Il basso Lazio, dono di Atlandite?

di Gianluigi Proia e Luigi Cozzi
da Mystero n.33 di febbraio 2003
Mondo Ignoto SrL

Non è dunque necessario andare sulle Ande in Sud America o tra le sabbie dell'Egitto per cercare le prove dell'esistenza in un remoto passato di una civiltà perduta; e anche Stonehenge può aspettare. Se volete infatti scoprire le tracce di un'ignota civiltà megalitica, basta infatti fare appena pochi chilometri oltre Roma, sino alla Ciociaria o al Circeo, e lì infatti potrete vedere e perfino toccare con mano tutti i luoghi del mystero che più mysteriosi di così davvero non potrebbero essere! Atlantide,. .Tirrenide.. .un antico continente perduto di cui il Circeo sarebbe l'ultimo resto ancora al di sopra delle acque...

Le rovine di tutto questo sarebbe ancora lì, in quella zona del Basso Lazio. E così, per approfondire ulteriormente quest'affascinante mystero, come abbiamo già detto prima, qualche mese fa siamo andati anche a parlare di persona con Giorgio Copiz, per parlare direttamente con lui alfine di saperne di più su quello straordinario progetto di pianificazione del territorio su modello stellare attuato qui nel Lazio da popoli sconosciuti in un era remotissima, un progetto comprovato anche dal posizionamento delle numerose "mura ciclopiche" e che rassomiglia davvero molto a quello effettuato in Egitto (e svelato per la prima volta nel 1994 da Robert Bauval e Adrian Gilbert nel loro libro "Il mistero di Orione") con la corrispondenza tra le tre piramidi e le stelle principali della Cintura di Orione.

E allora, incontrando Copiz, come prima cosa gli abbiamo chiesto proprio quali rapporti esistono secondo lui tra le sue teorie e quelle avanzate nel "Mystero di Orione" da Bauval & Gilbert. Questa è stata la sua risposta: "In entrambi i casi direi che ci troviamo di fronte a delle pure constatazioni che non a delle semplici teorie. Infatti, e in modo assolutamente inequivocabile, sia le località 'saturnie' del Basso Lazio e delle località circonvicine, sia le piramidi della Piana di Giza in Egitto sono state tutte ubicate in base agli schemi di alcune costellazioni. E' indubbio infatti che questo sia avvenuto. Ma io, nelle mie numerose pubblicazioni, mi astengo comunque sempre e volutamente dall'esporre una qualche teoria sul perché, sul come e sul quando ciò si sia verificato. Riporto, invece, alcune osservazioni di certi studiosi che, pur non avendo constatato personalmente delle pianificazioni territoriali su modello stellare, avevano tuttavia intuito tale eventualità cercando anche di interpretarne le possibili motivazioni.

"Questa mia scoperta risale a circa quindici anni fa (ed è quindi ben anteriore alle osservazioni archeoastronomiche di Bauval e Gilbert) e già all'epoca suscitò parecchia attenzione sui quotidiani e sulla stampa locale della zona di Latina e di Frosinone: un interesse che portò poi l'Amministrazione Provinciale di Frosinone nel 1988 a finanziarmi una ricerca più articolata che mi ha quindi permesso di documentare adeguatamente quanto avevo inizialmente rilevato.

"Da allora ho continuato a occuparmi dell'argomento e ho accolto con piacere l'uscita del libro di Gilbert &Bauval che ha riscontrato nella posizione delle piramidi d'Egitto lo stesso allineamento edifici/costellazioni che io avevo già rilevato qui nel Lazio. "Ma perché gli antichi crearono quest'equivalenza tra le loro città, i templi, le piramidi e gli astri? Ecco, onestamente, malgrado questi miei sedici anni ininterrotti di ricerche e di attenta analisi di migliaia di pubblicazioni di ogni genere, io non credo ancora di essere in grado di proporre una teoria che ci permetta di individuare chi, e quando, abbia deciso, programmato e attuato questa 'pianificazione'.

"Al momento posso dire soltanto che, con molta probabilità, diverse migliaia di anni fa si è sviluppata una specie di 'religione' stellare le cui tracce sono rintracciabili fino al dodicesimo secolo, come pare pressoché certo osservando la pianta della disposizione di alcune delle più famose cattedrali gotiche francesi, tipo quella di Chartres. "Si trattava quasi certamente di un culto sorto forse come conseguenza di una non più corretta interpretazione di antichissime conoscenze (che non mi sbilancio a definire 'scientifiche' nel senso moderno della parola), le quali, in qualche modo, furono patrimonio, se non di tutta, almeno di una parte della più remota umanità. "Troppi indizi infatti, almeno a mio parere, confermano che in un'epoca remota, a cavallo della fine dell'ultima glaciazione, si sia manifestata una civiltà assai avanzata. "Alcuni ritengono che si sia sviluppata in seguito a contatti con esseri intelligenti di provenienza extraterrestre, altri che sia stata dovuta a un'evoluzione locale, provocata da una serie di coincidenze, in notevole anticipo sul resto del pianeta.

"Una civiltà la cui esistenza è stata tramandata da numerosi miti e leggende e, soprattutto, dal racconto che ci ha trasmesso il filosofo greco Platone su Atlantide. "E' difficile propendere per l'una o l'altra ipotesi, anche perché ci vuole un certo coraggio ad essere considerati degli esaltati e dei visionari. "Certo, questo rischio esiste e alcuni autori dotati di eccessiva fantasia, talvolta pure in malafede, hanno contribuito a screditare le ipotesi non convenzionali. "Ma se è ingenuo credere in maniera acritica, è certamente poco scientifico non voler indagare, per principio, su quel che non trova spiegazione secondo le ipotesi convenzionali. "I progressi, in qualsiasi disciplina scientifica, si sono avuti ogni qualvolta è stato messo in discussione ciò che era considerato un 'dogma' e per questo difeso a spada tratta dagli 'accademici' di ogni epoca."