L'Antico Egitto fu un dono del Circeo?

Il promontorio del Circeo: ultimo avanzo di un'ampia terra sprofondata?

Il geniale popolo guidato dai Faraoni sarebbe stato costituito dai discendenti di una parte di quelle remotissime ma evolute genti italiche che, quando una parte della terra che loro abitavano venne squassata da maremoti, da esplosioni vulcaniche e poi coperta dalle acque, dopo essersi faticosamente salvati decisero di emigrare verso luoghi più sicuri, scegliendo appunto quale loro nuova dimora la fertile valle del Nilo?

Questa è la nuova, audace tesi che emerge da un interessante lavoro di ricerca storica e protostorica svolto da uno studioso romano, Evelino Leonardi, del quale oggi si sono tutti dimenticati. Ma il suo lavoro, sintetizzato in un libro intitolato "L'Origine dell'Uomo", merita di essere riesaminato, perché contiene molti elementi che sembrano davvero interessanti. Ma partiamo dal principio.

Dunque, il Monte Circeo, al confine tra il Lazio e la Campania, è oggi uno dei luoghi preferiti di vacanza dei romani, mentre nel passato remoto sarebbe stato uno tra i maggiori rilievi di una vasta area, oggi parzialmente sommersa, che si sarebbe estesa, per decine di migliaia di anni, a partire dall'attuale linea di costa verso ovest di quest'arcaica regione emersa avrebbero fatto parte, oltre all'arcipelago puntino e a quello toscano, da una parte la Sardegna e la Corsica e dall'altra le isole di Ischia e di Procida.

Proprio qui, in quest'ampia zona oggi scomparsa in gran parte sotto i flutti del mare, si sarebbe sviluppata, in epoca remotissima, una delle prime civiltà che, in particolare dopo la sua fine traumatica, avrebbe influenzato le culture formatesi sull'isola di Malta, in Egitto e successivamente in Grecia e nell'Italia centro-meridionale.

In questo territorio, per una serie di eventi di natura geofisica, sarebbe nata una venerazione verso il picco più alto del Circeo, cima che, come dimostra la sua conformazione geologica di resegone a grandi scaglioni, in quel periodo avrebbe raggiunto addirittura i mille metri di altezza. Venerazione o culto le cui influenze sarebbero sopravvissute nel tempo per riemergere in seguito, nella figura di Poseidone, Nettuno per i Romani, non a caso rappresentato sempre con il ginocchio piegato, come sembra essere proprio la punta di quell'isolato rilievo del Lazio meridionale che "si presenta sagomata tipo una colossale figura umana col ginocchio piegato".

Contemporaneamente, parte dell'attuale pianura pontina sarebbe stata sott'acqua, come avrebbero dimostrato i rilievi fatti da G. B. Brocchi, nella prima metà del diciannovesimo secolo, di incrostazioni di molluschi Litodomi rimasti impressi su rocce ad alcuni chilometri dalla costa nella zona tra Terracina e Pontinia.

Probabilmente, giusto per fare un esempio su quella che sarebbe potuta essere la conformazione di quel territorio circa 12.000 anni fa, la collina su cui sorge attualmente il centro di Priverno, attualmente situata nell'entroterra alla distanza di una ventina di chilometri dalla riva del mare, in quell'epoca era invece un'isola.