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Le Cisterne
o conserve d'acqua romane
L'analisi di Giuseppe Capponi (18??), Thomas Ashby (19??) e Giuseppe Lugli (1923) Ubicazione e fotografie attuali - Bibliografia
Le fonti testuali da cui si possono trarre informazioni sulle capacità tecniche romane nel campo dell'idraulica sono essenzialmente due: il De architectura di Vitruvio (I sec. a.C.), nel quale vengono illustrati i criteri costruttivi degli acquedotti e i sistemi di immagazzinamento delle acque e il De aquaeductis urbis Romae di Sesto Giulio Frontino (fine I sec. d.C.), nel quale vengono descritti in maniera dettagliata gli acquedotti che rifornivano Roma. Le cisterne e i serbatoi che avevano la funzione di conservare l'acqua e di permetterne un uso procrastinato nel tempo. I Romani avevano elaborato in questo settore un'avanzata tecnica costruttiva che prevedeva l'impermeabilizzazione interna tramite una speciale malta denominata cocciopesto, composta da una miscela di calce, sabbia o pozzolana, frammenti di terracotta e, forse, di un collante vegetale (latte di fico?). Le cisterne generalmente hanno uno o più ingressi per lacqua e uno scarico di fondo non sempre presente e servivano per accumulare l'acqua piovana. La necessità di un congruo approvvigionamento idrico rese indispensabile costruire un ingegnoso sistema di captazione, incameramento e ridistribuzione razionale delle acque. Le Cisterne svolgevano, quindi, l'importante funzione di serbatoio d'acqua potabile, non solo per l'approvvigionamento nelle ville degli antichi circellesi ma anche per quello degli equipaggiamenti navali in transito nel Mar Tirreno. Attualmente le Cisterne costituiscono una delle migliori tracce della permanenza romana nel territorio di Circei. Dell'impianto idrico sito presso la Villa di Domiziano, per esempio, colpiscono le dimensioni notevoli e l'ottimo stato di conservazione della struttura.
Nei pressi dell'Oliveto Baronale, nel versante orientale del promontorio, si ereggono i ruderi di una villa romana [foto] che riceveva l'acqua dalla cisterna più a monte, detta Grotta delle Dieci Camere. Dopo la sconfitta dell'88 a.Cr. i veterani di Mario, dedotti poco prima al Circeo forse dal padre di Giulio Cesare, furono uccisi o scacciati dalle loro terre che furono confiscate, in tutto, o in parte, e ridistribuite ai 120.000 veterani di Silla. Proprio in questo periodo si nota una grande proliferazione di costruzioni sul promontorio ed quindi probabile collegare la villa, e la cisterna adiacente, a quel periodo storico. "La struttura (...) è a due ambienti paralleli, a volte reali, divisi ciascuno in cinque piccoli scompartimenti (larghi m.2,10, lunghi m.3,40, alti al centro della volta m.2,70) da arcate continue di sostegno. La conserva è orientata nel senso est-ovest. Il serbatoio nord ha il primo vano crollato. Nell'ultimo vano del serbatoio sud, quasi presso l'angolo sud-ovest, è il pozzetto di alimentazione [foto], ben conservato, a cui doveva immettere un piccolo canale artificiale che convogliava l'acqua piovana. Sembra che i due serbatoi non comunicassero tra loro. Tutta la conserva è però molto lesionata ed è pericoloso visitarla. Né l'Ashby né il Lugli la conobbero, certamente per la boscaglia che la nascondeva, né conobbero i resti della villa [foto]. (Lanzuisi)." Una delle bellezze archeologiche del Circeo rischia addirittura di crollare, anche se non è il solo problema che affligge gli storici monumenti del promontorio. La grotta delle Dieci Camere sta infatti facendo i conti con il tempo e gli agenti atmosferici. La cisterna "soffre" di infiltrazioni d’acqua ed è intaccata dalle radici degli alberi Le arcate di sostegno, come si vede dal confronto delle foto, sono alle prese con ripetuti distacchi. Fotografie Grotta delle Dieci Camere (cliccare per ingrandire)
[...] Pagina a cura
di Carlo Gallone e Roberto Ceruleo
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