Il santuario perduto di Atena - Circeo - Storia e Leggenda

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Il santuario perduto di Atena

a cura di Carlo Gallone

La presenza nel territorio del Circeo di un luogo di culto dedicato alla divinita greca di Atena  viene attestata per la prima volta nella Geografia
dal geografo e storico greco Strabone (60 a.Cr - 24 d.Cr. ca.). La figura equivalente ad Atena nella mitologia romana era Minerva, che aveva anch'essa come animale sacro la civetta, talvolta il gufo.

6. A 290 stadi da Antium c'è il monte Circeo, che sorge come un'isola sul mare e sulle paludi. Dicono che sia anche ricco di erbe, adattandolo così a quanto si racconta di Circe. Vi è un piccolo insediamento, un santuario di Circe e un altare di Atena; viene anche mostrata una tazza che, a quanto dicono, sarebbe appartenuta ad Odisseo. In mezzo c'è il fiume Stura e, all'imboccatura, un ancoraggio. Poi la costa è tutta esposta al vento di Libeccio e non presenta che un piccolo porto, al Circeo. [1]

Minerva era la divinità romana della lealtà in lotta, delle grandi virtù della guerra giusta (guerra per giuste cause o per difesa), della saggezza, della strategia, delle tessitura e la protettrice degli artigiani. Nella mitologia greca, invece, Atena , figlia di Zeus e della sua prima moglie Meti, era la dea della sapienza, della tessitura e delle strategia militare, quindi degli aspetti più nobili della guerra, mentre gli aspetti più crudeli e violenti rientravano nel dominio di Ares.  [2]

Si ritiene che il Santuario di Atena al Circeo, oggi scomparso, sia stato collocato sul colle Monticchio e si tratta di uno fra i più antichi insediamenti del luogo. Le testimonianze archeologiche attestano che il materiale raccolto risalirebbe al V secolo a.Cr., un periodo storico pressocchè coevo a quella della probabile prima fondazione della colonia di Taquinio il Superbo nel 509 a.Cr..

Dalle lettere del primo acheologo del Circeo, Renè de La Blachere (1879), si ottengono importanti indizi sull'esistenza del santuario di Atena/Minerva:

"Sul Colle Monticchio sono stati ritrovati [...] numerosi oggetti di terracotta. Sulla sommità, dei falli e altre lepidezze in numero abbondante; a mezza costa, delle statuette: quasi tutte sono andate in rovina. Ho visto le teste di alcune, sono grandi e alquanto belle. Arrampicandomi su questa collina, che è tutta pietre, in parte sottosopra fin dai tempi antichi, in parte scavate dal Cardinal Tosti per fare una strada, ho trovato resti di tegulae.  In questo luogo si fa ancora della pietra". [3]

Il materiale rinvenuto nel tempo, antefisse, fittili votivi, ceramiche e altri reperti aventi funzione religiosa, conferma la presenza di un luogo di culto sul Colle Monticchio, come suggerito dall'archeologo Roberto Righi.



Sulla sommità del colle, negli anni '40 circa, era ancora visibile un muro a secco lungo un centinaio di metri che scendeva a mezza costa verso l'attuale via XXIV Maggio. Del santuario, o altare, dovrebbe rimanere ancora un'area rettangolare, la base del'edificio, con un pozzo a cono tronco di metri 6X3, nell'angolo nord-ovest.


Nella foto a lato (cliccabile) si vede ancora parte delle macerie del muraglione a nostro avviso parte integrante del sistema difensivo dell'acopoli di Circei.

Con ogni probabilità, nel V secolo a.Cr., questo colle era il sito più adatto ad ospitare un tempio così come voleva la tradizione greca. Il luogo sacro (santuario) poteva ad esempio ospitare una serie di costruzioni di uso pratico, come i "tesori" (thesàuroi), che ospitavano i doni votivi, preziosi, terracotte, offerti dalle città o da semplici cittadini. Così come la stipe votiva di Fontana Copella. Il tempio greco è sempre orientato est-ovest (come pare il tempio di Atena/Minerva), con l'ingresso aperto verso est. In questa peculiarità si differenzia nettamente dai templi romani che sono invece generalmente orientati nord-sud, per esempio la Villa dei Quattro Venti, posti su di un alto podio cui si accede mediante una scalinata da sud.

Tuttavia, allo stato attuale delle ricerche, non è possibile attribuire con assoluta certezza il Colle Monticchio, per quanto probabile,  alla divinità Atena/Minerva.

Concludendo, Giuseppe Capponi, trascrive un non chiaro e controverso passaggio del Contatore il quale recita: "Ptolomaeo: Circeium una cum delubro Circe sacro et Obscuris Minervae cavernis..."
. Dove sono queste caverne?

1. Geografia, L'Italia, Libro V, Strabone. Biblioteca Universale Rizzoli, 1988.
2. Wikipedia.
3. Lettera 14, Terracina e le Terre Pontine, 1984.
4. Immagine di antefisse e pianta del santuario tratte dal testo di Tommaso Lanzuisi.

23 maggio 2015 | agg.2

 
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