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Il Grande Buio del Circeo - Circeo: Storia, Leggenda e Patrimonio Culturale

Storia e Leggenda del Circeo
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Il Grande Buio del Circeo

di Carlo Gallone

Il grande buio del Circeo
536-555 d.C. - tra storia, silenzio delle fonti e guerra gotica".

Che cosa fu il "grande buio"

Prima di parlare del Circeo, bisogna chiarire il significato dell'espressione. Il 'grande buio' non va inteso come il nome ufficiale di un periodo storico locale, né come la prova che il promontorio sia stato distrutto, abbandonato o teatro di eventi clamorosi. È una formula interpretativa: indica un tratto di tempo nel quale la storia generale è tumultuosa, ma la voce diretta del territorio quasi scompare. In altre parole, non è il buio degli avvenimenti; è soprattutto il buio delle fonti.

Il 536, però, offre anche un'immagine più concreta e inquietante. In quegli anni il mondo mediterraneo fu investito da una grave crisi climatica, collegata dalla ricerca moderna a grandi eruzioni vulcaniche. Le cronache antiche parlano di un sole indebolito, di stagioni alterate e di raccolti compromessi; gli studi climatici hanno poi riconosciuto, tra il 536 e i decenni successivi, l'inizio della cosiddetta Piccola Età Glaciale Tardoantica. Per un territorio costiero e agricolo come quello pontino, non è necessario immaginare catastrofi locali non documentate: basta comprendere che guerra, instabilità, freddo anomalo, carestie possibili e pestilenze formavano un quadro generale di fragilità. Per il Circeo, dunque, il 'grande buio'

Per il Circeo, dunque, il 'grande buio' ha due volti. Il primo è quello materiale di un'epoca difficile, attraversata da guerre e crisi ambientali. Il secondo, più importante per lo storico, è quello documentario: tra il 536 e il 555 possediamo quasi soltanto un lampo, la citazione di Procopio. Dopo quel lampo, il promontorio torna a essere ombra, mentre la grande storia continua altrove.
Il lampo di Procopio

Nel 536 Procopio di Cesarea, storico della guerra gotica, cita il Monte Circeo non per raccontare una battaglia locale, ma per descrivere il luogo in cui i Goti si raccolsero dopo la caduta di Napoli. Il raduno avviene a Regata, presso il Decennovio e Terracina. In quel contesto Procopio apre una breve parentesi geografica: vicino a quel luogo si trova il Monte Circeo, legato alla tradizione di Odisseo e Circe. Aggiunge poi che il promontorio, spingendosi nel mare, appare come un'isola a chi lo osserva da lontano.

ἧς ἄγχιστα ὄρος τὸ Κίρκαιόν ἐστιν, οὗ τὸν Ὀδυσσέα τῇ Κίρκῃ ξυγγενέσθαι φασίν…
τὸ Κίρκαιον τοῦτο… νήσῳ ἐμφερές ἐστι
“vicinissimo a Terracina si trova il monte Circeo, dove dicono che Odisseo incontrò Circe… Questo Circeo, spingendosi molto nel mare, somiglia a un’isola. De bello Gothico / Guerra gotica, V, 11, 2–4.

Questa è la certezza più forte. Non dice che il Circeo fu assediato. Non dice che fu liberato. Non parla di abitanti, mura, villaggi o rocche. Dice però una cosa preziosa: nel pieno della guerra greco-gotica il Circeo era ancora un punto riconoscibile della geografia tirrenica, un riferimento abbastanza noto da meritare una digressione colta dentro una storia militare.

Da quel momento, per il periodo che qui interessa, il Circeo non parla più con voce propria. La guerra prosegue: Napoli, Roma, Ravenna, l'Italia centrale e meridionale diventano scenari di assedi, tradimenti, marce e battaglie. Il Circeo, invece, resta ai margini della narrazione.
Un territorio dentro la guerra, ma fuori dalla cronaca

Sarebbe sbagliato immaginare il promontorio come separato dagli eventi. Il Circeo si trovava vicino a Terracina, alla Via Appia e all'area pontina, cioè a un settore non secondario nelle comunicazioni tra Roma, la Campania e il basso Lazio. La sua posizione aveva valore naturale e strategico: mare, altura, vie di passaggio, pianura e approdi si incontravano in uno spazio ristretto. Tuttavia la vicinanza alla guerra non basta a creare una notizia certa.

