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La Guerra Latina - Lucio Numicio Circeiense - 340 a.Cr. Credendosi gia' sicuramente padrona del Lazio Roma comincio' ad indirizzare le sue mire verso la pianura campana. Questa era minacciata dalla potente confederazione dei Sanniti (vedere il sito), i quali, dalle montagne dell'Appennino centrale e meridionale, tendevano a scendere a valle e ad aprirsi la strada verso il Tirreno. Di buon grado quindi Roma accetto' l'offerta di alleanza fattale dalla citta' di Capua scatenando la guerra. I Sanniti furono costretti a ritirarsi sui loro monti; e Roma pote' intensificare i suoi rapporti commerciali con le ricche terre campane.
Di fronte all'espansione romana, e al suo atteggiamento sempre pił dittatoriale, insorsero dieci cittą latine: Aricia, Lanuvio, Pedo, Preneste, Tivoli, Tuscolo, Velitrae, Setia, Signia e Circei, le quali chiedevano la parificazione con i cittadini romani, la rappresentanza in Senato e la nomina di uno dei due consoli che reggevano l'esercito. Circei, nella rivolta, vi ebbe un ruolo di primo piano, infatti uno dei due comandanti della Lega Latina era un suo cittadino: Lucio Numicio Circeiense.
La guerra civile durò tre lunghi anni, drammatici e terribili (340-338). All'inizio i Latini riuscirono a trarre dalla loro parte Capua, i Sidicini e gli Aurunci, che avevano già stipulato un trattato con Roma e la Lega. Delle singole azioni di guerra si hanno scarse notizie; probabilmente; una battaglia decisiva fu combattuta presso il Vesuvio, dove i Latini e i loro alleati subirono una irreparabile sconfitta. La Lega Latina venne dissolta e una gran parte delle città latine dovette espiare la defezione con la perdita dell'indipendenza, mentre il loro territorio fu annesso all'ager Romanus. Ecco il racconto di Giuseppe Capponi (1856):"I due Pretori de' Latini in quel tempo erano Lucio Annio da Sezze, e Lucio Numicio da Circello, ambedue di quei coloni Romani, i quali fattisi promotori della liberta', avevano istigati a prendere le armi oltre i Latini e le colonie Romane, anche i Volsci. Citati a Roma per render conto della loro condotta, mentre il Senati instava volendo che richiamassero dal Sannio le loro truppe, risposero con una arroganza senza pari: imperciocche' dissero, che dovevansi proporre condizioni di pace giuste, e convenienti ad ambedue le parti; che di due Consoli ne volevano essi uno Romano e l'altro Latino; che l'equita' esiggeva che il corpo de' Senatori si componesse di soggetti scelti tanto del'una, quanto dell'altra nazione... Si dichiaro' dunque la guerra ai Latini con pieno consentimento di tutto il popolo Romano, e si diede la battaglia non lontano dalle falde del monte Vesuvio. Fu grande il furore dall'una parte e dall'altra, e lugo tempo stette indecisa la sorte, che in fine diede ai Romani una compiuta vittoria... Numicio Circellese pero', il comandante generale dei Latini uomo di molto coraggio, non ismarito punto dalla ricevuta sconfitta, con lettere artificiose e fallaci, inganno' i Volsci e i Latini sul vero stato delle cose, e riuscitogli con questo mezzo di fare in fretta una tumultuaria leva di gente, si porto' a Trifano fra Sinuessa e Minturno. Venuto il Console Torquato ad attaccarlo lo debello'; ed i Latini tutti si arresero a patti, obbligati in pena a pardere una porzione del territorio."
nota: immagini tratte e rielaborate dal Grande Libro di Roma di Roberto Bosi. (rev.4 29/08/02) |
