Fondazione di Circei - Circeo - Storia e Leggenda

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Fondazione di Circei

Storia

Deduzione della colonia Romano-Latina

La fondazione di Circei, ovvero la deduzione di una colonia Romano-Latina, secondo l'autorevole testimonianza di Diodoro (XIV, 102,4) è fatta risalire all'anno 393 a.Cr., anche se gli annalisti Tito Livio (I, 56,3) e Dionigi (IV, 63,1) riportano la fondazione al 510 a.Cr. attribuendola a Tarquinio il Superbo ed aggiungendo il particolare che i coloni romani sarebbero stati poi espulsi dai Volsci.


Il territorio della colonia latina di circei, seondo il Pareti, arrivava almeno sino al Flumen Antiquum (Sisto) e comprendeva uno o più laghi Pontini, un'estensione territoriale pari a circa 100 Km quadrati (il triplo del territorio odierno).

La colonizzazione era un atto ufficiale dello Stato, regolato da leggi e procedure con il quale i romani intendevano un sistema di espansione del loro Stato, attuato attraverso lo stanziamento di nuove comunità su porzioni di terra confiscate ai nemici vinti.

La decisione di fondare una colonia nella fase di espansione del dominio romano in Italia era dettata, almeno fino alla fine del III secolo a.Cr., soprattutto da esigenze militari; successivamente ebbe un peso l'esigenza di distribuire terra alle grandi masse di nullatenenti che costituivano un pericolo sociale, o di ricompensare i veterani dell'esercito con l'assegnazione di un podere.

Le colonie erano di due tipi diversi, a seconda della cittadinanza e dello statuto che Roma impneva: colonie di diritto romano e colonie di diritto latino. Questa differenza, che aveva effetti sulle istituzioni, sull'estensione e sulla stessa vita che vi si conduceva, era dovuta alla riluttanza di mandare stabilmente cittadini romani lontano da Roma.

Circei era una colonia di diritto latino. Questa colonia, formata da romani e latini, era una comunità autonoma e i loro coloni perdevano la cittadinanza di origine e diventavano cittadini della nuova comunità. Quando nel 338 a.Cr., Roma stabilì il suo predominio sul Lazio conservò a sette delle vecchie colonie (Circei, Ardea, Nepet, Norba, Setia, Signia e Sutrium) il titolo e lo status di colonie latine, comunità tecnicamente non romane, ma legate a Roma da strettissimi vincoli.

Circei (rifondazione del 395 o del 393)

Secondo gli storici antichi Circeii venne fondata da Tarquinio il Superbo sul promontorio del Circeo, una sorta di appendice distaccata dei Monti Lepini che si affaccia sul mar Tirreno e chiude, verso ovest, il golfo di Terracina. Non si conosce l’ubicazione della colonia regia, ma è probabile che sia la medesima della colonia rifondata nel 395 o 393, riconosciuta nell’odierna San Felice Circeo.

Livio e Dionigi di Alicarnasso, dopo aver attribuito all’ultimo dei Tarquini la stipulazione di un trattato con i Latini appartenenti alla lega del lucus Ferentinae, concordano nel mostrare il dinasta etrusco impegnato nella conquista di Suessa Pometia e in due iniziative coloniarie di vaste proporzioni e ad una ragguardevole distanza da Roma: Signia e Circeii. Nel passato gli studiosi hanno dato scarso credito a tali notizie, spesso inficiate da lacune e da contraddizioni: sembrava improbabile che alla fine dell’età regia Roma avesse inviato a questi estremi confini del Lazio delle guarnigioni di coloni. Allo stato attuale della ricerca, le prospettive sono mutate: le imprese coloniarie realizzate dal Superbo lungo quella che è stata definita da Domenico Musti una «linea di frizione volsco-romana o volsco-latina» appaiono del tutto comprensibili.

Nella fondazione della colonia di Circei, come in quella di Signia, si sarebbe realizzata la politica di Tarquinio, garante del nomen Latinum: le due colonie, praesidia urbi futura terra marique, dovevano fronteggiare sul versante interno la penetrazione volsca, sul versante tirrenico la minaccia cartaginese, come s’inferisce dal primo trattato fra Roma e la potenza punica. In relazione a Circei, tracce significative di una monumentalizzazione inquadrabile cronologicamente al termine dell’età regia sono una preziosa conferma ai dati forniti dalle fonti letterarie: a Colle Monticchio, una balza del promontorio nei pressi di San Felice Circeo, è stato riconosciuto un tempio la cui prima fase risalirebbe appunto alla fine del VI secolo. Tale santuario ha restituito una testa di Sileno, inquadrabile cronologicamente al più tardi ai primi anni del V secolo, del tipo che compare a Roma (tempio dei Dioscuri), a Signia fondata contemporaneamente a Circeii e a Satricum.

