Il Porto Romano del Lago di Paola

Porto di Torre PaolaLa tradizione di un porto al Circeo è antichissima: potrebbe risalire addirittura al tempo di Omero. Ulisse infatti, narra la leggenda, giunto all'isola EEA conduce la nave fin dentro il porto. Qui, probabilmente, sbarcarono Mario, Cicerone e l'imperatore Tiberio.

Il progetto del canale interno è, tuttavia, parte del grande progetto neroniano di scavare una fossa lungo il mare tra Ostia ed il Lago di Averno, con lo scopo di riunire i laghi costieri come si vede ancora oggi fra il Lago di Paola e il Lago di Caprolace. In tal caso, anche il molo di sbocco si deve ritenere opera (o restauro) di Nerone, così che trova riscontro col tipo di muratura in opera reticolata.

XXXI. ...Praeterea incohabat piscinam a Miseno ad Auernum lacum contectam porticibusque conclusam, quo quidquid totis Bais calidarum aquarum esset conuerteretur; fossam ad Auerno Ostiam usque,... (Svetonio)

oppure...

XLII. ...namque ab lacu Averno navigabilem fossam usque ad ostia Tiberina depressuros promiserant squalenti litore aut per montes adverson. neque enim aliud umidum gignendis aquis occurrit quam Pomptinae paludes... Nero tamen, ut erat incredibilium cupitor, effodere proxima Averno iuga conisus est, manetique vestigia inritae spei. (Tacito)

Il porto-canale sembra dovuto a Lucio Faberio Murena, magistrato di Circei, al quale è dedicata un'iscrizione, la 6428 del C.I.L.,X trovata in questa località verso la metà del secolo scorso. Collocata dapprima a San Felice paese, in Villa Aguet, entrata poi a far parte della Collezione Antonelli e' ora al Museo Civico di Terracina.

Nel medioevo, a causa della mancanza di qualsiasi manutenzione, il bacino si e' interrato, perchè nell'iscrizione di Innocenzo XIII, originariamente murata nel pontile-chiusa si leggeva: "inter mare Tyrrhenum lacumque Circeium pristino aqua restituto commercio...". Infatti fu questo papa, già nel primo anno del suo Pontificato, cioè nel 1721, che diede incarico al Tesoriere di Santa Chiesa, Cardinale Carlo Collicola, di ristabilire il collegamento tra il lago e il mare, svuotando il canale.


Lucio Faberio Murena e l'Iscrizione 6428.

Questa iscrizione, trovata verso il 1840 nella zona di Torre Paola, in vicinanza dell'emissario, era dapprima a San Felice "pro limine casae rusticae" (Mommsen), come "soglia di una casa di campagna", fu poi trasportata a Terracina e fece parte della Collezione Antonelli, da cui è passata al Museo Civico locale.
Originariamente forse era murata sulla parete di uno dei moli del canale o anche sul muro di contenimento della sponda destra. Il Bianchini pensa che "dovesse essere apposta sull'epistilio dell'ingresso alla costruzione fatta eseguire da Faberio", cioè su un ipotetico architrave.

L.(ucius) FABERIUS C - (ai) F - (ilius) POM(ptina[tribu]) MURENA
AUGUR IIII (quattuor) VIR AED(ilis)
AQUA(am) QUAE FLUEBANT EX LACU
CONLEGIT ET SALIENTEM IN LACU(m) REDEGIT
D(e) S(ua) P(ecunia) F(aciundum) C(uravit)

C.I.L. 6428. LUCIO FABERIO MURENA, magistrato di Circeii: servendosi dell'alta e bassa marea e con lavori di arginatura e di consolidamento del canle (di Paola), ha regolato il flusso e riflusso dell'acqua nel Lago.

(De Ruggiero:2116)


Nerone

NeroneUltimo imperatore della casa Giulio-Claudia fu Nerone, che fu proclamato dai pretoriani alla morte di Claudio. La madre Agrippina pose accanto al figliolo, appena diciassettenne, il prefetto del pretorio Afranio Burro e il filosofo Anneo Seneca, illustre esponente dell'aristocrazia.
Nerone non divenne seguace dell'austera filosofia, seguita dal maestro, ma, imbevuto di cultura ellenistica, cominciò a coltivare l'ambizione di imitare i sovrani orientali e si venne quindi circondando di uno sfarzo spettacoloso. Lo sciagurato imperatore assumeva atteggiamenti da istrione e da tiranno, non ascoltava più alcun consiglio di saggezza e di moderazione, ubbidiva solo al suo arbitrio senza freno e alla sua crudeltà spietata.
Per assicurarsi il trono, fece uccidere il figlio di Claudio, Britannico, poi ordinò l'assassinio della propria madre, e infine fece morire la moglie Ottavia, figlia essa pure di Claudio e di Messalina, per andare a nozze con la corrotta Poppea, di cui si era invaghito, e uccise anche questa a sua volta.
Suscitando scandalo e irritazione nel senato, Nerone fu preso dalla mania della composizione poetica, della recitazione e del canto;spesso si esibiva in pubblico nel Circo, costringendo con le minacce e con i donativi gli spettatori ad applaudirlo. Quando, nel 64 d.Cr., gran parte di Roma andò distrutta in un incendio, l'opinione pubblica ritenne che un uomo crudele e maniaco quale Nerone poteva ben essere stato capace di appiccare il fuoco alla città, per innalzare sulle rovine fumanti la sua splendida Domus aurea.
Per salvarsi dall'indignazione pubblica che cresceva, l'imperatore additò come colpevoli i cristiani, i quali già stavano diventando numerosi nella capitale e destavano confusi sospetti negli ambienti romani per il loro vivere, necessariamente, appartati. I giardini di Nerone furono allora illuminati dalle fiaccole sinistre dei cristiani arsi vivi; e il sangue degli sbranati dalle belve corse a rivoli nel Circo. Durante le persecuzione neroniane , l'apostolo Pietro fu crocifisso sul colle Vaticano, Paolo fu decapitato fuori le mura, presso al luogo dove oggi sorge la basilica a lui dedicata.
L'aristocrazia romana non si piegava a tollerare la pazzesca tirannia di Nerone, e organizzò una congiura per ucciderlo; ma scoperta, fu soffocata nel sangue. Lo stesso Seneca e suo nipote, il poeta Lucano, furono costretti a darsi la morte. Nel frattempo alcune vittorie di generali neroniani contro i Parti e contro gli Ebrei ridiedero un certo prestigio all'imperatore.
Ma nel 68 d.Cr., mentre Nerone compiva un clamoroso viaggio in Grecia, dove si presentò come cantore negli stadi durante i celebri giochi di Olimpia, di Corinto e di Nemea, scoppiarono rivolte nelle legioni di Gallia e di Spagna. Tornato a Roma, l'imperatore trovò anche i pretoriani schierati contro di lui: braccato dai soldati, si rifugiò travestito nella villa di un suo liberto. Alla fine, vistosi ormai perduto, decise di farsi uccidere da un fedele segretario, ma rimase istrione davanti alla morte: prima di porgere tremante il collo al pugnale, ebbe ancora la forza di esclamare: "quale artista muore con me!".

(rev.5 02/09/02)

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