Il fascino del Circeo... nelle sue forme - Circeo - Storia e Leggenda

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Il fascino del Circeo... nelle sue forme

Mura Ciclopiche

Il fascino misterioso del Circeo risiede molto nella sua forma stessa. C'è qualcosa di sfuggente nelle sue dimensioni che mutano in continuazione, a seconda di dove le si osservino, dando loro sembianze differenti, facendo scoprire rapporti nuovi tra un punto e l'altro delle sue piccole "cime". Cime denominate: Cima Torre vecchia o Cima Cretarossa, Cima Vasca Moresca o della Cittadella.

Gli studi più recenti pare che individuino il monte quale un enorme masso affiorante già appartenuto ad una struttura ora sommersa esistente al largo del Tirreno, masso poi staccatosi e scivolato verso riva finendo con l'arenarsi su un basamento di strati rocciosi Flyscioide (composto di multicolori di alabastri).

Da un'analisi condotta dal Prof. Lazzarino Lorenzo dell'Università degli studi di Roma "La sapienza", si è potuto precisare che i massi utilizzati per costruire l'Acropoli dei Circei appartengono alla "facies marina" del Sinemuriano, Affioranti sul promontorio del Circeo. La data che viene attribuita a queste mura, a partire dal Giuseppe Lugli è del 390 a.c. circa ed è quella che viene indicata sui libri di storia.

Forse l'unica interpretazione obbiettiva è quella del Petit-Radel, purtroppo rimasto inascoltato! Oggi forse i tempi sono maturi affinché sia l'Acropoli dei Circei che parli di sé e non che siano gli altri ad attribuirle più o meno alterne visiscitudini ed alcune volte situazioni storiche tra loro contraddittorie.

Dopo un'attenta considerazione appare sempre più improbabile che le mura ciclopiche siano un sovrapporsi temporale di opere edili ottenute con pietre lavorate alla Iª, IIª o IIIª maniera! L'Acropoli sembra sempre più indicare che vi sia stato un unico progetto ed una unica mente che abbia concretizzato forse in un unico piano più idee, più conoscenze e più speranze...

Nello studiare le sue misure, già si potrebbe individuare il significato di alcune coincidenze con il rapporto che tale struttura avrebbero con concetti quali "sociale, umano, culturale e religioso".

L'acropoli dei Circei è collocata su un piano accidentato inclinato da Nord verso Sud ed è delimitata da una cinta muraria che racchiude un territorio di forma simile ad un quadrilatero. Questa cinta muraria è in alcuni punti quasi totalmente mancante, ma dei suoi quattro angoli rimane ancora ben constatabile l'importanza di quello a Nord - Est. Dalla sommità di tale angolo ancora oggi si può controllare tutto quanto può accadere intorno all'antica città per un arco di 360°.
Ma l'angolo NE permette "indirettamente" di andare più in là, ovvero è l'unico punto dell'Acropoli dal quale si vede il picco del Monte Circeo che rappresenta un altro punto "strategico" di osservazione dal quale si può controllare tutto il mare che si stende tra il monte e Roma o tra il promontorio e Napoli.

La città dei Circei ha così tutte le caratteristiche di un luogo facilmente difendibile grazie alla sua posizione e le sue postazioni accessorie, quindi sia dal mare aperto, dalla pianura paludosa, da Roma o da Napoli nessuno poteva avvicinarsi senza che dalla "Cittadella" con gran preavviso fosse avvistato.

Chi ha avuto interesse a costruire questa Acropoli, lo ha fatto anche con intenti difensivi ben precisi ed ha cercato di sfruttare al massimo ogni risorsa offerta dalla natura utile al raggiungimento di un sì importante obiettivo. Ancor oggi, i soli "resti" dei poderosi bastioni con i loro sei metri di altezza sono in grado di destare una più che giustificata meraviglia.

Particolare di una delle quattro tavole di G.F.Ameti "Il Latio con le sue più cospique strade antiche e moderne e principali casati..." incisione su rame dato in luce da Domenico De Rossi 1693. In questa carta, la prima nella quale sono riportati in scala i suoi elementi, si nota come il promontorio del "Monte Circello" o "Capo Santa Felicita" dominava sulla pianura paludosa.

 
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