L'Atlantide vista da Frosinone

di Gianluigi Proia e Luigi Cozzi
da Mystero n.33 di febbraio 2003
Mondo Ignoto SrL

Per rispondere a questa domanda approfondendo la nostra indagine, siamo personalmente andati sino a Frosinone. Lì infatti oggi vive e lavora Giorgio Copiz, il quale ha da poco pubblicato, in collaborazione con la figlia Annalisa, il primo dei tre interessantissimi libri in cui si articola la sua lunga e affascinante ricerca che, partendo appunto dalla scoperta della corrispondenza tra alcune costellazioni e le città del Basso Lazio, questo serio studioso ha svolto ininterrottamente dagli anni Ottanta a oggi. Il volume si intitola “Dagli Appennini all’Atlantide” e in questo testo, attingendo anche ad altri autori, ritenuti “documentati, attendibili o interessanti” per esporre tutte queste tematiche trattate nel modo più ampio e diversificato possibile, Copiz affronta analiticamente con un meticoloso esame “a tutto campo”, svolto nella maniera più obiettiva possibile, l’interrogativo che da anni lui ha messo ormai al centro della sua attività di ricerca.

Giorgio Copiz
Giorgio Copiz

Interrogativo che Copiz formula, con­testualmente ad altri ad esso strettamente collegati, nella prima pagina di questa sua pubblicazione in una maniera che chiaramente lo riassume:

“Le testimonianze archeoastronomiche dell’antica Saturnia Tellus sono in qualche modo riconducibili ad una matrice culturale comune alle grandi civiltà del passato?”

Per farvi meglio capire, di seguito vi proponiamo adesso qui l’introduzione del voluminoso (oltre quattrocento pagine)saggio scritto da questo valente ricercatore, in cui l’autore illustra basi e strumenti del suo studio: “Quest’opera è stata concepita a seguito della scoperta da parte del sottoscritto o, per meglio dire, della constatazione che le antiche città della Ciociaria, caratterizzate dalle cosiddette ‘Mura Ciclopiche’, riproducono sul territorio, con grande approssimazione, gli schemi di alcune costellazioni: prevalentemente quelle collegate al mito di Ercole. Tale constatazione, per essere accettata almeno come possibile ipotesi, necessitava di ‘prove’, di un’idonea documentazione, benché ultimamente numerosi riscontri testimonino, inequivocabilmente, che i riferimenti e i simbolismi astronomici costituirono, fino ad un’epoca relativamente recente, la prassi e non l’eccezione per l’edificazione di monumenti e templi e per la pianificazione di città e, in alcuni casi, di interi territori.

“Gli antichi costruivano in armonia con le energie, con i ritmi e con i modelli geocosmici, tenendo a fare della loro città o del loro paese l’immagine vivente del cielo. Immerso nella natura perché elemento di essa, l’uomo antico ha sempre avuto un rapporto stretto con gli astri; con il Sole, principalmente, che dà calore e vita, e con la Luna che con la sua luce rischiara le notti e che con il mutare continuo ma periodico della sua forma può consentire il conteggio di lunghi periodi di tempo. La regolarità dei cicli degli astri, il sorgere e tramontare del sole in punti diversi dell’orizzonte a seconda delle stagioni, l’evolversi delle fasi lunari, così come il movimento regolare e preciso della sfera celeste con tutte le sue splendenti stelle mirabilmente disposte a disegnare complesse costellazioni, ha fissato nella mente dell’uomo il concetto ciclico dello scorrere del tempo. Come le stagioni si ripetono con regolarità guidate dagli astri, così tutte le altre manifestazioni della natura e soprattutto quelle legate alla storia dell’uomo, si pensava, devono evolversi ciclicamente, ripetendo in ere successive il travaglio continuo degli individui e delle società.

“Attualmente, grazie agli sviluppi dell’archeoastronomia, scienza che studia le conoscenze di astronomia, e le relative connessioni con la vita sociale e religiosa delle popolazioni antiche, si è capito che l’interesse da parte dell’uomo nei confronti del cielo, degli astri e dei loro moti è sicuramente iniziato molto prima di quanto si potrebbe immaginare. “Queste considerazioni mi hanno spinto ad indagare, oltre le motivazioni, il come e il dove si sono manifestate l’Architettura e la Geografia sacra, ispirate alla posizione degli astri. E così mi sono trovato nella necessità di indagare luoghi e vestigia, e tentare di comprendere simboli e miti che oggi, salvo rare eccezioni, non sono più intelligibili e che, pertanto, sono diventati ‘mysteriosi’. Anticamente il linguaggio dei miti e dei simboli era il più adatto ad una comprensione ‘naturale’ e solo in epoca piuttosto tarda divennero favole, e al linguaggio delle immagini mentali, degli archetipi, si sostituì un linguaggio logico, oggettivo, ‘razionale’. Si rese necessario, pertanto, analizzare in un’ottica ‘diversa’ le tradizioni e le leggende del nostro territorio, il basso Lazio. Esso era chiamato anticamente, come riferisce Virgilio, ‘Saturnia Tellus’, Terra di Saturno. Luogo in cui il leggendario Re divinizzato portò agli uomini la civiltà ed instaurò quell’Età dell’Oro che è rimasta nell’inconscio collettivo come il periodo più felice vissuto dall’umanità. Saturno, secondo la tradizione, ha fondato le più antiche città della Ciociaria e ha disseminato il suo territorio di ‘torri’ e di ‘castelli’ eretti con la tecnica cosiddetta ‘ciclopica’, consistente nella sovrapposizione ad incastro di massi enormi tagliati a forma di poliedri, e tenuti insieme senza leganti ma esclusivamente in virtù del loro peso. Tali titaniche costruzioni, se collegate variamente fra loro, formano delle costellazioni terrestri quasi identiche alle costellazioni celesti che simboleggiano le mitiche ‘fatiche’ di Ercole.

“Questo territorio gli antichi traman­davano essere stato, insieme ad altre limitate parti della penisola italica, luogo di sviluppo e propagazione della nuova umanità dopo il Diluvio. Infatti prima della venuta di Saturno, su di esso regnava Giano,il dio bifronte del passato e del futuro, dagli antichi identificato con Noè. Si tratta indubbiamente di leggende, ma se esse sussistono qui, e non altrove, qualche motivo deve pur esserci. Su questo territorio numerosi dèi, semidèi ed eroi hanno compiuto ogni sorta di imprese, e forse proprio qui Ercole ha compiuto le sue famose ‘7 fatiche’ prima che esse fossero assorbite dalla mitologia greca. Virgilio, nell’ ‘Eneide’, ritiene la saturnia Tellus patria di origine della stirpe di Enea, alla quale l’eroe troiano deve tornare, obbedendo a quanto sancito dal Fato, per dar vita, con il proprio seme, al più potente impero dell’antichità. Le testimonianze di questo mitico passato sono qui nel Lazio ancora rilevanti e cariche di fascino e di suggestione.”