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Cicerone approda al Circeo

CiceroneConcluso un accordo politico tra Ottaviano, Antonio e Lepido che costituì il secondo triunvirato, s’instaurò una spietata persecuzione nei confronti dei nemici politici. Uno dei colpiti fu Cicerone, che sperava nel ritorno delle libertà dopo la morte di Giulio Cesare.

Costretto a fuggire, (Plutarco 47-48) Cicerone portato ad Astura e trovata subito una nave, vi salì sopra e andò rasentando le coste fino al Circeo; e qui, volendo i marinai subito dar vela, egli scese a terra, o per paura del mare o perché non disperava del tutto della fede di Ottaviano, e cammino' per terra oltre ad otto miglia entro il territorio di Circei; poi ancora incerto scese di nuovo al mare, dove si fermo' la notte in gravi pensieri. Era nelle sue intenzioni, come sembra, raggiungere Ottaviano, per tentare una possibilità di salvezza.

Lo distolse da questo proposito però il pensiero che se fosse stato sorpreso per via non avrebbe potuto evitare gravi tormenti. Quindi risolse di affidarsi agli schiavi (di Circei?), che lo condussero a Gaeta dove aveva dei possedimenti e una villa. Cicerone sbarco' a si ritiro' in casa per riposarsi. Il giorno successivo si offrì con l’animo sereno del saggio al pugnale dei sicari: il centurione Erennio e il tribuno Popilio, che pure un tempo era stato difeso da Cicerone. Testa e mani recise furono recate ad Antonio, contro il quale aveva scritto le Filippiche. Antonio le fece esporre nei rostri sul foro.


Marco Tullio Cicerone

(Arpino 106 a.C. - Formia 43 a.C.), oratore, uomo politico e scrittore latino. Nacque in una famiglia ricca e influente dell'ordine equestre, fu avviato agli studi di retorica, diritto e filosofia, prima a Roma e in seguito ad Atene, a Rodi e a Smirne. Ritornato in patria nel 77 a.C., intraprese la carriera politica, che lo avrebbe portato a essere questore (75 a.C.), senatore (74 a.C.), edile curule (69 a.C.), pretore (66 a.C.) e console (63 a.C.).
A quest'ultima carica Cicerone arrivò grazie all'appoggio dei patrizi che diffidavano dell'altro aspirante, l'aristocratico Lucio Sergio Catilina. Questi, sconfitto anche l'anno successivo (62 a.C.), organizzò una vasta congiura, appoggiandosi soprattutto sugli aristocratici decaduti, sui veterani di Silla e sui proprietari terrieri cui erano stati confiscati i beni. Cicerone, che riuscì a produrre in senato le prove della congiura, fece arrestare e giustiziare alcuni cospiratori, tutti uomini di spicco a Roma. Ma lo stesso comportamento di Cicerone, che agì affrettamente e senza aver garantito agli accusati un equo processo, venne condannato e gli costò l'esilio in Macedonia (58 a.C.); da cui un anno dopo riuscì a tornare a Roma grazie all'aiuto di Pompeo.
Costretto a restare lontano dalla vita politica dal triumvirato di Pompeo, Cesare e Crasso, Cicerone si dedicò alla letteratura fino al 51 a.C., quando accettò la carica di proconsole in Cilicia (Asia Minore). Di nuovo a Roma nel 50, affiancò Pompeo, diventato nel frattempo nemico di Cesare. La sconfitta dei sostenitori di Pompeo a Farsalo (48 a.C.) lo convinse a venire a patti con Cesare, che gli perdonò la passata ostilità. Per qualche anno, fino all'uccisione di Cesare (44 a.C.), Cicerone rimase assente dalla scena politica, dedicandosi agli studi filosofici e alla letteratura. Nel conflitto che si accese tra il figlio adottivo di Cesare, Caio Ottaviano (che sarebbe stato insignito del titolo di Augusto) e Marco Antonio, Cicerone si schierò dalla parte del primo, ma la temporanea riconciliazione dei due nemici segnò la sua fine. Ottaviano non si oppose alla decisione di Antonio di inserirlo nelle liste di proscrizione. Catturato presso Formia, Cicerone venne giustiziato come nemico dello stato (43 a.C.).

 

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L'opera di Cicerone comprende 58 orazioni (altre 48 sono andate perdute), che riguardano la sua attività di magistrato e di uomo politico, caratterizzate da una prosa ricca e fluida che unisce chiarezza ed eloquenza. Le più note sono In Catilinam (I-IV) e le Philippicae (I-XIV) contro Antonio. Nelle opere di retorica, quali il De oratore, il Brutus, l'Orator, Cicerone passò in rassegna i diversi stili, il grandioso, il semplice e l'intermedio.
Nel corso della sua vita si dedicò saltuariamente agli studi filosofici, ma dopo la morte della figlia Tullia (45 a.C.) la speculazione etica, che si ispirava alle grandi scuole della filosofia greca del tempo (stoica, epicurea, accademica), divenne il suo maggiore interesse. Tra le principali opere di contenuto filosofico, De republica, sullo stato e la migliore forma di governo, De finibus bonorum et malorum, De legibus, sulla natura religiosa e naturale delle leggi, De officiis (Sui doveri) di ispirazione stoica, De natura deorum, Laelius de amicitia, Cato Maior de senectute.
Importantissime, perché informano sulla vita privata e pubblica di Cicerone e al tempo stesso forniscono uno spaccato della vita del tempo, sono le oltre 900 Epistole indirizzate agli amici, ai familiari, ai politici e agli intellettuali suoi contemporanei. Con la sua prosa duttile, che sa essere magniloquente senza riuscire oscura, ed è in grado di trattare temi assai diversi - dalle minuzie quotidiane alle questioni etiche, dalle argomentazioni filosofiche alle sottigliezze giuridiche e all'invettiva politica - Cicerone stabilì i canoni della lingua colta ed ebbe un'immensa influenza sugli scrittori dei secoli successivi, fino a Petrarca e alla letteratura del Rinascimento.

da Enciclopedia Microsoft Encarta(c)

 

 

(rev.4 30/08/02)

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