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Tiberio
(Roma 42 a.C. - Capo Miseno 37 d.C.), imperatore
romano (14-37 d.C.); figlio di Tiberio Claudio Nerone e di
Livia Drusilla. Quattro anni dopo la sua nascita, la madre
divorziò dal primo marito per sposare il triumviro Ottaviano
(il futuro imperatore Augusto), il quale si occupò dell'educazione
del figliastro. Nel 20 a.C. Tiberio fu mandato in missione
in Armenia; successivamente partecipò ad alcune campagne vittoriose
in Rezia (15 a.C.) e in Pannonia (12-9 a.C.). Nell'11 a.C.,
per volere del padre putativo, sciolse il matrimonio con Agrippina,
figlia del generale romano Marco Vipsanio Agrippa, e sposò
Giulia, figlia di Augusto e vedova di Agrippa. Nel 6 a.C.
si ritirò in volontario esilio sull'isola di Rodi, ma nel
2 d.C. fece ritorno a Roma. Dopo la morte dei nipoti di Augusto,
Caio e Lucio, l'imperatore si vide costretto a nominarlo erede
al trono, adottandolo formalmente nel 4 d.C. Tiberio partecipò
a una spedizione nella Germania settentrionale contro i marcomanni,
e in seguito riuscì a sedare le violente rivolte scoppiate
in Pannonia e in Dalmazia; poté consolidare i confini dell'impero,
battendo definitivamente le popolazioni germaniche che avevano
sconfitto l'esercito romano nella Selva di Teutoburgo nel
9 d.C. A fianco del nipote e figlio adottivo Giulio Cesare
Germanico, Tiberio guidò due vittoriose campagne nel cuore
della Germania, venendo accolto, al ritorno a Roma, con le
più alte onoreficenze.
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Succeduto ad Augusto nel 14 d.C.,
nel corso del suo regno Tiberio consolidò ulteriormente il
potere imperiale, impose una ferrea disciplina all'esercito,
amministrò le finanze con grande abilità e riorganizzò il
governo delle province, senza tuttavia riuscire a evitare
che, col passare del tempo, in Pannonia, in Germania, in Gallia
e in altre parti dell'impero, scoppiassero rivolte. L'ultimo
periodo del suo regno fu dominato da un clima di cospirazione
e terrore. Nel 26 d.C. lasciò Roma per ritirarsi in Campania.
L'anno successivo si trasferì a Capri, mentre al governo nella
capitale rimase Lucio Elio Seiano, prefetto del pretorio.
Resosi conto che egli aspirava al trono imperiale, Tiberio
lo fece giustiziare insieme ai suoi seguaci nel 31 d.C. Durante
il suo regno venne crocefisso Gesù Cristo (33 d.C.). L'atteggiamento
riservato e l'estrema parsimonia nelle questioni finanziarie
dell'impero, che resero Tiberio impopolare, unite alla sua
presunta depravazione morale, contribuirono a costruire di
lui l'immagine che fu tramandata nella tradizione storiografica
di Tacito e Svetonio. Nelle cronache della maggior parte dei
contemporanei, invece, la sua crudeltà e l'ipocrisia, così
come la dissolutezza, di fatto sembrano inverosimili: Tiberio
fu in realtà un capace militare e un abile amministratore,
che cercò di rispettare il più possibile, all'interno del
principato, le tradizioni politiche del governo repubblicano.
da Enciclopedia Microsoft
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