La Villa di Domiziano - Circeo - Storia e Leggenda

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La Villa di Domiziano

In località Palazzo, sulla sponda orientale del lago di Sabaudia, si trova il più grande comprensorio archeologico del Circeo: la Villa di Domiziano (I sec. d.cr.). L'estensione notevole del complesso antico, di poco inferiore alla superficie attualmente occupata dall'area di Riserva Naturale, Rovine di Circe, ettari 45,96 circa, nella quale la villa è quasi interamente compresa, ne fanno uno dei complessi più interessanti, nonché uno dei meno noti di tutto il Lazio.

Area Archeologica importantissima, è quasi interamente da scoprire e da studiare a motivo soprattutto della vegetazione che ha completamente ricoperto i resti antichi. Il sito della Villa era già occupato in età tardo repubblicana da altri complessi, probabilmente ville costiere, al di sopra dei resti delle quali risultano spesso impostate parti delle strutture degli edifici destinati alla nuova villa.

Il progetto generale del complesso domizianeo considerò la trasformazione di tutti quegli ambienti e strutture che si prestavano ad una riutilizzazione in senso monumentale, mentre comportò la demolizione dei manufatti esistenti non più inseribili nell'organico progetto della Villa imperiale.

Caratteristica peculiare della Villa di Domiziano è rappresentata dall'insieme notevolissimo delle opere idrauliche e dal sistema delle cisterne di alimentazione. La costruzione dalla villa in una località lontana da sorgenti comportò necessariamente la creazione di tutto un vasto e complesso sistema di approvvigionamento idrico necessario sia per i bisogni giornalieri che per quelli di una lunga stagione secca senza che ne avessero a soffrire tutti gli edifici residenziali e le attrezzature di servizio [1].


Da una satira di Giovenale, la III, ai tempi di Domiziano, la Pianura Pontina doveva essere ancora, o nuovamente, allo stato di paludoso:


...armato quotiens tutae custode tenentur et Pomptina palus et Gallinara pinus, ecc...


Distruzione e saccheggio del sito

Il saccheggio, la devastazione e la distruzione integrale della Villa di Domiziano fu opera del Card. Carlo Collicola tesoriere della S.C.A. a partire dal 1721. Un tesoro di valore inconcolabile rimasto presumibilmente intatto fino ad allora.

All'inizio del Settecento veniva praticata ancora la barbara politica dei Barberini, di costruire a spese dei monumenti antichi! Per recuperare materiale da costruzione, necessario per poter portare a termine i moli del canale e altri fabbricati, fu ordinato l'abbattimento sistematico di tutte le murature della Villa di Domiziano che affioravano dal terreno, soprattutto nel braccio della Molella!

Un esercito di forzati era addetto ad atterrare pareti e preparare i materiali, mentre una flottiglia di facchini faceva la spola tra il braccio della Molella e Paola per trasportarli sul luogo dei lavori. Perfino i marmi furono asportati dai pavimenti! Questa distruzione sistematica si verificò non solo nella Villa di Domiziano, ma anche nella zona del canale stesso, sul diverticolo della Via Severiana, di cui furono rasi al suolo tutti i sepolcri o quasi, e nelle ville intorno ai Casarini. Gli oggetti più pregiati, invece, furono venduti alle ville nobiliari di Roma e al Vaticano per ricavarne materiale edilizio per le chiese (soprattutto il bronzo).

Altri abusi a danno della Villa:

1 - nel 1798, ad opera del Petrini, il quale ordinò una compagna di scavi con lo scopo di saccheggiare opere d'arte a scopo di lucro;
2 - inizio '800, una spedizione inglese trafuga beni, ricavandone molte opere da mettere in vendita;

3 - l'attività scavatoria degli Antonelli, in particolare, di Gregorio, fratello maggiore del segretario di Stato di Pio IX. In una lettera si legge: "... Il Palazzo Antonelli contiene quasi tutti gli oggetti noti, la cui provenienza circeiense può essere ben stabilita. Il padre Gregorio del Conte Agostino ha sfruttato le immense rovine di Paola e di Palazzo come una miniera d'oggetti d'arte da vendere;

4 - i Sanfeliciani stessi, che ne ricavarono, un tempo, mattoni per le proprie abitazione e per cuocere la pizza di mais;
Il saccheggio fu così sistematico che l'archeologo Giulio Iacopi, nel 1934, trovò ben poco da catalogare.

Non bisogna dimenticare l'integramento, da parte della Forestale, di una vasta piantagione di Pini, che hanno soffocato ogni altra specia di arborea, e quel che è peggio, stanno avvolgendo in una morsa letale i ruderi superstiti dell'importantissima villa, sia nel sottosuolo, sia in superficie, con le spire delle loro radici.

1. Ufficio Naturalistico del Parco Nazionale del Circeo

17 maggio 2017 | agg.5
 
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