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L'antico vulcano del Circeo di Gianluigi
Proia Il porto delle nebbie Nel Settecento si discuteva molto
in ambito accademico (ma non solo...) in merito alla individuazione
dei luoghi in cui Omero aveva ambientato le avventure di Ulisse.
Nell'ambito di tale controversia particolarmente accesa era la discussione su dove potesse essere localizzata nella narrazione omerica la città di Lamo, un florido centro abitato dai Lestrigoni, a sei giorni di navigazione dalle isole Eolie. Secondo Cluverio tale città poteva essere individuata nei pressi di Gaeta, mentre secondo altri, che si basavano prevalentemente su quanto scritto in proposito da Cicerone e da Plinio, Lamo era localizzabile nei dintorni di Formia. Invece l'abate Domenico Testa, in disaccordo con gli uni e gli altri, nel suo scritto "Lettera sopra l'antico Vulcano delle Paludi Pontine" avanza una terza ipotesi che maggiormente si adatterebbe, per caratteristiche geografiche, alla descrizione del luogo in cui si sarebbe trovato il porto di quella città. Scalo così' viene presentato nell'"Odissea" da Omero:
Un porto dunque, quello di Lamo, che in altre parole sarebbe stato circondato da altri scogli che lo avrebbero delimitato in modo da lasciare solo uno stretto ingresso. La città vera e propria poi non si sarebbe trovata al livello del mare, più all'insu', tanto che per raggiungerla, una volta sbarcati, si doveva:
Quel centro abitato avrebbe quindi sovrastato il porto, in cui sarebbe approdato Ulisse, ed era situato in collina a ridosso dei monti più alti. A questo punto per l'abate Domenico Testa non ci sono più
dubbi. Cio' sarebbe suffragato da questa indicazione orografica, come evidenzia l'abate veneto ricordando, fra l'altro, come il nome stesso di quella piccola ma bellissima cittadina pontina, secondo Strabone, derivi "dall'asprezza de' montuosi scogli, a quale è sovrapposta". Le caratteristiche poi del porto di quel centro tirrenico indicate da Omero sarebbero molto simili, se non del tutto coincidenti, con quanto riportato anche da altri autori come Giulio Capitolino che lo chiamo' "Angiporto", o come il Contatori che descrivendolo scrisse: "Eo quod, os ejus esset angustum, ut etiam nunc cuibilet videre est". (rev.1 23/10/2004) |
