Il grande vulcano
spaccato e gli uomini giganteschi del Circeo
Sono idee assurde
queste espresse da Evelino Leonardi? Sinceramente, non Io credo. Certo,
ritengo poco probabile che proprio lì, allargo del Circeo, ci potesse
essere quel perduto continente di Atlantide del quale ci ha parlato
Platone. Ma non ritengo per nulla impossibile, invece, che lì ci fosse
comunque una grande distesa di terra, una landa abitata e civilizzata,
che poi un giorno, per un cataclisma improvviso, è sprofondata quasi
tutta nel mare: gli elementi che il Leonardi porta a sostegno di questa
parte della sua tesi non mi paiono infatti per niente banali o campati
in aria, e guardando oggi una precisa e accurata carta nautica mi
sembra difficile dare torto a quel ricercatore.
Ma, con ogni probabilità, il centro
del "Mystero" , per Evelino Leonardi, colpito improvvisamente negli
anni Quaranta del ventesimo secolo da una totale "dannatio memoris",
probabilmente era un altro, come possiamo dedurre da questo stralcio
tratto dal quattordicesimo capitolo di quel suo fondamentale libro:
"Colui che svolge i suoi passi per le alte pendici del Circeo a picco
sul mare, oltre passando il promontorio di Venere, trova ad un certo
punto un ampio semicerchio di rocce che è visibilmente il mezzo cratere
di un vulcano essendo l'altra metà precipitata nel mare con l'isola
di &heria. Si vedono le colate di lava che hanno infuso e inglobato
sabbie e detriti scendendo fino al mare; la valle prossima si chiama
Valle Caduta e più avanti è il cosiddetto Precipizio cioè una roccia
alta circa quattrocento metri a pare te liscia a picco sul mare.
"Questa segna il punto di frattura
della terra sprofondata; e la flora di questa roccia è la stessa dell'isola
di Palmarola antistante. "I marinai affermano di vedere,in giornate
di acqua serena in fondo al mare, una specie di grande recinto che
essi chiamano il 'quadro'...
"A destra di chi guarda il cratere si vede il perimetro rettangolare
di mura poligonali che sono tra le più grandi e meravigliose del mondo
in Italia si contano oltre quattrocento di questi monumenti..
"Queste costruzioni furono dette anche 'Saturnie', secondo quanto
riporta Ovi.dio nella sua opera 'Aurea prima Saturni aetas'.
"Secondo Euripide ed Esiodo, i Ciclopi erano figli del cielo (semidèi)
e fratelli di Saturno
Affettasse ferunt
regnum coeleste
Qigantes!
Atque congestos
estruisse
ad sidera montes!
"La questione di queste mura ciclopiche
non è mai stata affrontata ed è una delle tante che gli uomini hanno
abbandonato per omaggio al mondo moderno.
"Si teme di trovarci umiliati al confronto di queste opere colossali!
"A quale ufficio erano destinati questi recinti ciclopici?
"Per quanto riguarda il Circeo, siccome il perimetro è quadrato e
perfettamente rilevabile, si può avere una superficie di 2.250 metri
quadri.
"Essendo così modesta, si esclude a priori che possa aver contenuto
un abitato anche in capanne.
"La popolazione ivi contenuta sarebbe stata insufficiente alla necessità
della mano d'opera necessaria per costruire il recinto.
"Si può supporre che questo fosse una specie di terrazza dove si mettevano
a seccare e conservare le messi e dove si facevano i riti religiosi.
"Ciò è verosimile.
"Ma non si comprenderebbe il perché di questa grandiosità di costruzioni
per finì così modesti.
"Neanche la necessità di porre al riparo le provviste per il cibo
degli uomini e il culto degli Dèi dagli assalti dei nemici e delle
fiere, può giustificare questo immane lavoro.
"Se non era nel recinto l'abitato di coloro che hanno costruito le
mura ciclopiche, dove erano le loro dimore?
'Erano sotterranee?
"E se così non fosse, bisognerebbe supporle al di fuori delle mura,
e cioè nell'isola di Scheria, sommersa dove era il centro di questo
grande popolo.
"Ma la parte più misteriosa consiste nel sapere per quali mezzi meccanici
o per quali potenze occulte si rese possibile il trasporto e la messa
in opera di questi grandi massi del peso di qualche tonnellata ognuno;
a meno che non si voglia pensare che uomini giganteschi li maneggiassero,
come fanno i nostri muratori con i mattoni.
"Infine una terza considerazione sorge dal fatto che queste pie tre
colossali sono all'esterno perfettamente levigate, il che mentre depone
per una vera opera d'arte (di cui non avrebbe avuto bisogno un semplice
riparo di difesa) ci riempie di stupore sui mezzi adoperati per ottenere
un così perfetto e uniforme risultato."