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396 a.Cr. Caduta della città etrusca di Veio

Tomba delle Anatre
La più antica tomba dipinta di tutta l'Italia rinvenuta a Veio nel 1958.

Veio era una delle più ricche e famose città dell'Etruria. Le fonti antiche insistevano nel sottolineare l'ampiezza e la ricchezza del suo territorio, collocato in posizione strategica lungo la riva occidentale del Tevere, a soli 20 km da Roma.

La rivalità fra le due potenti città era antichissima, e va probabilmente collegata con i rispettivi tentativi di controllare le saline presso la foce del Tevere e, di conseguenza, il commercio del sale, prodotto vitale nell'economia delle società antiche. Scaramucce militari e attacchi di frontiera dovettero essere, fin da epoche assai antiche, all'ordine del giorno, tanto è vero che la prima guerra contro i veienti viene fatta risalire al principato di Romolo.

L'ultimo capitolo della saga tra Roma e Veio viene tramandato dalle fonti con grande dovizia di particolari e un tono altamente epico. Non tutti i dati della tradizione sembrano degni di fede; tuttavia, sfrondando il racconto dei particolari sospetti, ne traspare chiaramente il sostrato storico. Nel 406 a.C., immediatamente dopo lo scadere della pace ventennale stipulata con Veio, le ostilità tra le due città si rinnovarono.

I romani, che avevano ripreso vigore dopo le vittoriose campagne contro i volsci, erano seriamente intenzionati a liberarsi, una volta per tutte, di quella spina nel fianco. Per la prima volta, invece di attendere le iniziative nemiche e limitarsi a respingere i loro attacchi, portarono un esercito sin sotto le mura di Veio e vi posero assedio.

La conquista della città non fu un'operazione semplice perché gli assedianti mostrarono fin dalle prime battute una tenace resistenza, trasformando le operazioni in una lunga ed estenuante guerra di posizione. Nonostante le ripetute richieste di aiuto, nessuna delle città etrusche ando' in soccorso della città assediata, sia per mancanza di un sentimento di coesione nazionale, sia perché non si era ancora pienamente compreso il pericolo della formazione della potenza di Roma.

Solo i capenati e i falisci, popolazioni di stirpe latina ma legate agli etruschi sul piano politico, temendo che la disfatta di Veio avrebbe travolto anche loro, inviarono due eserciti a difesa della città. Più volte i veienti tentarono di rompere l'assedio con l'aiuto degli alleati, ma altrettante volte i romani riuscirono a respingere le sortite nemiche e a mantenere intatte le proprie postazioni.

Questa guerra di logoramento era destinata a prolungarsi per un tempo infinito e se i romani non avessero conquistato Veio in tempi brevi, l'arrivo dei galli a Roma avrebbe potuto capovolgere le sorti della guerra, a favore di Veio.

Nel 396 a.C., la libertà di Veio fini' per sempre, ma la città non scomparve del tutto, come invece pretendono le fonti romane.


Veio

Antica città etrusca, situata a 17 km a nord-ovest di Roma, presso Villa Farnese. Sviluppatasi fra il IX e l'VIII secolo a.C., raggiunse il massimo splendore durante l'età arcaica (VI secolo a.C.); nel secolo successivo iniziò per la città una lenta decadenza, sia per la crescita della rivale Cerveteri, sia per gli scontri continui con Roma, da cui venne conquistata e distrutta nel 396 a.C., a opera di Marco Furio Camillo. Ricostruita sotto Cesare e Augusto come municipio (seconda metà del I secolo a.C.), si spopolò a partire dalla metà del II secolo d.C., fino a essere del tutto abbandonata. Della città rimangono scarsi resti archeologici, mentre è importante il tempio in località Portonaccio, che era ornato da grandi statue in terracotta, fra cui l'Apollo di Veio (Roma, Museo di Villa Giulia). Vaste e ricche sono le necropoli che circondano la città, fra cui quelle di cultura villanoviana.

 

Marco Furio Camillo

Camillo, Marco Furio (? 445 ca. a.C. - Roma 365 a.C.), politico e condottiero romano, chiamato il "secondo fondatore di Roma" per averla liberata dai galli di Brenno. Come per molti personaggi della prima storia romana, la sua biografia contiene palesi elementi leggendari. È certo che nel 403 a.C. fu censore, tribuno militare e nel 396 a.C. dittatore. Guidò l'esercito alla conquista di Veio (396) e di Falerii (394). Accusato forse di peculato, venne esiliato ad Ardea. Fu protagonista della cacciata dei galli da Roma nel 390 a.C. e l'anno seguente vinse i volsci, gli equi e gli etruschi. Non corrispondono probabilmente alla realtà le notizie riguardanti il suo intervento presso i patrizi perché accettassero alcune leggi favorevoli alla plebe.

(rev.1 17/04/05)

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