Questa distinzione è essenziale. Si può dire che il Circeo appartenne al mondo sconvolto dalla guerra gotica. Si può dire che il territorio dovette risentire del clima di insicurezza, dei movimenti militari e della crisi generale dell'Italia del VI secolo. Non si può invece trasformare un'ipotesi in un fatto. Se una fonte non ci dice che una battaglia avvenne sul promontorio, quella battaglia non può entrare nella cronologia certa.
Narsete e la fine del dominio goto

Il nome di Narsete appartiene alla fase conclusiva della guerra. Generale bizantino al servizio di Giustiniano, egli guidò la grande offensiva che portò alla sconfitta definitiva degli Ostrogoti in Italia. Nel 552 vinse Totila a Tagina; nel 553 sconfisse le ultime forze gotiche guidate da Teia; nel 555, con la caduta di Conza, la dominazione gotica in Italia poteva dirsi conclusa. Questo è il quadro generale, ben attestato.

Il problema nasce quando si scende dal quadro generale al caso preciso del Circeo. Una tradizione locale attribuisce a Narsete la liberazione del territorio circeiense occupato dagli Ostrogoti. La notizia è interessante e plausibile nel contesto della riconquista bizantina, ma va trattata con prudenza: non risulta, nelle fonti primarie principali oggi richiamabili, una frase esplicita che dica che Narsete prese o liberò il Circeo. Perciò la formula corretta non è: 'Narsete liberò sicuramente il Circeo'. La formula corretta è: 'dopo le campagne di Narsete, anche l'area del Circeo dovette rientrare nell'orbita bizantina; la liberazione diretta del territorio è tradizione locale, non certezza primaria'.
La nostra opinione è che, quando le orde di Alarico nel 410 d.C. e quelle di Genserico nel 455 raggiunsero Roma, anche Terracina e il Circeo dovettero probabilmente subire devastazioni e saccheggi. Secondo Corrado Contatore (De Historia Terracinensi, 1706), furono colpiti in particolare i palazzi attribuiti a Lucullo e a Tiberio — identificabili a nostro avviso con la villa di Domiziano e la villa dei Quattro Venti — mentre il restante territorio precipitò progressivamente in una desolata e malsana regione acquitrinosa. È possibile che sul posto siano rimasti soltanto piccoli gruppi di pescatori e cacciatori, stanziati soprattutto lungo le coste e nelle aree interne del promontorio, nelle grotte o a ridosso delle antiche costruzioni romane.

Tra il 536 e il 555, quindi, il Circeo vive dentro una delle stagioni più oscure della tarda antichità italiana. Il mondo cambia padrone, gli Ostrogoti cedono ai Bizantini, il Mediterraneo conosce guerra, freddo e paura. Del promontorio, però, resta quasi soltanto un bagliore: Procopio lo vede, lo nomina, lo collega a Terracina e al mito di Circe. Poi cala il silenzio. È questo il grande buio del Circeo: non l'assenza della storia, ma l'assenza di una voce che la racconti.
Periodo storico: ALTO MEDIOEVO
Fonti essenziali

- Procopio di Cesarea, Guerra gotica, I, 11: raduno dei Goti a Regata; citazione del Decennovio, di Terracina e del Monte Circeo.
- U. Büntgen et al., Cooling and societal change during the Late Antique Little Ice Age from 536 to around 660 AD, Nature
Geoscience, 2016, DOI: 10.1038/ngeo2652.
- Treccani, voce Narsete: spedizione bizantina, vittorie su Totila e Teia, fine della dominazione gotica in Italia nel 555.
- Corrado Contatore, De Historia Terracinensi, 1706.

12 maggio 2026 | agg.2

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