L'Atlantide mediterranea

di Gianluigi Proia e Luigi Cozzi
da Mystero n.33 di febbraio 2003
Mondo Ignoto SrL

Una tesi simile, quella di una possibile Atlantide (o pre-Atlantide...) mediterranea, e' stata sostenuta con vigore ed energia diversi decenni fa pure da una romantica e anticonformista figura di studioso solitario e indipendente, Evelino Leonardi, uno dei precursori di quella che oggi e' definita "archeologia mysteriosa": e' lui infatti l'autore di uno dei primi saggi usciti in Italia su quest'argomento, "Le origini dell'uomo", un testo fondamentale anche se oggi quasi introvabile in quanto fu edito nel 1937 a Milano dalle Edizioni Corbaccio e da allora non e' stato più ristampato.

La tesi principale del Leonardi, un medico che negli anni Trenta visse per alcuni anni a San Felice Circeo, si può riassumere nella teoria di un' "Atlantide Tirrenica" di cui avrebbero fatto parte, tra l'altro, il monte Circeo, Gaeta, le Isole Pontine, ma che si sarebbe estesa fino alla Toscana Settentrionale (proprio come scrisse Platone...), ipotesi poi ripresa, per lo meno in parte, alla fine degli anni Sessanta da Pier Paolo Cavallin nel suo saggio "L'Atlantide fu la Tirrenide" (anche se noi, a essere sinceri, pensiamo invece che, appunto come scrisse Platone, fu la Tirrenide a essere una parte di Atlantide e non viceversa...).

Negli anni Trenta Evelino Leonardi aveva anche, secondo alcune fonti dell'epoca che siamo riusciti faticosamente a rintracciare, allestito una specie di museo nel villino Blanc con dei "petrefatti", massi di varie dimensioni composti, secondo il solitario ricercatore, da materia vivente pietrificatasi in tempi assai remoti attraverso un processo sconosciuto. Questa importante e preziosissima collezione, lasciata poi in eredita allo Stato italiano, secondo un articolo di Tommaso Lanzuisi pubblicato su "Lazio Ieri ed Oggi", giaceva ancora nei primi anni Ottanta dentro enormi cassoni negli scantinati del Museo delle Terme di Roma, perché nessuno aveva voluto fino a quel momento assumersi la responsabilità ne' di disfarsene ne' di esporla al pubblico, in quanto quella raccolta di reperti apparentemente smentiva in modo inequivocabile tutte le teorie storiche "ufficiali" sulla storia (e soprattutto sulla preistoria...) del nostro paese.

Malgrado il grande lavoro di ricerca da lui svolto, come spesso capita ai pionieri troppo in anticipo sui tempi, Evelino Leonardi e' pero' morto da solo e quando ormai era stato quasi dimenticato da tutti. Le sue audaci teorie pero' non sono rimaste abbandonate: noi ve le abbiamo riproposte in parte attraverso gli articoli di Ettore Cipollato, così come anche Mario Pincherle e Luigi Finetti si sono ricordati di lui nel prologo del loro volume "Atlantide mistero svelato", nel quale hanno scritto: "Così mori' Evelino Leonardi, colui che per primo in Italia aveva dedicato la vita allo studio di un'antica e favolosa civiltà e ricercata quella terra felice che portava il nome di Saturnia Tellus ma anche di Atlantide. I suoi tempi, pero', non erano ancora maturi per dare realtà al suo sogno."


La leggenda di Ichnusa

Milioni di anni fa, quando l'Italia non era ancora spuntata dal mare, esisteva un piccolo continente chiamato Tirrenide. Era una terra felice. C'erano grandi boschi e molto belli, monti alti e superbi, fiumi, laghi, animali di ogni specie e gente buona e pacifica. Ma un brutto giorno accadde un tremendo terremoto e tutte quelle bellezze furono distrutte, quel paradiso terrestre sparì. La terra si mise a tremare, i monti si spaccarono, i fiumi uscirono dagli argini e il mare mandò le sue onde rabbiose a travolgere il piccolo continente, che incominciò a sprofondare negli abissi del Mar Tirreno. La gente non sapeva più a quale santo votarsi, anche perché a quei tempi i santi non esistevano ancora. C'erano solo gli Dei, il re dei quali era Zeus, che in quel momento sembrava che fosse impegnato a bisticciare con sua moglie Era. Ma c'è anche chi racconta che quel terribile terremoto l'avesse provocato proprio Zeus, in uno dei suoi proverbiali momenti di malumore. Come fu, come non fu, il fatto è che la Tirrenide stava per sprofondare miseramente negli abissi marini. Soltanto un brandello di quella terra, ormai non più felice, resisteva con forza e gagliardia al furore delle onde gigantesche. A questo punto, Zeus, pentito della sua collera, decise di intervenire e di salvare il salvabile. Scese velocemente dall'Olimpo, volò sul Mar Tirreno e con il suo sandalo bloccò quel lembo di Tirrenide che ancora galleggiava. Così salvò la Sardegna, ma le lasciò il marchio indelebile del suo gran piede divino.

 

Territori di pietra

Anche se l’Italia non è ancora formata, tuttavia nell'Oligocene risultano esistere alcune terre: la penisola salentina, le Alpi, e i lembi che andranno a costituire la Corsica, la Sardegna, le isole tirreniche, parte della costa ligure, toscana e emiliana, parte della Sicilia e della Calabria. Il clima di queste aree risulta essere caldo-umido, di tipo tropicale. Durante il Miocene inferiore la Tirrenide si frammenterà in microzolle, che vanno alla deriva verso est, sud-est e sud. Nel Miocene medio il Mediterraneo avrà una configurazione piuttosto vicina a quella attuale. Risultano costituite la microzolla ligure-provenzale, la microzolla iberica, le microzolle corsa, sarda e iglesiente, le piccole isole tirreniche, la microzolla calabro-sicula, quella numidica e quella kabilica che si saldano alla zolla africana, alla deriva verso nord. Dall’Egeide si stacca la penisola salentina la quale finirà incorporata alla penisola italiana. La penisola salentina, al contrario delle altre parti d’Italia derivanti dalla Tirrenide, provenendo dall’Egeide, recherà delle singolarità floristiche e faunistiche, le quali poi durante il Miocene superiore e il Pleistocene si diffonderanno più o meno estesamente nell’Italia meridionale, spingendosi in taluni casi fino all’Appenino centrale e alla Sicilia.

 

da www.amalteaonline.com