli anni Trenta, di due navi, di cui una lunga più di ottanta metri e a quanto pare costruita con tecniche incredibilmente moderne, almeno secondo quando attestato in un trattato scientifico che la analizzava e che è stato pubblicato nel 1946, steso da uno stimato ingegnere navale italiano. Quelle due navi erano già andate distrutte all'inizio degli anni Quaranta, ma tutti i loro dati e le loro straordinarie caratteristiche sono ben riportate in quel testo, fortunatamente ancora reperibile, e oggi ci forniscono davvero molto materiale su cui riflettere. Quelle imbarcazioni particolarissime infatti sono state attribuite dagli archeologi ai Romani, ma non avevano nulla delle tipiche navi romane. A parere mio e di altri asperti quelle due grandi navi del lago di Nemi erano state fatte per navigare nel mare e potrebbero quindi risalire a un'epoca molto, molto più antica, quando lì le acque erano salate, e a costruirse forse potrebbe essere stato qualche popolo sconosciuto dell'Italia arcaica, un popolo che magari potrebbe essere identificabile con quello dei mitici Pelasgi, le cui radici culturali risalirebbero ad un'epoca enormemente all'indietro nel tempo, un'epoca probabilmente, perlomeno al momento attuale, difficilmente determinabile. Come sostiene anche Pincherle, questa antichissima cultura potrebbe esser parte di una civiltà molto più ampia sviluppatasi non solo nell'area dei Mediterraneo occidentale, una civiltà che ritengo non avesse alcun rapporto con la Mesopotamia in particolare, e con il Medio Oriente più in generale."

Propio tutta un'altra civiltà, allora? Una civiltà oggi ancora sconosciuta?

"Una civiltà ontichissima, progredita e a noi sconosciuta, si. Probabilmente si tratta di epigoni di quella misteriosa civiltà dell'Epoca Glaciale di Wurm che negli ultimi quarant'anni, con sempre maggiorre frequenza, viene considerata sempre più la fonte ispiratrice dell'Atantide platonica. D'altra parte Platone non scrisse che Atlantide, nelle ultime fasi delli sua esistenza, aveva stabilito delle colonie a Tirrenia? Naturalmente Tirrenia non può essere che l'Italia, in particolare quella centrale.''

Ma, dottor Zagni, al di là dello scenario ipotetico complessivo che mi ha appena delineato, secondo lei esiste un qualche elemento archeologico concreto che potrebbe avallare la sua tesi? In altre parole, esiste attualmente un qualche elemento oggettivo di prova che, magari rivisto e riconsiderato adesso con la sua ottica storica diversa. potrebbe conferire una qualche maggiore sostanza alle sue supposizioni?

"Una prova cena di tutto questo al momento non etisie. Non ancora, almeno. Però alcuni indizi ci sono. E uno di questi indizi, è molyo concreto e induce davvero alta riflessione. Per la Verità, più che di un indizio si tratta quasi di un riscontro concrero e molto difficilmente confutabile... un riscontro che, già per il solo fatto della sua comprovata esistenza, ovviamente ci spalanca davanti tutta una wistissima quantità di problemi storici e archeologici davvero complicati."
La mappa degli antichi Re del Mare

In che cosa consiste questo indizio concreto?

"Si tratta di una carta nautica, una mappa disegnata nel 1339 da Agostino Dulcert e che per questo è oggi denominata come 'il Portolano di Dulcert". Allora, questa mappa dell'Europa del 1339 è stata analizzata dal professor Charles Hapgood nel suo fondamentale libro 'Le mappe degli antichi Re del Mare', che so bene che presto sarà finalmente pubblicato in Italia... ebbene, in questa mappa in piano dell'Europa e dell'Africa del Nord tracciata nel 1339 l'Italia centrale è raffigurata con un profilo molto diverso da quello già allora ben conosciuto... ma questa sua sconcertante 'diversità' a mio parere non è dovuta assolutamente all'imperizia del disegnatore, all'incapacità dell'antico cartografo. Quel 'Portolano' che Hapgood ha analizzato a fondo, è infatti eccezionale e di gran lunga in anticipo sui nostri tempi, visto che tutte le terre li raffigurate in piano sono posizionate esattamente secondo la loro longitudine e la loro latitudine corretta... anche se i cartografi di quell'epoca non sapevano per niente calcolare nè la longitudine né la latitudine. Invece, come Hapgood dimostra inconfutabilmente con la sua accuratissima analisi geografica e scientifica, nella carta nautica denominata 'Portolano di Dulert' troviamo correttamente rappresentata non solo la longitudine di tutto il Mediterraneo e del Mar Nero, ma anche la posizione esatta di ben cinquanta altre località in tutta Europa, tra le quali Cagliari, Capo Passero e Trieste. Questi fatti ovviamente fanno pensare che l'estensore dì quella carta fosse in possesso di nozioni scientifiche e cartografiche che erano invece sconosciute a tutti gli altri uomini della sua epoca, e che non sarebbero diventate di uso comune per almeno altri 400 anni, cioè sino alla metà del 1700."
La civiltà perduta dell'Era Glaciale

E lei come spiega questo farto incredibile?

"Siccome è un dato di fatto incontestabile che il 'Portolano di Dulcert' possiede queste caratteristiche scientificamente 'impossibili', non restano che alcune ipotesi : o quel tale Dulcert era un genio sconosciuto molto in anticipo sui suoi tempi, oppure era un uomo del futero finito chissà come nel passato... ma ovviamente io escludo tutte e due queste supposizioni... e allora, visto che sappiamo che in genere le mappe e soprattutto i 'Portolani' di quel periodo erano tutti ricavati da raffigurazioni geografiche molto più antiche... be', allora io sospetto, come del resto suggerisce anche Hapgood, che Dulcert abbiaa ricopiato la sua carta 'impossibile' da una mappa precedente vecchia di diversi millenni, una mappa che era stata tracciata da una civiltà avanzata perduta nelle nebbie del passato... da una precededente mappa che, prima ancora che nascesse la civiltà a Sumer, era stara tracciata dagli abilissimi marinai di un impero perduto che erano in grado di calcolare alla perfezione tanto la latitudine che la

2 maggio 2018 | agg.0

 
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