ANALISI STORICA
chi studiò le mura ciclopiche del Circeo e altre in città similari
Il
Monte Circeo o "Circiello" nel corso della storia, a seconda
del clima e delle realtà produttive presenti sul territorio (caccia,
pesca, agricoltura, estrazione di minerali o pietrame edile, etc.)
è stato abitato dall'uomo in diverse epoche, in particolar modo: a
Sud nel periodo dalla "Preistoria", al centro nella "Protostoria"
e a Nord nella "Storia". Nonostante le trasformazioni naturali-ambientali
che l'ambiente ha subito nello scorrere di millenni, l'uomo ha trovato
sempre nel Circeo la dimora che più rispondesse alle sue esigenze.
Strana
è quella sensazione che, quando da un più approfondito studio e dall'osservazione
degli insediamenti lasciati dai nostri avi in questi paraggi, ci investe
e fa riflettere: "sembra che in questi luoghi, chissà dove!?, ci sia
un qualche anello che leghi l'età della pietra a quella del bronzo!".
Segue spontaneo porsi il quesito: "ma nel periodo intercorso dall'età
del Bronzo sino ai primi insediamenti Romani cosa realmente accadde
al Circeo?".
Molti sono coloro
che hanno narrato di questi luoghi nell'antico passato, come Virgilio.
Altri hanno scritto nei tempi a seguire, in particolare negli ultimi
due secoli, ricordiamo i vari L.C.F. Petit-Radel,
R. Fonte-a-nive, Westphal, M.T. Ashby ed il Giuseppe Lugli; i più
recenti: il Lanzuisi, il De Rossi, i due Calzecchi O. - Tamburini.
Comunque, in tutti, a fattore comune, traspare la velata morbosità
di secernere e acquisire notizie da documenti o reperti che meglio
avvalorino le ragioni dell'uno o dell'altro oltrechè le origini della
"Cittadella, in gergo Arx".
Tali
studiosi, eccetto il Petit-Radel, hanno avvalorato una tipologia di
analisi storica indirizzata a datare queste mura poligonali intorno
al 393 a.c., salvo qualche benevola concessione per l'eventuale 510
a.c., al tempo di Tarquinio
il Superbo (Tito Livio I,56; Dionisio di
Alicarnasso IV 63, 1; Polibio,
III, 22 ):
I,56
Invio' (Tarquinio) coloni a Signa e a Circei, perche' fossero di
presidio all'Urbe sulla terra e sul mare. (Livio)
III,22
I Cartaginesi (a loro volta) non facciano alcun torto alle popolazioni
di Ardea, di Anzio, di Laurento, di Circeo, di Terracina, né di
alcun'altra città dei Latini soggetta a Roma: si astengano pure
dal toccare le città dei Latini non soggetti ai Romani. (Polibio)
Ma come mai il Petit-Radel, l'unico, intuì un
diverso andamento dei fatti? Forse perché tra tanti fu uno dei primi
a visionare queste vestigia raffrontandole con altre similari riscontrate
in siti più lontani!? Forse perché aveva una mentalità innovativa
e più aperta, non preclusa da preconcetti radicati nell'archeologia
di allora?
Ad oggi sembrerebbe
che fu uno dei primi studiosi ad avere il coraggio di discostarsi
da altri! e, forse, perché riuscì a sfruttare meglio una visione globale
di come si presentavano allora queste aree. Infatti, altri che seguirono
furono privati sempre più di testimonianze materiali a causa di demolizioni
operate da coloro che ebbero bisogno di pietra per l'edilizia locale
e da ultimo da un distruttivo tentativo di restauro della soprintendenza
dei beni storico-archeologici.
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A. ORTELIUS, Latium.
Ex Conatibus Geographicis
Abrah. (Orlelij Antverp, Incisione su rame Anversa 1604)
Cartiglio ricompreso
in una più grande raffigurazione cartografica graduata ed
orientata, ma non in scala. L'Ortelius ha utilizzato la carta
del Latium di Gerardo Mercatore
del 1589, a cui ha aggiunto le paludi Pontine. La presente
raffigurazione rimarca gli elementi salienti e la costruzione
che all'epoca contraddistinguevano il Circeo.
