L'antico vulcano del Circeo

di Gianluigi Proia
da Mystero n.50 di luglio 2004
Mondo Ignoto SrL

La "total-nebbia" di Ulisse

Identificata quindi, a suo avviso al di là di ogni ragionevole dubbio, l'antica Lamo con la moderna Terracina, l'attenzione dell'abate Testa si sposta su quel che, secondo Omero, avrebbe visto Ulisse una volta sbarcato su uno scoglio nei pressi di quel porto, e cioè:

Lavor di bue non si scorgea, ne' d'uomo
Sol di terra salir vedeasi un fumo.

Ulisse, in altre parole, non vedeva davanti a se' da quello scoglio praticamente nulla, sottolinea Testa, se non un fumo continuo che scaturiva dal suolo e che proprio per la sua densità impediva di scorgere cosa c'era nel territorio circostante.

Ricordando lo scrittore moderno di fantascienza americano Fredric Brown e il suo delizioso romanzo ironico "Assurdo universo", potremmo quindi anche arrivare a dire che, una volta sbarcato a Lamo/Terracina, Ulisse si trovo' tutto circondato da una specie di "total-nebbia", ovvero da quella nebbia fittissima che nell'ipotetico (ma divertentissimo...) mondo futuro descritto in quel libro avvolge ogni notte New York rendendo impossibile a chiunque di vedere anche a un solo metro di distanza.

E qui bisogna far notare che questo concetto di Omero del fumo che sale lentamente dalla terra e che è, proprio come la fantascientifica "total-nebbia" di Brown, tanto fitto e denso da nascondere ogni cosa alla vista di Ulisse, viene espresso in maniera assai marcata nel testo originale di quel canto dell'"Odissea", mentre le varie traduzioni in italiano e in latino di quel passo del poema sono sempre state molto più vaghe e meno tassative a questo proposito.

(rev.1 23/10/2004)