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Il Santuario di Santa Maria della Sorresca Capitolo III - dal 1576 al 1848 Anno 1692 - La dipendenza del Santuario dalla Parrocchia di San Felice viene attestata nella Visita ad limina (A.S.R. Camerale III - busta 2165):"... sotto la cura del quale (del Parroco di San Felice) sono anche i pescatori di Caprolace e del lago di Santa Maria, dove è la Chiesa sotto il medesimo titolo". Tuttavia, già molto tempo prima, da quando nel 1565 i Caetani affrancarono dall'enfiteusi il Lago di Paola, il Parroco di San Felice divenne automaticamente Rettore della Chiesa di Santa Maria. Anno 1721 - La Sorresca, almeno dall'anno 1721, da quando le attrezzature della pesca furono trasferite a Paola, non ha più' usufruito di servizi religiosi in modo continuativo, contrariamente a quanto doveva avvenire precedentemente.
Anno 1798
- La Confraternita della Sorresca, in seguito all'invasione francese
avvenuta in quell'anno, assume la custodia e la cura del Santuario.
Scrive il Capponi: "... per la conseguente anarchia, ne presero
cura i popolani di San Felice, i quali, devoti di quel Santuario,
in mancanza di Sacerdoti verificatasi in quei tempi nel loro paese,
ne affidarono la custodia a un romito per nome Vincenzo Ceccarelli,
altrimenti detto Cianchetta". La Chiesa della Sorresca era officiata dal Parroco di San Felice o da due cappellani quasi unicamente nella festa , il Lunedì di Pentecoste, e quasi unicamente per la popolazione di San Felice. Nel resto dell'anno rimaneva chiusa, sotto la custodia del romito. Anno 1808 - La cronaca di un Parroco di San Felice, Don Calisto Cerilli: "... da tempi antichissimi due sacerdoti si portavano ad officiare nella Chiesa il Lunedì di Pentecoste, giorno della festa della Sorresca, nel quale giorno era solito passarsi dalli Signori Affittuari... uno scudo e il pranzo, con obbligo di applicarsi la Santa Messa per essi, nonché di passare alla Chiesa due libbre di candele ed una foglietta d'olio per le lampade. Solo pero' nell'anno scorso non volle il Sig. Affittuario De Bonis passarci niente... per cui fui costretto a rimetterci la vettura, per non privare detto popolo di si gran divozione ed a Maria Santissima un santo onore" (A.S.R. Camerale III - busta 2172). Anno 1848
- Subentro' nella qualifica di Rettore del Santuario il sacerdote
sanfeliciano Don Angelo Di Cosimo, il quale termino' i lavori di restauro
iniziati da Don Giuseppe Carocci. Nel praticare i restauri, in vari
punti del pavimento, si rinvennero dei crani ed altri frammenti di
ossa umane. Da cio' si rileva che, probabilmente in epoca medievale,
nella chiesa era usuale tumularvi dei cadaveri, l'altare stesso conteneva
delle ossa e altri frammenti di "monaci" defunti.
(rev.6 1/5/2005) |
