L'enigma del portolano

di Gianluigi Proia
da Flash Magazine n.7 di luglio 2003
Promograph Communication sas

Portolano di DulcertNello scorso novembre in un convegno dedicato al "Turismo Possibile" organizzato dall'"Unione industriale della provincia di Frosinone" lo scrittore e paleotecnologo Mario Pincherle, in un intervento in videoconferenza, ha rilanciato l'ipotesi della possibile presenza, ancora in tempi storici, di un lungo fiordo che dal Mar Tirreno, attraverso la pianura pontina, sarebbe penetrato nella terraferma fino a toccare parte del territorio della Ciociaria permettendo, di fatto, a centri come Alatri e Ferentino di essere bagnati dal mare.

Tesi questa che Mario Pincherle conosciuto dal grande pubblico anche per le sue partecipazioni ad alcune puntate di una trasmissione televisiva di notevole successo ("Stargate Linea di Confine"), in gran parte aveva già, per sommi capi, anticipato nel saggio "La civiltà Minoica in Italia" pubblicato nell'autunno del 1990. Una teoria suggestiva allo stato difficilmente dimostrabile ma che in alcune sue parti è condivisa da altri ricercatori come Sebastiano Gallone, tra i collaboratori del sito internet www.circei.it, che più volte ha sottolineato che, ad esempio, "Alatri da l'impressione di essere una città edificata su una scogliera a picco sul mare".

Abbiamo detto, non a caso, allo stato in quanto in una conferenza svoltasi negli ultimi giorni dello scorso maggio a Milano, sono emersi degli elementi che, perlomeno ad una sommaria analisi, potrebbero essere interpretati come una prima, anche se parziale, conferma di quanto sostenuto da Mario Pincherle. Sull'argomento abbiamo sentito lo studioso milanese Marco Zagni, esploratore con all'attivo numerose campagne di ricerca nell'America del Sud che su queste esperienze ha recentemente pubblicato il saggio "L'impero Amazzonico", da sempre molto attento a tutti i possibili scenari della "protostoria" alternativa.

Marco ZagniZagni, ha seguito l'incontro, svoltosi lo scorso 29 maggio presso il centro "Eureka" di Milano dedicato alle "Civiltà Italiche dei Vulcani". Senza voler entrare nello specifico, per non anticipare nulla, che non riguardi specificatamente l'argomento di cui stiamo trattando, di quanto sarà pubblicato prossimamente, il fiordo teorizzato da Pincherle allora sarebbe veramente esistito?

"Probabilmente più che di un vero e proprio fiordo si trattava di un golfo che arrivava ai piedi dei colli Albani. Una grande insenatura le cui estremità, con ogni probabilità, erano Anzio e il Circeo e il cui bacino si estendeva per decine di chilometri nell'attuale terraferma interessando anche la Ciociaria, o perlomeno una sua parte significativa. Ma andiamo con ordine.

Secondo quando emerso dall'originale conferenza di archeologia di frontiera, a cui ha accennato nella sua domanda, nella protostoria del Lazio Sud sarebbe esistita una popolazione, fino ad ora sostanzialmente sconosciuta, in possesso di discrete conoscenze tecnologiche in particolare in campo nautico. Una prova di questo assunto sarebbe la scoperta sul fondo del lago di Nemi, negli anni Trenta di due navi, di cui una lunga più di ottanta metri e a quanto pare costruita con tecniche incredibilmente moderne, almeno secondo un trattato, pubblicato nel 1946, quando le stesse erano state già distrutte, scritto da un'ingegnere navale italiano. Imbarcazioni la cui costruzione viene attribuita ai Romani ma che invece potrebbe essere opera di questo popolo, in qualche modo identificabile con i mitici pelasgici, le cui radici culturali risalirebbero ad un'epoca ancora più remota e probabilmente, perlomeno al momento, difficilmente determinabile. Come sostiene Pincherle, questa cultura potrebbe esser parte di una molto più ampia sviluppatasi non solo nell'area del Mediterraneo occidentale, ma che ritengo non avesse nessun rapporto con la Mesopotamia in particolare, e con il Medio Oriente più in generale. Probabilmente si trattava di epigoni di quella misteriosa civiltà dell'Epoca Glaciale di Wurm che negli ultimi anni, con sempre maggiore frequenza, si considera sempre più la fonte ispiratrice dell'Atlantide platonica.

D'altra parte Platone non scrisse che Atlantide, nelle ultime fasi della sua esistenza, aveva stabilito delle colonie a Tirrenia? Naturalmente Tirrenia non può essere che l'ltalia, in particolare quella centrale". Al di là dello scenario complessivo che ci ha delineato, in questa fase è stata data nuova attenzione ad un elemento oggettivo che sembrerebbe tale da poter dare maggiore sostanza a tali supposizioni. Qual è questo riscontro?

