Come al Circeo cosí a Giza... e il problema della data

La lettura di queste straordinarie osservazioni di Evelino Leonardi ("pietre colossali all'esterno perfettamente levigate"… come sono anche i più grandi blocchi che compongono la Grande Piramide d'Egitto: esisteva dunque un legame stretto tra chi ha eretto quelle colossali costruzioni in Italia al Circeo e chi ha edificato i ciclopici monumenti della Piana di Giza?) mi ha convinto a fare una lunga e approfondita escursione, in una caldissima giornata dello scorso maggio, proprio nell'area in cui quelle mura sono state edificate. Si tratta di un luogo che è già ritornato "all'onore delle cronache" fra gli appassionati di "Archeologia Mysteriosa" qualche tempo fa per un servizio realizzato da Luca Venchiarutti per la rubrica "Misteri Italiani" del programma televisivo "Stargate" una trasmissione andata in onda il 3 dicembre del 2000, nel corso della quale, da più parti, è stata prospettata una possibile analogia fra le mura dell'acropoli del centro pontino e quelle di alcuni famosi siti precolombiani dell'America Latina, in particolare del Perù.

Mura che, come mi ha ricordato Carlo Gallone, responsabile del sito che all'argomento dedica un'approfondita analisi tecnica, sarebbero state costruite, secondo il docente di Topografia Romana Giuseppe Lugli, intorno al 393 a.Cr. una datazione che però da sempre ha suscitato interrogativi e moltissimi dubbi, al di là delle già ricordate analogie stilistiche riscontrate, come va evidenziato, non solo in tempi recenti, con alcune costruzioni del Sud America, visto che già alla metà del diciannovesimo secolo Petit Radael, membro dell'Istituto Reale di Francia e dell'Accademia di Torino, nonché amministratore della Biblioteca Mazarine, nel suo volume "Ricerche sui Monumenti Ciclopici" riportò una valutazione decisamente diversa che, perlomeno in un certo senso, potrebbe suonare come una conferma di quanto sostenuto da Leonardi, da Ettore Cipollato e... da me.

Infatti, Louis Petit Radael, nella parte terza della sua ricerca, pubblicata a Parigi nel 1841, ricorda come l'ingegnere M. Grongnet nel giugno del 1833, mentre si trovava a Malta, gli avesse scritto per informarlo della convinzione, maturata dopo una prolungata fase di riflessione che aveva fatto seguito ad alcune accurate esplorazioni "in loco", che "le fondamenta ancora esistenti di imponenti costruzioni presenti sul monte sarebbero potute essere più remote delle colonne pelasgiche dell'acropoli". L'ingegnere francese concludeva la sua lettera sostenendo che tali fondamenta, su quali basi Petit Radael però non lo riporta, fossero molto probabilmente precedenti al Diluvio suggerendo con tale espressione, di forte impatto emotivo, un'antichità estrema perlomeno per una parte del complesso monumentale.

In tempi più recenti, lo studioso Corrado Sampieri, nel saggio "Acropoli di Circei", pubblicato nel giugno del 1990, ha rilanciato la tesi dell'origine pelasgica di quel sito avanzando come possibile data per la sua edificazione pur "in mancanza di probanti reperti archeologici" e "in assenza di documenti scritti" il periodo che va dal tredicesimo al dodicesimo secolo prima di Cristo. E' un'ipotesi simile a quella avanzata inizialmente proprio da Louis Petit Radael nell'aprile del 1801 alla "Classe di Letteratura e delle Belle Arti" dell'istituto Nazionale di Francia. Ma, secondo altri, le mura ciclopiche del Circeo sarebbero di molto più antiche: c'è chi le colloca addirittura nel 5.000 prima di Cristo o perfino verso il 9.500 a.Cr., le due date più probabili, perlomeno dal punto di vista geologico, per lo sprofondamento in mare di gran parte di quella regione italiana. E siccome le mura oggi rimaste sul Circeo sono saio un pezzo di tutte quelle finite sott'acqua, è ovvio che tali colossali costruzioni megalitiche esistevano da prima di quell'immane catastrofe...