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Metamorfosi, XIII-XIV
"Il Picchio Rosso"
Pico, Canente e... Circe
 

 

Pico, figliol di Saturno, regnò nell’Ausonia: amante fu di cavalli giovevoli in guerra e di forme era bello…

(Pico è ammirato e amato dalle Ninfe)

…ma il giovane le disprezzava
tutte e onorava soltanto una ninfa, cui sul Palatino
dicono che partorisse Vinilia da Giano bifronte.
Come costei per l’età fu matura alle nozze, prescelse
Quale marito in Laurento fra gli altri moltissimi Pico.
Bella d’aspetto, ma meglio per l’arte del canto, Canente
fu nominata…

(Uscito nell'agro romano a caccia di cinghiali si inbatte in Circe...)

Anche la figlia del Sole per quelle medesime selve
era venuta, per scegliere l’erbette cui sui colli feraci,
avea lasciato quei campi da lei così detti circei.
Quando nascosta nel mezzo ai cespugli quel giovane vide,
stupì lasciando cadere quell’erbe che aveva raccolte,
e le sembrò che per tutte le vene scorressele il fuoco.
Come riebbe la mente dal fervido ardore, sul punto
fu di svelargli il suo amore; ma i servi, che gli erano attorno,
e del cavallo la corsa vietarono che l’accostasse.
"Non fuggirai, ella grida, quand’anche ti portino i venti…

(Circe fa apparire davanti al giovane un finto cinghiale; Pico lo insegue affinchè non è costretto a scendere da cavallo quando si accorge di aver smarrito la scorta dei compagni. Avviene quindi l'incontro.)

"Oh pe’ tuoi occhi che il cuor m’hanno preso; per la tua bellezza,
o giovinetto grazioso, che spinge me diva a pregarti,
porgi soccorso al mio ardore ed accogli tuo suocero il Sole,
che tutto vede né duro spezzar la titanide Circe!"

(Pico rimane fedela alla moglie Canente e Circe, adirata " lo tocca con verga": Pico fuggendo si stupì di correre più del normale)

vede che il corpo è pennuto e, sdegnato che qual nuovo uccello
voli nei boschi del Lazio, col rigido becco trafigge
gli alberi duri e con ira dà colpi nei lunghi tronconi.
Prendon le penne il vermiglio color del mantello: la fibbia,
l’or, che stringeva la veste, diventano piume e si tinge
d’oro la testa e di Pico riman sol il nome che aveva.

(Intanto i compagni di caccia lo cercano dappertutto finché scoprono Circe e la minacciano chiedendo la restituzione del loro re. Ma questa li trasforma tutti in esseri mostruosi. Canente attende invano il marito, partecipa con i servi alla ricerca "e per sei giorni e sei notti non dorme e non mangia". Infine cade sfinita sulla riva del Tevere.)

…L’afflitta qui sommessamente pianto
versava e parole dal duol modulante, si come
cigno che canti morendo le funebri note…;
quindi svanisce nell’aria leggera.

(traduzione di F.Bernini, collezione "Poeti di Roma" edita da Zanichelli)

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