Particolare del portolano"Si tratta di una carta nautica disegnata nel 1339 da Agostino Dulcert e per questo denominata il "Portolano di Dulcert". Ebbene questa carta analizzata dal professor Charles Hapgood nel suo bestseller "Maps of the ancient Sea Kings" (che finalmente dal prossimo autunno sarà disponibile anche in italiano nelle edizioni "Mondo Ignoto") presenta un profilo dell'Italia Centrale molto diverso rispetto a quello conosciuto e non certo per l'imperizia del disegnatore.

Il Portolano infatti, secondo quanto scrive Hapgood "presenta correttamente non solo la longitudine del Mediterraneo e del Mar Nero ma anche la posizione di ben cinquanta località in tutta Europa fra cui Cagliari, Capo Passero, e Trieste. Elementi che fanno pensare che l'estensore avesse nozioni scientifiche e cartografiche tali da far ritenere assolutamente improbabile che non avesse saputo delineare con esattezza i reali contorni delle coste tirreniche dell'Italia centrale.

Esiste solo una spiegazione, per quanto difficile da digerire, che appaia in grado di chiarire questa apparente incongruenza: Dulcert ha copiato la sua carta nautica da un'originale molto più antico che rappresentava il contorno delle coste esattamente come era nel momento in cui fu tracciata. Questo, in altre parole, vuol dire che quando tu elaborato l'originale, il "portolano normativo" come lo definisce Hapgood, effettivamente le cose erano come sono riportate sulla carta.

A suo avviso quanto fu disegnato l'originale? "Considerando che il portolano presuppone un livello del mare maggiore di circa cento metri rispetto all'attuale sicuramente prima dell'ultima glaciazione. Ritengo che l'ipotesi più attendibile faccia pensare all'ultima fase interglaciale di Wurm, ad opinione dei climatologi uno dei periodi più caldi nella storia del nostro pianeta, con una certa approssimazione tra i quarantamila e i ventottomila anni fa. Un periodo decisamente lontano nel tempo, ma il primo geologicamente parlando compatibile con quanto indicato graficamente da Dulcert".


Cos'e' un portalano...

Il "portolano" e' libro che contiene la descrizione delle coste e dei porti con tutte le relative notizie idrografiche, meteorologiche, etnologiche ed economiche, a uso di chi naviga.

La carta Dulcert

Come l'Italia, anche la Spagna dette un contributo precoce alla nautica e alla cartografia, fin dal XIV secolo, con una vasta produzione di carte portolaniche, ossia carte generali descrittive dell'intero bacino mediterraneo fino al Mar Nero. Sono prevalentemente disegnate su di un'unica pelle con il collo generalmente a sinistra, e presentano un'accentuata disorientazione verso Est, cosicché il bacino occidentale è praticamente allineato al bacino orientale. Sono attraversate dal consueto reticolo di "rombi" o semirette incentrate su rose dei venti regolarmente distribuite. Il disegno è policromo e ulteriormente ravvivato dall'oro e dall'argento, mentre i diversi colori hanno una precisa funzione nel distinguere, per esempio, i venti principali dai mezzi venti e dalle quarte, oppure le località costiere più rilevanti. Le prime carte, tuttavia, sono solitamente lineari, rappresentando solo la linea di costa con i relativi toponimi ad essa fittamente perpendicolari, mentre l'entroterra è spoglio, sia perché i dettagli interni erano inutili ai fini della navigazione, sia perché l'informazione geografica era carente. Queste caratteristiche si ritrovano sulla carta di Angelino Dulcert del 1339, tra i primissimi documenti cartografici medievali, sulla quale un'iscrizione informa che 'hoc opus fecit Angelino Dulcert ano M CCC XXX VIIII de mense Augusti in civitate maioricarum'. Sembrerebbe quindi un capolavoro di origine maiorchina. Tuttavia gli studiosi hanno dibattuto per oltre mezzo secolo sulla questione della nazionalità dell'autore. Nel 1887 era stata infatti scoperta a Firenze una carta sicuramente italiana, del 1325 o 1330 (la data in numeri romani non è chiaramente leggibile), di cui l'autore era stato con difficoltà individuato in Angelino Dalorto o Dalorco, dal paese ligure di Orco Feglino: la somiglianza fra le due carte induceva a considerarle opera dello stesso cartografo. Il nome del cartografo è lo stesso, ed è un nome tipicamente ligure; l'iscrizione della carta italiana è del tutto simile a quella della carta Dulcert, e su quest'ultima compare una scritta che esprime un elogio all'Italia, definita 'grande tra tutte le altre regioni', che sembra poco verosimile da parte di un artefice maiorchino.

vedere anche:
http://www.sapere.it/tca/minisite/geografia/mondi_carta/id25.html

 

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