Da Alatri... un indizio
Giulio Magli, professore di Meccanica Razionale al Politecnico di
Milano, è tra i maggiori esperti di archeoastronomia in Italia,
argomento su cui ha già pubblicato alcuni saggi fra cui "Misteri
e scoperte dell'Archeoastronomia" (2005) e "I segreti
delle antiche città megalitiche" (2007) entrambi editi
dalla Newton Compton Editori.
Della sua ipotesi,
basata su una serie di osservazioni "in loco", che
due delle piramidi della piana di Giza, quelle convenzionalmente attribuite
a Cheope e a suo figlio Chepren, siano state costruite secondo un
unico progetto si è occupato il 15 dicembre dello scorso anno
il maggior quotidiano italiano ("Il Corriere della Sera")
evidenziando,inoltre, come l'archeoastronomia dell'anno accademico
in corso sia anche disciplina universitaria, presso la facoltà
di architettura di Milano Bovisa, del Politecnico di Milano con docente
lo stesso Giulio Magli.
Alcuni mesi fa Magli
ha partecipato in Lituania ad un importante convegno sulla materia
che ha registrato la partecipazione di ricercatori provenienti da
tutto il mondo intervenendo, fra l'altro, sulle relazioni astronomiche
che emergerebbero dall'analisi delle piante di alcuni centri megalitici
nell'Italia Centrale.
Abbiamo voluto approfondire
tale tematica di cui lo studioso romano si è occupato in maniera
approfondita nel già citato "I segreti delle antiche
città megalitiche", sentendo lo stesso Magli a cui
abbiamo chiesto inizialmente notizie sulle scoperte presentate nel
corso della manifestazione svoltasi la scorsa estate in Lituania.
Le Torri di Chankillo
- Professor Magli
lo scorso luglio lei ha partecipato in Lituania all'università
di Klaipeda ad "Astronomia e Cosmologia nelle tradizioni popolari
e retaggio culturale", incontro internazionale dedicato alla
ricerca archeoastronomica che ha registrato la partecipazione di studiosi
provenienti da tutto il mondo.
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Torri di Chankillo - Perù
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Nel corso dell'assise
scientifica, divisa in sei sessioni, quali sono stati gli elementi
più importanti emersi?
"L'archeoastronomia in Europa ha avuto un
grande sviluppo soprattutto negli ultimi dieci anni
Il dato, poi, più interessante è che, ormai, gli scienziati
europei effettuano ricerche in tutto il mondo.
Direi che la notizia dell'anno è la scoperta di un osservatorio
astronomico in Perù a Chankillo, località a quattrocento
chilometri da Lima.
Osservatorio nel quale popolazioni molto precedenti ali Inca, va ricordato
che siamo nei primi secoli dopo Cristo, già osservavano il
Sole con grande precisione con delle torri piazzate all'orizzonte
su una collina.
Direi che questa pubblicata su "Science", senza alcun dubbio,
può essere considerata la notizia archeoastronomica dell'anno.
Una scoperta che è stata fatta da Clive Rugles, un archeoastronomo
inglese che l'ha esposta a Klaipeda.
Si tratta di un osservatorio solare composto da tredici torri disposte
su una collina.
Dal fondo della valle di Chankillo si poteva seguire il ciclo annuale
del sole che sorge successivamente dietro le torri".
Una scoperta inattesa
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Sant'Erasmo di Cesi
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- Nell'ambito della
quarta sessione dei lavori quella dedicata alle "Riflessioni
sulla conoscenza di astronomia e cosmologia nei monumenti, nei paesaggi
e nell'architettura" lei è intervenuto trattando la "Disposizione
geometrica e relazioni astronomiche nelle mappe di alcune antiche
città in Italia".
In particolare su quali ha incontrato il suo intervento?
"In questo momento la ricerca
che stiamo portando avanti riguarda le acropoli megalitiche, vale
a dire dei monumenti fatti con questa tecnica che si chiama poligonale
con grandi blocchi incastrati senza malta.
Ce ne sono alcune molto importanti in Italia, e c'è una poco
nota che si trova sulla collina di Sant'Erasmo di Cesi, a pochi chilometri
da Terni, su cui recentemente abbiamo (insieme ad uno studente che
sta facendo la tesi di dottorato con me, Nicola Schiavottiello dell'università
di Southampton) fatto un rilievo completo.
