Eventi amministrativi derivanti dall'annessione di San Felice al Regno d'Italia
Geom. Giuseppe Ceccarelli
Luogotenente GdF in congedo, M. Tocci
Eventi amministrativi derivanti dall'annessione
di San Felice al Regno d'Italia
di San Felice al Regno d'Italia
Premessa
Nel 1802 la Reverenda Camera Apostolica rilevò che nell'ex Feudo di San Felice nessuno apportava significativi miglioramenti ai fondi agricoli e che pochi erano i coltivatori locali, i quali sostenevano il pagamento di una semplice "risposta". L'organo di governo stabilì inoltre che il Comune dovesse essere rivitalizzato mediante un incremento della popolazione che, al contrario, tendeva a evitare il territorio del promontorio a causa della malaria e della mancanza di collegamenti terrestri con i centri abitati limitrofi situati alle pendici dei monti confinanti con le Paludi Pontine.Si riteneva altresì necessario assicurare una presenza stabile dell'amministrazione pontificia, al fine di rafforzare il controllo del confine meridionale dello Stato Ecclesiastico verso il Regno delle Due Sicilie.
Con la fine del periodo napoleonico, Papa Pio VII emanò il Motu Proprio del 6 luglio 1816, con il quale dispose, tra l'altro, la formazione di un nuovo catasto e la riorganizzazione amministrativa dello Stato Ecclesiastico. In tale contesto San Felice fu inquadrato nella Provincia di Marittima e Campagna, sotto la Delegazione di Frosinone e dipendente dal Governo Distrettuale di Terracina.
Il Governo Distrettuale di Terracina comprendeva quindici comuni suddivisi in due categorie:
Luoghi non baronali
- Terracina (abitanti 4.073)
- Piperno (abitanti 3.593)
- Sezze (abitanti 5.992)
- San Felice (abitanti 838)
Luoghi baronali
- Bassiano (abitanti 1.652)
- Cisterna (abitanti 1.763)
- Cori (abitanti 4.315)
- Giuliano (abitanti 404)
- Maenza (abitanti 1.549)
- Norma (abitanti 1.315)
- Rocca Corga (abitanti 1.749)
- Rocca Massima (abitanti 670)
- Roccasecca dei Volsci (abitanti 630)
- Sermoneta (abitanti 2.027)
- Sonnino (abitanti 2.356)
Vicende intervenute con l'insediamento del governo del Regno d'Italia
Ai fini fiscali il catasto costituiva già uno strumento fondamentale per l'applicazione della tassazione. Il catasto di San Felice era conservato in copia presso il Comune, mentre integrazioni e modifiche erano effettuate dalla Cancelleria del Censo del Distretto di Terracina.
Il neonato Regno d'Italia, man mano che annetteva nuovi territori mediante plebiscito popolare, provvedeva a riorganizzarne l'amministrazione. Anche San Felice seguì tale percorso. Il Ministero dell'Interno mantenne in funzione gran parte degli uffici già esistenti, rinominandoli e adattandone le competenze al nuovo ordinamento amministrativo.
Con il Regio Decreto n. 5903 del 9 ottobre 1870, Roma e le Provincie Romane divennero parte integrante del Regno d'Italia. Con il successivo Regio Decreto n. 5906 della stessa data fu nominato Luogotenente Generale del Re il Generale Alfonso La Marmora e furono costituite le Giunte Provvisorie di Governo per Roma e le Provincie Romane.
La Cancelleria del Censo del Distretto di Terracina divenne Agenzia delle Imposte Dirette e del Catasto di Terracina. Il personale fu confermato nei propri incarichi e rimase invariata la competenza sulla gestione del catasto di San Felice. Dal punto di vista fiscale, tuttavia, l'ufficio passò alle dipendenze dell'Intendenza di Finanza, competente anche in materia di catasto, pesi, misure e gabelle.
Tale organizzazione rispondeva all'esigenza del nuovo Stato di incrementare e razionalizzare le entrate erariali dopo i notevoli costi sostenuti per l'unificazione nazionale.
La revisione catastale
Con Decreto del 2 novembre 1870, il Luogotenente Generale del Re ordinò la ripresa dei lavori catastali avviati dallo Stato Pontificio nel 1859 e rimasti incompiuti. L'obiettivo era la revisione degli estimi catastali per garantire un'imposizione fiscale più equa, commisurata alla consistenza e alla fertilità dei fondi agricoli.
La revisione riguardava il Catasto Gregoriano, istituito nel 1835. Fu accertato che per Roma e Provincia nessuna revisione catastale era stata completata e che nessun atto definitivo era stato promulgato.
Per tale motivo, il Regio Decreto n. 6151 del 24 dicembre 1870, che approvava il regolamento provvisorio per la conservazione dei catasti dei terreni e dei fabbricati, escluse espressamente la Provincia di Roma dalla propria applicazione.
Di conseguenza, gli abitanti di San Felice continuarono temporaneamente a essere tassati secondo il sistema precedente.
Soltanto nell'ottobre 1871 fu promulgato il nuovo censimento catastale di San Felice. Esso comprendeva il primo registro catastale del Regno d'Italia relativo al Comune, denominato Registro dei Trasporti o delle Mutazioni, corredato dalle diciannove mappe particellari della Sezione Unica di San Felice, revisionate dopo il 1870 dai tecnici dell'Intendenza di Finanza.
Il nuovo impianto catastale sostituì il Catasto Gregoriano del 1835. Tuttavia, a seguito dei numerosi ricorsi presentati dai proprietari della Provincia Romana, i nuovi estimi catastali furono utilizzati per l'applicazione effettiva dei ruoli fiscali soltanto a partire dal 1883.
La denominazione di San Felice Circeo
Nel frattempo fu accolta la deliberazione del Consiglio Comunale di San Felice, allora appartenente alla Provincia di Roma.
Con Regio Decreto n. 1123 del 1° dicembre 1872, Vittorio Emanuele II autorizzò il Comune ad assumere la denominazione di "San Felice Circeo", nome che conserva tuttora.
| Periodo storico: DAL 1861 AL 1900 | ||
Fonti essenziali
- Archivio Centrale dello Stato di Roma, Fondo Ministero delle Finanze – Direzione Generale Catasto e Servizi Tecnici Erariali (1856-1925);
- Archivio di Stato di Roma (Sant'Ivo alla Sapienza), Biblioteca Alessandrina e sede Galla Placidia;
- Archivio di Stato di Latina;
- Biblioteca Nazionale Centrale di Roma;
- Biblioteca del Ministero dell'Interno.
18 giugno 2026 | agg.1