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COMMENTI SU TITO LIVIO E SULLE ATTUALI TRADUZIONI LETTERALI

Riteniamo che le città come Signa, Norba, Alatri, Arpino, la stessa Circei (per citarne alcune) ad oggi considerate opere romane siano in realtà figlie di diverso popolo ed edificate ancor prima che nascesse la parola Roma.

Addirittura tali fortificazioni, già da tempo erano in disuso quando furono prese in considerazione dai Romani, ma considerazione tuttaltro che militare, infatti è presumibile che funzionarono da primo riparo per le colonie inviate in queste regioni e successivamente furono abbandonate nel momento che venivano completati i nuovi centri in posizione collinare se non in pianura, ricordiamo: Suessa-Pomezia, Ariccia, Antemna, Pedo, Tivoli e Velletri, Anzio, Satrico, etc.

Gli antichi romani, oltre alla strategia campale, utilizzarono molte macchine da guerra, di queste ne lasciarono descrizione quasi megalomane. Lo storico Appiano ricorda che all'assedio di Cartagine fu impiegato un ariete talmente grande di aver bisogno dell'opera di 3000 romani.

Altro emblematico riscontro è il fatto che né Tito Livio, né Dionisio, né Plutarco, né in altri storici danno notizie di una qualsivoglia battaglia combattuta sotto le mura ciclopiche. Segno ben evidente dell'esistenza di altri insediamenti di diversa valenza commerciale e strategica.

Nell'VIII° secolo a.c., gli albori dell'epoca Romana, queste città acropoli pelasgiche isolate sui monti, non dovevano già più rivestire interesse strategico-vitale di un tempo. Contrariamente al cattivo uso fatto degli scritti di Tito Livio da molti storici, dobbiamo dire che la prova più evidente che le mura ciclopiche già esistessero dobbiamo ricercarla proprio nello stesso autore.

Infatti T. Livio scriveva "… et colonis mittendis occupari latius imperii fines volebat, Signam Circeiosque colonos misit, presidia urbi futura terra marique" (I 56, 3). Non pochi, basandosi proprio su questa frase di Livio, han voluto propinare come vera e inconfutabile la teoria di una fondazione Romana di Circei ad opera dei coloni inviati da Tarquinio il Superbo, sul finire del VI secolo a.c.

Ma il testo dello storico patavino asserisce proprio il contrario ed il suo esame grammaticale oltre che lessicale, è quanto mai eloquente. Il brano citato diventa, anzi, una prova della non romanicità dell'Acropoli di Circei!. Infatti, in latino, il complemento di "moto a luogo" richiede l'accusativo preceduto dalla preposizione "ad". Classica eccezione: i nomi di città rifiutano la suddetta preposizione "ad".

E' proprio il nostro caso, trattandosi di "moto a luogo" verso due città (Signa e Circei) Livio non impiega la preposizione "ad" , bensì l'accusativo semplice: le città esistevano già; Livio sapeva benissimo che i coloni non erano andati a fondarle, ma a crearvi delle "futura presisidia" con la loro presenza. Altro ci sarebbe da dire sul fatto della doppia colonizzazione avvenuta nel territorio dei Circei ad opera dei Romani, ma per questa sezione non ha interesse e si rimanda a quanto scritto nelle trattazioni sui Romani.

vedere anche:
contestazione della tradizione storiografica romana

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