Circei cadde nelle mani dei Volsci agli inizi del V secolo: la presa della colonia ad opera di Coriolano passato al nemico, quale si evince dalla tradizione letteraria, documenterebbe la conquista volsca della città. È probabile che i Romani siano stati in grado di riconquistare Circei solo agli inizi del IV secolo, dato che nel 393, secondo la succinta testimonianza diodorea, vi inviarono una seconda colonia. Livio, che in relazione al 393 non accenna affatto all’eventuale ricolonizzazione di Circei, in un luogo delle storie relativo al 395, menziona l’invio di una colonia nel territorio dei Volsci, decisa dal senato in risposta alle incalzanti richieste della plebe che miravano alla divisio et adsignatio dell’agro veientano conquistato l’anno precedente:


Romae interim multiplex seditio erat, cuius leniendae causa coloniam in Volscos, quo tria milia civium Romanorum scriberentur, deducendam censuerant, triumvirique ad id creati terna iugera et septunces viritim diviserant.

Il passo, particolarmente dettagliato, oltre a ricordare la creatio dei triumviri, preposti alle operazioni di impianto della colonia, c’informa sull’entità del corpo coloniario e sulla quantità di terreno assegnato ai beneficiari della deduzione: per l’occasione sarebbero stati arruolati 3000 cives Romani, ai quali i triumviri avrebbero assegnato tre iugeri e sette dodicesimi di terra. Come noto, alcuni studiosi hanno riferito la notizia liviana della deduzione in Volscos a Vitellia, che lo storico patavino qualifica come colonia in un luogo delle storie relativo al 393, ma che colloca nel territorio controllato dagli Equi e non dai Volsci. Che la colonia in questione venga invece dedotta in Volscos è ribadito in un successivo passo liviano, dove l’annalista accenna al malcontento dei plebei per essere ‘relegati’ nel territorio lontano ed ostile dei Volsci, quando essi avrebbero di gran lunga preferito insediarsi nella fertile e vicina campagna veiente da poco conquistata ed annessa:

ea largitio sperni coepta, quia spei maioris avertendae solacium obiectum censebant: cur enim relegari plebem in Volscos, cum pulcherrima urbs Vei agerque Veientanus in conspectu sit, uberior ampliorque Romano agro?


Che la colonia sia da ascrivere a Circei, decisa e fondata nel 395 (Livio), oppure decisa nel 395 (Livio) e fondata nel 393 (Diodoro), è altamente probabile, anche se non si può escludere che il vago accenno liviano sia da riferire a Setia, di cui conosciamo l’anno del supplemento (382) ma non quello della prima deduzione.

Circei, che nel grande riassetto politico del 338 non mutò condizione giuridica e mantenne lo statuto originario, compare nel catalogo liviano relativo al 209 fra le dodici colonie latine renitenti ad adempiere ai propri obblighi militari. Essa, quindi, al di là delle solite contraddizioni in cui cade Livio il quale, in vari passi, la qualifica come una colonia romana, o di cittadini romani, fu una colonia federale di diritto latino.
Rimane da chiarire quando tale statuto, che sopra ho definito originario, le venne attribuito: se in occasione della prima fondazione ad opera di Tarquinio il Superbo, oppure nel 395 o 393, quando Circei fu oggetto di una seconda colonizzazione.

Considerato che le fonti annalistiche attribuiscono al Superbo l’iniziativa coloniaria di Circei mentre vigeva il foedus con i Latini appartenenti alla lega del lucus Ferentinae, si potrebbe vedere nella colonia regia di Circei una sorta di ‘colonia latina’, modello delle future fondazioni federali di V-IV secolo: tale statuto ‘latino’ sarebbe poi stato mantenuto o eventualmente ‘aggiornato’ nella ricolonizzazione del 395 o 393. Tuttavia non si può nemmeno escludere che l’attestata condizione latina di Circeii dipenda esclusivamente dalla seconda iniziativa coloniaria che la riguardò agli inizi del IV secolo, realizzata nel quadro della collaborazione federale. In tal caso la perdita della civitas optimo iure e l’acquisizione del diritto latino dovettero senza dubbio acuire il malumore che Livio riferisce alla plebe romana ‘esiliata’ in Volscos.

Approfondimenti e fonti

Su Circei (odierna San Felice Circeo): Hülsen 1899, 2565-2566; Lugli 1928; De Rossi 1973; Lanzuisi 1973; Righi 1981a; Righi 1981b; Calzecchi Onesti - Tamburini 1981-82; Coarelli 1982, 300-308; Righi 1984; Cancellieri 1984, 793-795; Cébeillac Gervasoni 1987; Cristofani 1987a, 101, 107, 115-116; Sampieri 1989; Quilici 1990, 217; Lanzuisi 1992; Quilici - Quilici Gigli 2005; Mengarelli 2006.

Dionigi d'Alicarnasso Hal. IV 63, 1: Κιρκαίαν δὲ κατὰ λογισμόν, ὅτι τοῦ Πωμεντίνου πεδίου μεγίστου τῶν περὶ τῇ Λατίνῃ καὶ τῆς συναπτούσης αὐτῷ θαλάττης ἔκειτο ἐν καλῷ· Cf. Cic. rep. II 24, 44.

Le mura dell’abitato di Circei, caratterizzato da una pianta molto semplice a forma di rettangolo allungato, sono di I maniera, certamente molto antiche [Lugli, che inizialmente aveva inquadrato queste mura al IV secolo (Lugli 1928, 17), in seguito alzò la loro datazione al VI secolo (Lugli 1947, 300); per Coarelli (Coarelli 1982, 304) tali mura sono le fortificazioni originarie della colonia regia]; sull’acropoli poi è stata rinvenuta una cisterna a tholos del tipo arcaico, analoga a quella del Palatino e a quella dell’acropoli di Norba: Righi 1981b, 72-73; Coarelli 1982, 301, 304; Cancellieri 1984, 793-794; Cébeillac Gervasoni 1987, 306; Quilici 1990, 217. Sulle mura, da ultimo, Quilici - Quilici Gigli 2005, 140: gli studiosi attribuiscono la forma urbis di Circei e con essa la cinta muraria alla fondazione del 393.

Liv. II 39, 2: Circeios profectus [sc. Cn. Marcius Coriolanus] primum colonos inde Romanos expulit liberamque eam urbem Volscis tradidit. Dion. Hal. VIII 14, 1: καὶ ὁ Μάρκιος οὐθὲν ἔτι διαμελλήσας ἧκεν ἄγων τὴν δύναμιν ἐπὶ Κιρκαίαν πόλιν, ἐν ᾗ κληροῦχοι Ῥωμαίων ἦσαν ἅμα τοῖς ἐπιχωρίοις πολιτευόμενοι. Dal luogo dionigiano si evince un ulteriore dato interessante, vale a dire che a Circei i coloni Romani vivevano assieme agli indigeni reggendosi, pare, secondo il medesimo ordinamento coloniario.

Liv. II 39, 2: Circeios profectus [sc. Cn. Marcius Coriolanus] primum colonos inde Romanos expulit. Cf. Dion. Hal. VIII 14, 1: καὶ ὁ Μάρκιος οὐθὲν ἔτι διαμελλήσας ἧκεν ἄγων τὴν δύναμιν ἐπὶ Κιρκαίαν πόλιν, ἐν ᾗ κληροῦχοι Ῥωμαίων ἦσαν ἅμα τοῖς ἐπιχωρίοις πολιτευόμενοι. Plut., Cor. 28, 2: ἐπὶ Κίρκαιον, πόλιν ἀποικίδα Ῥωμαίων. Anno385 (Broughton 1951, 101): Liv. VI 17, 7: per eosdem dies Latinis et Hernicis, simul colonis Circeiensibus et a Velitris, purgantibus se Volsci crimine belli captivosque repetentibus, ut suis legibus in eos animadverterent, tristia responsa reddita, tristiora colonis, quod cives Romani patriae oppugnandae nefanda consilia inissent. Anno 340 (Broughton 1951, 135-137): Liv. VIII 3, 9: praetores tum duos Latium habebat, L. Annium Setinum et L. Numisium Cerceiensem, ambo ex coloniis Romanis. Da quest’ultimo passo liviano si evince un’ulteriore contraddizione: i due pretori, sommi magistrati a capo del Nomen Latinum nella guerra contro Roma, sarebbero originari di due colonie civium Romanorum, che successivamente, entrambe, vengono menzionate da Livio nell’elenco delle dodici colonie latine che nel 209 si dichiarano riluttanti a fornire a Roma i contingenti militari richiesti.

Eventi del 393 a.Cr.
(Fonte Wikipedia)


  •    Alla morte di Neferites I, suo figlio Muthis diventa re d'Egitto, ma viene rovesciato dall'usurpatore Psammuthis.

  •    Aminta III diventa re di Macedonia dopo un periodo di interregno. (anno approssimato)

  •    Antalcida di Sparta si reca a Sardi per insidiare la pace tra ateniesi e persiani.

  •    Una risoluzione ateniese premia il poeta Filosseno di Citera.

  •    Conone, un anno dopo la vittoriosa battaglia a Cnido contro gli Spartani, rientra ad Atene trionfante e con una quantità d'oro tale da  poter ricostruire le le mura che collegavano il porto del Pireo ad Atene.

  •    Roma:  Consoli Lucio Lucrezio Tricipitino Flavo e Servio Sulpicio Camerino

agg.1 24.09.2005
14 Agosto 2012 | agg.3

 
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