Entro una valle, il palagio trovarono
bello di Circe,
tutto di lucidi marmi, in mezzo a un'aprica pianura. 210
Tutto d'intorno, lupi movevano e alpestri leoni,
ch'essa tenea domati, perché li molceva con filtri;
né s'avventarono punto sugli uomini, e invece, levati
su piè, le lunghe code festosi agitavano tutti.
Come al padrone che torna da mensa costumano i cani 215
scodinzolare, ché sempre con sé porta qualche leccume:
così lupi ed unghiuti leoni d'intorno ai compagni
scodinzolavano; e quelli temevan, veggendo le fiere.
Stettero innanzi alla soglia di Circe dal fulgido crine.
E udir la bella voce di Circe che dentro cantava 220
ed una tela grande tesseva, immortale, siccome
l'opere son delle Dive, son fini eleganti fulgenti.
Primo a parlare prese Polite, signore di genti,
ch'era fra tutti i compagni l'esimio, il più caro al mio cuore:
"Compagni miei, c'è una lì dentro che tesse una tela 225
e dolcemente canta, che tutta n'echeggia la casa,
non so se donna o diva: su, diamole presto una voce".
Subito Circe aperse le fulgide porte, uscì fuori,
e l'invitò. Tutti quanti le tennero incauti dietro:
solo Euriloco fuori restò, che temea qualche inganno. 230
Circe, condottili dentro, su seggi e su troni li assise,
cacio per essi intrise con miele dorato e farina,
con vin di fiamma; e filtri maligni mescé nell'intriso,
ché della terra nativa ricordo nei cuori non restasse.
Ora, poi che Circe ebbe offerto, quegli altri ingoiato l'intriso,
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li colpì con una verga, li rinchiuse dentro il porcile;
e già di porci avevano le setole, muso, grugnito,
tutto l'aspetto: soltanto la mente era quella di prima.
Furon così rinchiusi, che urlavan, piangevano; e Circe
ghiande per cibo ad essi gittò, corniole, lecciole, 240
tutte vivande dei porci, che sempre grufano a terra.
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Il palazzo di Circe

Chi era veramente la Maga Circe?
Come ancora oggi si accavallano
varie teorie su chi era la Sibilla di Cuma, anche la maga Circe
non ne ha da meno. Trova coincidenza il fatto che nel Circeo
vi si trovasse, a dir degli antichi romani, un'erba miracolosa
contro i veleni. Ulisse per annullare gli effetti dei filtri
di Circe mangerà quest'erba e così potrà salvare i suoi compagni.
Secondo un nostro parere Ulisse, partendo dalle sponde del lago
di Paola, seguirà i predetti larghi muraglioni attraversando
le colline di lecci e sughere per giungere, dopo aver superato
il fiume di Mezzo Monte (porta sul precedente capitolo "quale
è il fiume che sboccava nel golfo"), sul Promontorio del Circeo.
Arriverà nell'antica città dei Circeii ove troverà una donna
che aveva catturato i suoi uomini. Potenzialmente l'antica città
dei Circei doveva essere abitata ancora dai suoi costruttori
che periodicamente diminuivano di numero in quanto dovevano
badare alle greggi che stagionalmente facevano transumare nei
vicini monti al di là della pianura Pontina. Rimaneva a guardia
della rocca un gruppo di uomini, forse comandati da una bella
regina. Questo nucleo suppliva alla sua ridotta entità numerica
con l'astuzia e l'approntamento di trappole. Non si può escludere
che i compagni di Ulisse caddero prigionieri a causa di queste
trappole e furono rinchiusi nei recinti vuoti delle greggi dei
Circei. Da quanto detto si spiega la similitudine con una bella
donna che trasformava gli uomini in animali per rinchiuderli
in recinti.
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La Maga Circe al Circeo?
Nel
tempo molti sono stati coloro che hanno cercato di dimostrare
la veridicità della collocazione della Maga Circe sull'omonimo
monte.Già
all'inizio del VII secolo a.C., in seguito
alla navigazione dei Calcidici, l'Isola EEA viene identificata
col Circeo. Omero, in una vivace e colorita descrizione delinea
questi luoghi negli aspetti paesaggistici e topografici e ne
fa la costa ove approdò Ulisse. Le affermazioni di Omero, nel
tempo, sono state avvalorate da altri storici, poeti e scrittori
di scienze naturali, come Esiodo nel suo Teogonia, Eschilo,
Teofrasto, Presudo-Scylax. Apollonio Rodio nelle Argonautiche.
Infine Strabone in età augustea, il quale asserisce che
al Circeo i sarcedoti mostravano sia il sepolcro di Elpenore
che la coppa di Ulisse e i rostri della nave. Ma lo scetticismo
è la mancata correlazione del Circeo con le descrizioni dell'odissea,
fa dubitare sulla reale collocazione in tale luogo della residenza
della Maga. Risolvere
questo dilemma, all'inizio del terzo millennio, è molto improbabile,
ma provare a confrontare quanto illustrato nell'Odissea con
quello che oggi si sa del territorio del Circeo porta a delle
interessanti riflessioni. In sintesi, la Maga Circe, secondo
la mitologia greca, nasce da Elio e dalla ninfa Perseide. Grazie
a delle pozioni magiche ella riusciva a trasformare gli uomini
in animali lasciandoli in possesso del raziocinio e liberi di
andare sull'isola del Circeo. L'eroe Greco Ulisse la incontrerà
nel suo vagabondare e per liberare i suoi compagni, trasformati
dalla semidio in maiali, mangerà un erba che lo renderà immune.
Infatti Circe, sorpresa dal fatto che qualcuno potesse resistere
ai suoi poteri magici, si innamorò di lui e acconsentì a ridare
le sembianze umane agli sventurati. Ulisse rimase sull'isola
per un anno e, quando decise di partire la Maga gli indicò come
avrebbe potuto trovare la rotta per Itaca dalle indicazioni
del Tebano Tiresia che avrebbe incontrato da vivo nel regno
dei morti. Quanto detto delinea già un primo problema, cioè
l'identificazione del Circeo quale isola e non promontorio come
d'altronde oggi lo è.
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(rev.3 3/12/02)
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