Analizzando i sui allineamenti astronomici abbiamo scoperto che sono
molto, molto simili a quelli che abbiamo già trovato in strutture
simili decisamente più conosciute come quelle presenti ad Alatri,
e sul Monte Circeo".
Una prova da interpretare
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Alatri
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- Proprio Alatri,
un centro in provincia di Frosinone, riveste un ruolo di particolare
rilievo nelle sue ricerche.
Ma queli sono le caratteristiche archeoastronomiche che rendono la
pianta dell'acropoli di Alatri così interessante?
"Alatri è stato, forse, il luogo in
Italia in cui l'archeoastronomia è stata pionieristica con
le ricerche di Don Giuseppe Capone agli inizi degli anni Ottanta.
Ricerche poi pienamente confermate da ulteriori studi.
Don Giuseppe Capone è stato il primo ad accorgersi che la città
era pianificata su base radiale, cioè aveva un centro privilegiato,
cosa sicuramente non comune nel mondo romano.
L'allineamento principale della città era orientato verso il
sorgere del sole al solstizio d'estate.
Poi dopo, a ciò si sono aggiunte varie altre informazioni.
Per esempio Don Giuseppe ha proposto che la disposizione dell'acropoli
fosse ispirata dalla Costellazione dei Gemelli: io stesso ho trovato
alcuni allineamenti verso delle stelle molto brillanti, molto significative
della costellazione".
- A questo proposito
in più occasioni lei ha evidenziato che nell'acropoli di Alatri
esiste una particolarità che sembrerebbe in grado di introdurre
un elemento nuovo nel dibattito sul periodo della sua edificazione.
Alcune costruzioni sono orientate verso stelle che non si vedono più
nel nostro emisfero per effetto di un fenomeno, fra l'altro chiamato
molto spesso in causa da molti ricercatori di confine: la precessione
degli equinozi. Ma che cos'è la precessione e cosa determina?
"Esiste un fenomeno che si chiama precessione
e che cambia lentamente ma inevitabilmente il cielo che non vediamo.
Il cielo che vediamo oggi ad Alatri è completamente diverso
da quello che si vedeva duemila e cinquecento anni fa o prima.
Molte stelle sono state portate da questo fenomeno sotto l'orizzonte.
In particolare le stelle del Centauro e della Croce del Sud, che non
possiamo più vedere ma che per esempio sono così brillanti
nell'altro emisfero da essere scelte per la bandiera dell'Australia
e del Brasile, a quell'epoca si vedevano anche da noi.
- Tale circostanza potrebbe essere considerata
una prova che la costruzione dell'Acropoli di Alatri sia avvenuta
in un periodo in cui era possibile osservare tali stelle da questa
zona del Lazio Meridionale?
"Questa è senz'altro una prova. Purtroppo non discrimina
sulla romanità di Alatri in quanto è proprio nel periodo
romano-repubblicano che, per il fenomeno della precessione, si è
cominciato a non vederle più.
Siamo al limite ma un elemento è certo.
Nel mondo romano non è documentato alcun genere di interesse
verso queste stelle".
Il mistero delle origini
- Alcuni studiosi hanno avanzato, con motivazioni diverse, soprattutto
nel corso del ventesimo secolo l'ipotesi che i primi edificatori dell'acropoli
di Alatri abbiano avuto un'origine non autoctona e che, anzi, potessero
provenire da aree molto distanti.
Ad esempio l'orientalista De Cara ha prospettato un legame con gli
Ittiti.
Ritiene credibile tali ipotesi?
"La ritengo percorribile però va detto che l'esperienza
insegna che spesso capacità umane si sviluppano in modo non
lineare, direbbe un fisico, in luoghi diversi in tempi diversi arrivando
agli stessi risultati.
Quindi sono molto cauto su questo tipo di ipotesi però non
la escludo.
In particolare per quel che riguarda De Cara, a mio parere per il
momento le prove sono solo indiziarie (assonanza tra nomi di luoghi,
analogia delle tecniche costruttive) e quindi non convincenti. Tuttavia
non escludo che la situazione possa cambiare in futuro.
di Gianluigi Proia
da Mystero n.86 di maggio-giugno 2008
Mondo Ignoto SrL
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