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Altro esempio di
procurato danno furono gli adattamenti subiti dalla cittadella megalitica
per il ricovero dei militari nella prima e seconda guerra mondiale,
nonchè alcuni bombardamenti degli alleati che ridussero in parte la
maestosità della città dei "Circei". Evitiamo di dilungarci su alcuni
articoli recentemente propinati all'opinione pubblica secondo i quali
Alatri, Pjrgi, ecc. furono realizzate addirittura nel tempo di Silla
o Giulio Cesare. Questi scritti, in realtà, denunciano una ridotta
conoscenza della tecnologia delle costruzioni oltreché scarsa considerazione
delle difficoltà di lavorazione dei materiali utilizzati.
Difficoltà direttamente
proporzionali al grado di conoscenza delle tecniche edificatorie di
allora. Inoltre, appare un'erronea valutazione dei meri costi politico-economici
che la classe dirigente avrebbe dovuto affrontare in quei tempi per
edificare tali città di sana pianta. Ciò non toglie che proprio perché
queste città, essendo già esistenti e di acclarata solidità, furono
ritenute dai romani i più economici supporti per una veloce edificazione
e, così, ospitando i coloni inviati a romanizzare questi territori,
continuarono ad esistere quali città sottomesse.
E' palese come
i nuovi agglomerati urbani discostino enormemente da quelli sottostanti
e già preesistenti in situ, per metodologia urbanistico-militare e
per le caratteristiche assunte dai materiali utilizzati in un contesto
tecnico-statico. Purtroppo, seguendo determinate correnti, si può
cadere facilmente nel prendere in esame teorie atte a "raddrizzare
il tiro" oppure volte a perorare "accomodamenti". Pertanto è utile
se non indispensabile tornare a esaminare "radicalmente" le fonti
storiche antiche per sposarle con constatazioni fondate sulla reale
consistenza di altri similari testimonianze presenti nel Lazio ed
oltre. Leggiamo, in uno studio di "Corrado Sampieri", dal quale molti
sono gli spunti che abbiamo preso per questa trattazione (non mancando
di operare un confronto con le ricerca di altri suoi predecessori),
che "ci si è dimenticati di stabilire la datazione di questa acropoli
studiandone le tecniche costruttive come il ricercare il perché di
alcune particolarità che ne hanno fatto un opera unica".
Studiare e analizzare
quanto già fatto da altri e sposarlo con le odierne conoscenze cartografiche,
di rilevazione G.P.S., con le nuove banche dati informatiche delle
biblioteche a livello mondiale, certamente sarà d'aiuto per far capire
la necessità, almeno, di operare un nuovo studio moderno condotto
in loco con gli attuali criteri della Soprintendenza Italiana. La
curiosità di chi consulterà il lavoro riportato nelle pagine dedicate
alle "mura ciclopiche" sarà premiata se con pazienza seguirà passo
passo ogni capitolo non tralasciandone alcuno perché, comunque, hanno
la loro importanza per far comprendere gli "albori" di quel periodo
temporale convenzionalmente indicato "storia".
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Petit Radel
cittadino Francese, formatosi con studi improntati
ad una cultura di base religiosa, rifiutò di divenire parte
attiva dell'allora clero e divenne un botanico. Nel 1792 gli
fu commissionato di costruire l'orto botanico sul Pincio in
Roma (attualmente ricompreso nei "Giardini di Villa Borghese"
). Come egli stesso narra nel suo trattato - Ricerche sui monumenti
ciclopici e loro descrizione - ""In gioventù, avevo studiato
botanica, erboristeria con M. de Jussieu ed avevo acquisito
qualche conoscenza nell'arte delle costruzioni grazie al mio
fratello maggiore, architetto" …. "Un giorno, proposi al cardinale
de Bernis e al duca Caetani di coltivare i loro giardini secondo
il metodo naturale, accettarono, e cominciò la ricerca delle
piante per ogni classe. Ci serviva almeno una palma per segnare
la classe ed era il chamærops humilis che volevamo di preferenza
perché era il più facile da procurarsi. Non ce n'era neanche
uno in tutta Roma. Il duca Caetani avendoci fatto sapere che
crescevano numerosi sulle rocce della sua vecchia terra del
