I trattati con Cartagine
I
contatti e legami fra Romani e Cartaginesi sono documentati dal primo
trattato fra Roma e Cartagine ricordato e riportato in sintesi da
Polibio (III,22) che lo data ai primi anni della Repubblica, circa
509 o 508 a.Cr.
L'autenticità della cronologia
arcaica di questo protocollo, già messa in dubbio, e' ormai
fuori discussione per la stragrande maggioranza degli studiosi. La
sua attribuzione a Tarquinio il Superbo sembra la più consona
alla politica espansionistica del sovrano. Di fatto Roma che dalle
sue modeste origini da poco si era affermata alla storia dell'Italia
centrale tirrenica veniva ora a colloquio, attraverso uno strumento
diplomatico formalmente paritetico, con una delle meggiori potenze
del mondo mediterraneo.
Le limitazioni e le preclusioni alla
navigazione e alle attivita' commerciali romane, che hanno il sapore
di clausole imposte da Cartagine per prevenire improbabili imprese
di Roma arcaica nei mari d'occidente, come si può vedere nella
mappa, consistevano in tre zone:
A - zona a regime commerciale
paritario;
B - zona a regime limitato;
C - zona preclusa alla navigazione.
Gli accordi specifici riguardanti Roma
hanno un carattere difensivo rispetto a possibili iniziative cartaginesi,
che, se citate, evidentemente debbono presumersi attuate o tentate.
Si recita esplicitamente che i Cartaginesi debbono astenersi dal dar
danno ad Ardea, ad Anzio, ai Laurentini, a Circei, a Terracina e a
tutti gli altri Latini soggetti a Roma, evitando anche tutte le città
dei latini non soggetti a Roma.
Seguirono altri tre trattati come conseguenza
dell'espansione romana prima nel Lazio poi nell'Italia meridionale.
Nel secondo (348 a.Cr.) si ribadiscono piu' o meno le stesse clausole,
ma accanto a Cartagine compaiono anche i popoli di Utica e di Tiro.
Il terzo trattato (306 a.Cr.) ribadisce i due precedenti con la novità
del riconoscimento cartaginese per l'ingerenza romana nell'Italia
meridionale. Il quarto trattato (279 a.Cr.), quando Pirro incombe
ad Anagni e Cinea propone la pace al Senato, vuole evitare che i Romani
concludano una pace separata con l'Epirota.
III 22.
Il primo trattato fra Romani e Cartaginesi fu concluso dunque ai tempi
di Lucio Giunio Bruto e Marco Orazio, i primi consoli in carica dopo
la cacciata dei re, quelli che consacrarono il tempio di Giove Capitolino
(509-598 a.Cr.). Ciò avvenne ventotto anni prima del passaggio di
Serse in Grecia. Trascrivo più sotto il testo del trattato che ho
cercato di interpretare con la maggiore esattezza possibile; ma tanta
differenza intercorre fra la lingua arcaica dei Romani e quella attuale,
che solo specialisti esperti, dopo attento esame, riescono a stento
a capirne qualche cosa. Il testo del trattato suona circa così: "A
queste condizioni vi sarà amicizia fra i Romani e i loro alleati con
i Cartaginesi e i loro alleati: né i Romani né gli alleati dei Romani
navighino oltre il promontorio detto Calos, a meno che non vi siano
costretti da un fortunale o dall'inseguimento dei nemici. Chi vi sia
stato costretto a forza, non faccia acquisti sul mercato, né prenda
il alcun modo più di quanto gli sia indispensabile per rifornire la
nave o celebrare i sacrifici e si allontani entro cinque giorni. I
trattati commerciali non abbiano valore giuridico se non siano stati
conclusi alla presenza di un banditore o di uno scrivano. Delle merci
vendute alla presenza di questi, il venditore abbia garantito il prezzo
dallo stato, se il commercio è stato concluso nell'Africa settentrionale
o in Sardegna. Qualora un Romano venga nella parte della Sicilia in
possesso dei Cartaginesi, goda di parità di diritti con gli altri.
I Cartaginesi a loro volta non facciano alcun torto alle popolazioni
di Ardea, di Anzio, di Laurento, di Circeo, di Terracina, né di alcun'altra
città dei Latini soggetta a Roma: si astengano pure dal toccare le
città dei Latini non soggetti ai Romani e qualora si impadroniscano
di alcuna fra esse, la restituiscano intatta ai Romani. Non costruiscano
in territorio latino fortezza alcuna: qualora mettano piede nel paese
in assetto di guerra, è loro proibito passarvi la notte".
III 24. Dopo questo fu stipulato un
altro trattato, nel quale i Cartaginesi inclusero Tiro (348 a.Cr.),
e gli Uticensi aggiunsero al promontorio di Calos Mastia e Tarseio.
(omissis) Di nuovo anche in questo trattato… (si proibisce) ai Cartaginesi
di recar danno agli Ardeati, agli Anzianti, ai Circeiensi, ai Terracinesi.
Sono queste le città costiere del territorio latino in difesa del
quale è concluso il patto. (Polibio)
nota: mappa tratta e rielaborata dal
testo di M.Pallottino Origini e storia primitiva di Roma.
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Roma diventa una repubblica
A Roma fra il VI e il V secolo a.Cr. ebbe termine
il potere dei re e si formo' un nuovo tipo di stato, la repubblica.
Come avvenne tale trasformazione?
Non si sa con precisione. Diversi studiosi sotengono che si
tratto' di un'evoluzione graduale. Lo storico romano Tito Livio,
invece, afferma che il cambiamento avvenne in forma violenta,
attraverso una rivolta popolare, che sarebbe scoppiata a Roma,
nel 509 a.Cr.; esasperati dall'oppressione e dalle prepotenze
di Tarquinio il Superbo, i Romani si sarebbero sollevati, cacciando
il re e affidando il potere a due magistrati liberamente eletti,
Bruto e Collatino, con il titolo di consoli.
Una cosa comunque appare certa: lo Stato repubblicano si presento'
con caratteri diversi rispetto a quello monarchico. La differenza
piu' evidente era questa: nella repubblica i poteri di governo
erano assai meno autoritari che nella monarchia, in quanto erano
sottoposti a molti controlli e limitazioni, con il vantaggio,
per i cittadini, di essere piu' liberi e meglio protetti da
possibili errori, abusi ed ingiustizie.
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Le relazioni fra Roma e Cartagine
Da parecchi secoli, oramai Cartagine aveva la
supremazia nel bacino del Mediterraneo. La zona di influenza
della grande citta' fenicia si estendeva dall'odierna Tunisi
lungo la costa dell'Africa settentrionale, a oriente sino alla
Gran Sirte, a occidente fino allo stretto di Gibilterra; inoltre
i Cartaginesi possedevano una serie di basi sulla costa della
Spagna meridionale e in Sardegna, e parimenti dominavano la
Sicilia occidentale con le fortificazioni di Lilibeo e di Panormo
(Palermo). I responsabili della politica cartaginese intendevano
controllare da questi possedimenti con l'aiuto della flotta
la navigazione nel Mediterraneo e garantire i viaggi dei loro
mercanti. Da quando le zone di influenza erano state definite
con un trattato, le relazioni fra Roma e Cartagine erano rimaste
buone fino al III secolo e durante la guerra di Pirro erano
addirittura sfociate in un'alleanza.
Wilhelm Hoffmann

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(rev.3 06/09/02)
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