Eruzione del Vesuvio - Circeo - Storia e Leggenda

Cerca nel sito
Vai ai contenuti

Menu principale:

Eruzione del Vesuvio

Storia

Lo scrittore Plinio il Giovane, che. diciottenne,  si trovava a Miséno il 23 agosto dell'anno 79. a poca distanza dai luoghi colpiti dall'eruzione del Vesuvio, ci ha lasciato una drammatica descrizione del tragico avvenimento, nel corso del quale trovò la morte anche suo zio, Plinio il Vecchio, che, invece di fuggire, si era recato a Stabia per studiare da vicino l'impressionante fenomeno.


«Da molti giorni si sentivano accenni di terremoto; ma non era molto preoccupante, data la loro frequenza nella Campania. Quella notte divennero così intensi e frequenti, che si sarebbe detto che tutto andasse sottosopra. Mia madre si precipitò nella mia camera proprio nel momento in cui io mi alzavo per svegliar lei. Erano già le sette, e la luce ancora incerta e debole. Le case tutt'intorno crollavano, sicché, per non essere travolti dalle macerie, ci allontanammo dalla casa: una folla smarrita si accalcava in lunghe file. Usciti dall'abitato ci fermammo. Lo spettacolo era stupendo e terribile. I carri, da cui ci eravamo fatti seguire, erano spinti di qua e di là dal terremoto. Vedevamo il mare risucchiarsi in sé. come respinto dal tremito della terra. Dalla parte del monte una nube nera e spaventosa, rotta da guizzi di vapore infuocato, simili a folgore, si squarciava in lunghi getti di fiamma. E non molto dopo ecco quella nuvola calar sulla terra, e coprire il mare: avvolgere l'isola di Capri e nasconderla e togliere dalla vista il promontorio Miséno. Allora mia madre si mise a pregare, a esortare, a comandare che in qualche modo fuggissi: io potevo ben farlo, giovane com'ero; lei grave d'anni e di corpo, volentieri sì sarebbe sacrificata, pur di non essere causa della mia morte. E io a ribattere che non mi sarei salvato, se non insieme a lei; poi, strettala per mano, la costrinsi a camminare più in fretta. Obbediva a malincuore, e si rimproverava di farmi indugiare. Già incominciava a cadere della cenere, ma ancora rada. Mi voltai: una densa caligine d sovrastava alle spalle, e ci seguiva spandendosi come un torrente, sulla terra. «Lasciamo la via maestra - dissi - finché ci si vede, per non essere travolti e schiacciati nelle tenebre dalla massa dei fuggiaschi». Poi si fece notte. Non una notte senza luna o nuvolosa, ma un buio pesto, come in un luogo chiuso, senza il minimo barlume di luce. Quale angoscia udire le urla delle donne, le grida d'aiuto dei bimbi, i clamori degli uomini! Chi cercava i genitori, chi i figli, chi il coniuge; molti pregavano gli dei, ma i più dicevano che non c'erano più dei e che quella era la fine del mondo. Finalmente quella caligine, diradatasi, svanì quasi in fumo o in nebbia: e tosto il sole rifulse, scolorito tuttavia, come quando c'è un'eclissi. Tutte le cose apparivano mutate e coperte da uno strato di cenere come fosse neve.»


da Plinio il Giovane
13 gennaio 2017 | agg.1
 
Copyright 2016. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu