La Villa dei Quattro Venti - Circeo - Storia e Leggenda

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La Villa dei Quattro Venti

Storia

La Villa, giunta sino a noi, è verosimilmente di epoca sillana (a partire dall'83 a.Cr.), e ricalca il progetto edilizio, rivoluzionario per l'epoca, di un santuario dedicato a Venere, protettrice della fortuna del nuovo dittatore, Lucio Cornelio Silla, un nuovo culto destinato a mettere in ombra la più antica divinità, rivolto verso il porto e le attività commerciali e non più verso la città e le attività agricole del territorio. Se le indagini archeologiche verranno confermate, la struttura si inserisce nel quadro dei grandi santuari repubblicani del Lazio, costruiti tra la metà del II e la metà del I secolo a.C. in posizioni scenografiche e dominanti, su imponenti sostruzioni a terrazze.


Viene utilizzata la nuova tecnica edilizia del cementizio, recentemente elaborata a Roma, con le forme degli ordini architettonici, derivate dalla tradizione ellenistica. Il modello per la disposizione scenografica su terrazze digradanti può riferirsi ai grandi santuari della città di Pergamo, in Asia Minore, mentre i templi sorgono su alti podi e privi del colonnato sul retro. Le terrazze sono spesso circondate da portici su tre lati e spesso le arcate e le volte si affiancano o vengono nascosti dai colonnati.

Planimetria della prima terrazza:



La villa è comunque maestosa nelle sue dimensioni, circa 8.000 metri quadrati, comprende tre terrazze. Nel lato est si natano i restauri eseguiti dal Principe Poniatowsky, oltre l'impianto di un frutteto, di una vigna e di un giardino sullo spiazzo delle rovine. Qui eresse il padiglione dei Quattro Venti, a forma di piccola torre, dove il nobile era solito recarvisi per respirare l'aria balsamica del mare.


L’ex triumviro, Marco Emilio Lepido rimase al Circeo fino alla morte (13 a.Cr.), la tradizione vuole che la sua dimora sia da identificarsi in questa villa, poco al di sotto del centro storico lungo la strada che conduce al porto. Dissente da questa teoria, invece, Giuseppe Lugli (archeologo e docente ordinario di Topografia romana), che ritiene l’ubicazione della villa di Lepido lungo le sponde del lago di Paola, dove successivamente sorse la “villa di Domiziano” mentre attribuisce ad un ricco Circeiense la Villa dei Quattro Venti.

XVI. ... Post Pompei fugam collegarum alterum M. Lepidum, quem ex Africa in auxilium euocarat, superbintem uiginti legionum fiducia summasque sibi partes terrore et minis uindicantem spoliauit exercitu supplicemque concessa uita Cerceios in perpetuum relegauit. (Svetonio)

Attualità

29.03.2014 - Villa dei Quattro Venti, trovato l'accordo con i privati (Corriere di Latina)

Comodato d'uso gratuito al Comune per 25 anni: presto l'apertura al pubblico del sito archeologico. In corso lavori di sistemazione. La Villa del Quattro Venti al Circeo sarà presto aperta al pubblico. Si tratta del sito archeologico che si trova a ridosso del centro storico, sulla propaggine Sud orientale del promontorio.

IL TEMPIO RITROVATO. Il complesso è stato oggetto qualche anno fa di un importante intervento di documentazione plano-volumetrico realizzato da un’équipe di ricerca dell’Università La Sapienza – progetto diretto da Diego Ronchi - in collaborazione con il Comune di San Felice Circeo, l’Ente Parco Nazionale del Circeo, la Soprintendenza per i Beni archeologici del Lazio e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Le indagini effettuate, sia con Gps che con rilievi fotogrammetrici tridimensionali e con prospezioni georadar realizzate dall' Ingv, hanno permesso di ricostruire l'area in 3D e di realizzare le straordinarie scoperte: sono state rinvenute, infatti, tracce di molte strutture sotto i resti della villa, anche detta di Marco Emilio Lepido poiché si ritenne che nella maestosa residenza d'epoca sillana il trumviro vi avesse trascorso il suo esilio fino alla morte, nel 13 avanti Cristo. Tra le strutture rinvenute nel corso della ricerca diretta da Ronchi anche un ipotetico luogo di culto, precedente all’edificazione dell'edificio oggi ancora visibile: la presenza del tempio sarebbe stata avvalorata da una particolare iscrizione saltata fuori durante i rilievi. Dopo lo studio però il sito, interno ad una vasta proprietà privata, è ripiombato in uno stato di abbandono.

INTESA SUL COMODATO. La precedente amministrazione comunale aveva portato avanti un’iniziativa di esproprio per l’acquisizione a patrimonio del Comune del gioiello archeologico. Un discorso che però si è infranto contro i termini scaduti per l'occupazione d'urgenza e lo specchio del dissesto finanziario dell’ente, dichiarato dalla maggioranza in carica guidata dal sindaco Gianni Petrucci. La nuova amministrazione avrebbe così trovato una diversa soluzione, a garanzia della pubblica fruizione del sito, grazie ad un accordo con il 90% della proprietà oggi disponibile ad un comodato gratuito dell’area per quindici anni, rinnovabile per altri dieci. Un’operazione che azzererebbe il costo dell’esproprio. A seguire il complesso l’iter è Franco Domenichelli, delegato del sindaco ai beni storico-archeologici.

GLI OBIETTIVI. Il Comune, grazie al comodato d’uso gratuito del sito, potrà aprire le porte al pubblico dopo un’adeguata sistemazione dell’area attraverso interventi di pulizia e realizzazione di sentieri che consentiranno visite guidate all’interno della villa. I primi lavori sono già iniziati, mentre si attende risposta di contributi per la valorizzazione del sito.

LA PRIMA VISITA DEL SINDACO. Oggi il primo cittadino Petrucci, il delegato Domenichelli e il consigliere con delega ai Servizi Tecnologici Luciano Magnanti hanno fatto un sopralluogo alla Villa di Lepido. Il sindaco è rimasto particolarmente colpito della bellezza del luogo dal quale si può godere uno straordinario paesaggio.

14.12.2013
- Quattro Venti, la villa romana abbandonata al Circeo (Latina 24ore.it)
Villa dei Quattro Venti a San Felice Circeo. Una villa romana di valore inestimabile, ma completamente abbandonata al degrado, il cui recupero è bloccato in una complessa vicenda burocratica, tra espropri mai ultimati e contratti non stipulati.

ESPROPRI “DIMENTICATI” E ABBANDONO. “Il Comune – spiega Luca D’Antrassi, un comproprietario del sito – ha provveduto a occupare il sito archeologico di cui siamo comproprietari. La complessa procedura ha avuto inizio nel 2004. Nel 2010 il Comune di San Felice ha emesso decreto di occupazione, finalizzata all’espropriazione poi avvenuta materialmente il 4.2.2011. L’intento del Comune era quello di istituire un parco archeologico attinente la villa romana attribuita a Marco Emilio Lepido. Il Comune ha fatto scadere inutilmente i due anni utili all’emissione del decreto definitivo di espropriazione. Non ha emesso nulla e da febbraio di quest’anno detiene il fondo illegittimamente (l’occupazione doveva essere tramutata in esproprio entro due anni). Facile immaginare le cause giudiziali e le migliaia di euro buttate in avvocati. Il risultato è quello che si vede nelle foto: abbandono, incuria, frane. Non vi è traccia dell’agognato parco archeologico: il sito è recintato e inaccessibile. Il Comune – continua il proprietario D’Antrassi – ha solo provveduto a tagliare l’erba, ma non nel piano terra”.

IL COMODATO GRATUITO. “Il paradosso di tutta la vicenda – continua D’Antrassi – è che da ormai nove mesi proprio per evitare altri ricorsi e ovviare all’inerzia del Comune noi comproprietari abbiamo predisposto un contratto di comodato gratuito. Secondo un calendario predisposto i visitatori possono accedere al fondo che ci viene restituito. Per due volte a settimana i visitatori possono godere di questa perla rara. Il Comune da parte sua ci restituisce il fondo e lo appresta per renderlo fruibile (agibilità, sicurezza, e tutto il necessario). A parole tutti i responsabili del comune di San Felice si sono detti convinti del contratto, infatti ormai è la forma migliore per contemperare l’interesse pubblico con quello privato. Eppure tutto tace, non si capisce perché ma tutto è immobile”.

LA VILLA. Vicino al centro storico di San Felice, lungo la strada che conduce al porto, si trovano i resti di una villa patrizia detta “dei Quattro Venti”, appartenuta, sembra, all’ex triumviro Lepido. Coinvolto nei giochi di potere del I secolo a.C., compagno d’armi di Silla, questo personaggio venne per così dire “scaricato” da Antonio e Ottaviano, che, non avendo più bisogno di lui, lo spedirono in esilio al Circeo. Lepido, comunque, poteva essere molto meno fortunato, considerando che la sua villa era immersa nella vegetazione e circondata da un panorama invidiabile. Tanto che ci rimase fino alla morte. Le coste del Lazio, come il Circeo, offrivano una dimora ideale, che permetteva di godere di un clima piacevole, di bellezze naturali e paesaggistiche notevoli, una cornice incantevole in cui dedicarsi al celebre “otium”, alla contemplazione, alle conversazioni con amici fidati.


13.04.2013 - I segreti del Circeo, Il santuario ritrovato nella Villa dei Quattro Venti  (Repubblica)

È STATA conosciuta fino a oggi come la Villa dei Quattro Venti, maestosa residenza d' epoca sillana in cui si riteneva che il trumviro Marco Emilio Lepido avesse trascorso il suo esilio fino alla morte, nel 13 a.C. Ma quella magnifica struttura nel cuore del Circeo, con tutta probabilità, non fu una nobile dimora, bensì un santuario. Durante l' esilio, quindi, Lepido non soggiornò tra quelle mura, ma - come sostenuto già nel ' 900 dall' archeologo Giuseppe Lugli - in una residenza sulle sponde del lago Paola: quella che successivamente sarebbe diventata la Villa di Domiziano. Sono scoperte che riscrivono la storia del Circeo e ridisegnano le sue mappe archeologiche, quelle emerse nei quattro anni di studi condotti dalla Sapienza con il supporto del Parco nazionale del Circeo e della Soprintendenza ai Beni archeologici del Lazio. Scoperte che verranno presentate martedì prossimo a Sabaudia nel convegno "Il patrimonio archeologico del Parco Nazionale del Circeo: i risultati degli ultimi anni di studi e ricerche". «Siamo partiti dalla "Forma Italiae" di Lugli del 1928 per rimettere in discussione quel che si sapeva fino a oggi», racconta Diego Ronchi della Sapienza, direttore tecnico del progetto. Le indagini effettuate, sia con Gps che con rilievi fotogrammetrici tridimensionali e con prospezioni georadar realizzate dall' Ingv, hanno permesso di ricostruire l' area in 3D e di realizzare le straordinarie scoperte. «Le indagini georadar hanno rivelato tracce di molte strutture sotto la Villa dei Quattro Venti. Ma a farci identificare quel sito come luogo di culto è stato il ritrovamento fortuito di un' iscrizione», racconta Ronchi. Si tratta, spiega Alessandro Maria Jaia, docente di Aerotopografia archeologica della Sapienza e direttore scientifico del progetto, «di un' iscrizione votiva, una dedica rivolta a una divinità che non abbiamo ancora identificato, anche se stiamo lavorando su alcune ipotesi. È un ritrovamento di fondamentale importanza perché cambia la lettura corrente del monumento». Lo studio dei bolli laterizi nella Villa di Domiziano ha consentito di "completare" quella storia, aggiungendo un indizio per la collocazione della dimora d' esilio di Lepido. Non solo. Le ricerche hanno prodotto un' immensa mole di materiale, su cui si baserà ora «la valorizzazione dell' area archeologica, vero obiettivo di questi anni di ricerche - spiega la Soprintendenza - Con questo progetto abbiamo voluto promuovere la conoscenza del territorio da parte dei cittadini, perché si tratta di un patrimonio immenso che lega natura, storia e cultura. Il Circeo è come un grande libro di storia con pagine antichissime che risalgono fino alla preistoria». «Puntiamoa realizzare, grazie al materiale raccolto, prodotti di realtà aumentata che ricostruiscano virtualmente i monumenti per com' erano e consentano ai visitatori di immergersi in un mondo ormai scomparso - conclude Ronchi - Ora abbiamo bisogno di finanziamenti e di supporto tecnico nell' elaborazione delle applicazioni perché il nostro sogno si possa realizzare». (SARA GRATTOGGI)


2012 - Il Comune di San Felice Circeo è entrato in possesso dell'area archeologica di Villa dei Quattro Venti, nota anche come Villa Marco Emilio Lepido. Ieri mattina, i tecnici comunali guidati dal responsabile del settore Pianificazione urbanistica Domenico Matacchioni, accompagnati dai carabinieri e dagli agenti di polizia locale, hanno eseguito il decreto d'occupazione d'urgenza preordinato all'esproprio nel terreno dove insistono i resti dell'antica dimora attribuita al Triumviro Lepido, che fu esiliato al Circeo nel 36 a.C. per rimanervi fino alla morte. Le operazioni di immissione in possesso concluse oggi erano iniziate qualche giorno fa con l'acquisizione di altri due terreni adiacenti le mura dell'immobile.
Sul posto era presente anche il geometra Emiliano Carnello, incaricato dal Comune di delimitare l'area con l'esatta individuazione dei confini catastali, nonché di effettuare il preciso rilievo plano-altimetrico dei terreni.

L'esecuzione dei decreti di esproprio arriva a pochi giorni di distanza dall'ordinanza con cui il Tar di Latina, dopo due pronunciamenti favorevoli al Comune, ha respinto l'ultimo ricorso presentato dai proprietari dell'area, che chiedevano l'annullamento degli atti di esproprio, necessari per avviare i lavori di messa in sicurezza, diserbo, e installazione della recinzione già affidati dall'ente all'impresa A.Fenice Engineering s.r.l.
Ora, dopo questa prima fase, l'obiettivo è quello di rendere fruibile un pezzo di storia antica che in pochi conoscono, situato in un'area a due passi dal centro storico con splendida vista sul litorale

Il piano di riqualificazione prevede il recupero, il restauro e la valorizzazione dei beni storici archeologici presenti, da attuare in accordo con la Soprintendenza ai Beni Archeologici del Lazio. Tutto il sito, che si estende per un'area di circa 8 mila metri quadrati, verrà attrezzato per la visita al pubblico con apposite attrezzature e cartellonistica. Il progetto ha ricevuto il voto favorevole del Consiglio comunale e il Ministero per i Beni e le Attività culturali ha dichiarato di pubblica utilità l'acquisizione della villa. Parere favorevole è stato dato anche dalla Conferenza dei Servizi, mentre la Regione Lazio ha proceduto all'approvazione della variante.

Il triumviro Marco Emilio Lepido esiliato al Circeo


Marco Emilio Lepido, nato da un'antica famiglia patrizia del 90 a.Cr. circa, fu un importante uomo politico della Roma Repubblicana e Pontefice Massimo.

Pretore (49 a.Cr.), governatore della Spagna Citeriore (48-47 a.Cr.) e console nel 46 a.Cr. grazie all'appoggio di Caio Giulio Cesare, dal quale ottenne anche la seconda carica dello stato, Magister Equitum.

Alla morte di Cesare nel 44 a.Cr. Lepido è a Roma con una legione minacciando vendetta nei confronti dei Cesaricidi. Appoggia e sostiene politicamente Marco Antonio che gli conferisce la più alta carica religiosa lasciata vacante dall'assassinio di Cesare, il pontificato massimo.

Con l'arrivo a Roma di Ottaviano, erede di Cesare e futuro imperatore, Lepido si dichiarò garante tra i contendenti alla successione del defunto generale, e nell'accordo stretto a Bologna e passato alla storia come Secondo Triumvirato, alleanza stipulata tra Ottaviano Augusto, Marco Antonio e lo stesso Lepido, assume il governo della parte occidentale dei territori soggetti a Roma e successivamente dell'Africa settentrionale.

È console per la seconda volta nel 42 a.Cr. Nel 40 a.Cr., con la pace di Brindisi, ottiene le province africane dalla divisione della repubblica con gli altri triumviri.

Nell'ottobre del 42 aCr. si svolse la battaglia di Filippi che vedeva opposti gli eserciti del triumvirato, alle forze di Bruto e Cassio, due dei principali cospiratori ed assassini di Cesare. La battaglia fu vinta dal secondo triumvirato, soprattutto per merito di Antonio. Ottaviano non era un grande uomo di guerra e rimase in disparte. Lepido rimase in occidente per occuparsi della situazione in Italia. Bruto e Cassio furono costretti a uccidersi. Lepido ebbe allora, in compenso, il governo della Sicilia, ma, abbandonato dalle sue milizie che passarono a Ottaviano, perdette anche la provincia d’Africa.

A seguito della guerra contro Sesto Pompeo, Ottaviano lo esautora dalla vita politica e lo costringe a un volontario esilio al Circeo.

L’ex triumviro rimase al Circeo fino alla morte (13 a.Cr.), la tradizione vuole che la sua dimora sia da identificarsi nella cosiddetta “villa dei Quattro Venti”, poco al di sotto del centro storico lungo la strada che conduce al porto. Dissente da questa teoria, invece, Giuseppe Lugli (archeologo e docente ordinario di Topografia romana), che ritiene l’ubicazione della villa di Lepido lungo le sponde del lago di Paola, dove successivamente sorse la “villa di Domiziano” mentre attribuisce ad un ricco Circeiense la Villa dei Quattro Venti.

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agg.4 26.08.2002
6 aprile 2014 | agg.7

 
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