monte Circello; decidemmo di andarci in pellegrinaggio; per
convincere i miei compagni ad effettuare questo progetto, feci
valere la celebrità omerica del monte Circeo. Chissà, ci disse
allora il duca Caetani, se non vi troverete ancora la dimora
della dea, costruita, secondo Omero, in pietre ben tagliate
e lisciate?"". Così inizia la ricerca di Radel che dal momento
in cui visiterà il promontorio del Circeo sarà perseguitato
dall'idea di dimostrare che il Lazio e suoi dintorni in realtà
fù terra di residenza di un popolo evoluto ben prima dei Latini
e Romani. Tale fu il fervore per questa sua supposizione e tanto
lo sdegno per il fatto che sino ad allora si era malamente ignorato
l'esistenza di queste vestigia che il Radel si prodigò in ingenti
finanziamenti provenienti dai capitali ereditati dal Cardinale
Mazarino. Grazie proprio a questo cardinale nacque la biblioteca-museo
Mazariniano. Come direttore di tale polo il Radel finanziò per
ben 38 anni alcuni archeologi che in sede stabile operavano
in Roma e dintorni, ma questi invece di lavorare per avvalorare
la tesi che le opere dette "Ciclopiche" in realtà fossero state
realizzate dai Pelasgi o altro popolo di origine Ellenica sfruttarono
tali finanziamenti per diletto e per la ricerca personale. Solo
in punto di morte il poveretto Petit si lasciò sfuggire di aver
capito troppo tardi di essere stato malamente preso in giro.
Importante è la notizia che nella biblioteca museo-Mazariniano
sono conservati tuttora numerosi modelli delle città megalitiche
del Lazio su disegno del Grognet e di altri .
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Mercatore,
Gerardo
(Latino, Gerardus Mercator),
nome italianizzato di Gerhard Kremer (Rupelmonde, 1512-1594),
geografo, cartografo e matematico fiammingo. Celebre costruttore
di strumenti scientifici, come astrolabi e sfere armillari,
compose nel 1537 una carta geografica della Palestina e successivamente
una carta del mondo (1538), una carta delle Fiandre (1540),
un globo terrestre (1541) e un globo celeste (1551). Compose
nel 1554 un planisfero in cui adottò la proiezione cilindrica
isogona a latitudini crescenti, che porta il suo nome (proiezione
di Mercatore). Questo sistema, usato ancora oggi nella navigazione.
I lavori di Mercatore comprendono inoltre carte delle isole
britanniche (1564), delle Americhe (1569), un grande mappamondo
in 15 fogli (1569), e alcune opere che dovevano rientrare in
un vasto e ambizioso progetto mai realizzato: un sistema enciclopedico
che sintetizzasse il sapere cosmografico del XVI secolo. A tale
progetto appartengono la Chronologia (1569), le tavole e i testi
geografici di Tolomeo (1578 e 1584), l'Atlas sive cosmographicae
meditationes de fabrica mundi et fabricati figura (1585-1595).
Il successo di quest'ultima opera fu enorme, e da allora le
raccolte di carte geografiche si chiamano "atlanti" dal nome
dell'Atlas di Mercatore. IL sistema U.T.M. (Universale Trasverso
Mercatore) è di fondamentale importanza per la cartografia moderna,
dal punto di vista storico, in quanto raccoglie e ordina le
nozioni geografiche dell'antichità, e dal punto di vista metodologico,
perché ha trasformato la composizione delle carte in una vera
e propria scienza, basata su calcoli matematici e non più su
procedimenti empirici.
Dionisio
o Dionigi di Alicarnasso
(60 a.C. ca. - 7 a.C.)
storico e retore greco,
visse a Roma all'epoca di Augusto. Alcune sue opere di retorica,
tra cui Sulla disposizione delle parole e Sugli antichi oratori,
sono pervenute fino a noi. È noto soprattutto come autore delle
Antichità romane, una storia di Roma fino al 264 a.C., compilata
basandosi sugli annalisti romani. Dei venti libri che in origine
costituivano l'opera, solo dieci ci sono pervenuti completi;
dei rimanenti ci restano alcuni frammenti o riassunti di autori
successivi. Sebbene non autorevole in base ai criteri moderni,
la storia di Dionisio dà tuttavia testimonianza di un periodo
sul quale rimane ben poco materiale scritto.
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(rev.6 16/09/02)
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