Il dominio dei Caetani (1301-1713) - Circeo - Storia e Leggenda

Cerca nel sito
Vai ai contenuti

Menu principale:

Il dominio dei Caetani (1301-1713)

Storia

Con atto del 23 novembre 1301 Riccardo Annibaldi di Roma cedette a Pietro Caetani, nipote di Bonifacio VIII (Benedetto Caetani, 1294-1303), il Circeo con il lago di Paola e il Santuario di Santa Maria della Sorresca, al prezzo di ventimila fiorini d'oro. Per oltre quattrocento anni il Circeo rimanse sotto la signoria dei Caetani di Sermoneta, feudatari della chiesa, anche se con periodi d'interruzione.

   "Regesta Chartarum vol.I c-1301.XI.23/1133: Nobilis dominus Riccardus quondam dictus de Milicis, filius olim domini Petri Anibaldi de Anibaldis de Urbe, dominus castri Sancte Felicis, terracinensi dyocesis, vendit Petro Gaytano, pape nepoti, dominio casertano, dominio Miliciarum Urbis…"

Con l'inizio dello scisma d'Occidente, il 20 settembre del 1378, il Circeo cadde sotto il potere di Onorato I Caetani, conte di Fondi, elettore e fautore dell'antipapa Clemente VII. Onorato I, in conflitto con la Chiesa, morì nel 1400 dopo aver perduto quasi tutti i suoi terrori, il Circeo tornò sotto il diretto dominio del papa legittimo Bonifacio IX (1389-1404). Il medesimo papa, nel 1403, concedeva al Capitano e agli uomini di San Felice, una congrua estensione di terreni per uso semina sottratti dalla diocesi di Terracina, ovvero le zone di Campo di Croce, la Bagnara, Palazzo e da Rio Torto fino alla Sorresca. Tale concessione fu però ignorata da Terracina (rinnovata solo nel 1841), approfittando della distruzione di San Felice avvenuta quaranta anni dopo e della quasi scomparsa della popolazione locale.

Nel 1411 il Circeo fu restituito ai Caetani. Il 26 gennaio del 1426 Ruggero I Caetani passava al fratello Giacomo IV ogni diritto su Sermoneta, Bassiano, San Felice, Ninfa e San Donato. Giacomo IV è il primo dei Caetani, a quanto pare, che si prenda esplicita cura di migliorare le condizioni del paese. Da un documento del 1431 dichiara di: "ampliare con nuove costruzioni il suo castello, confortando, animando e aiutando gli abitanti, suoi fedeli, ad occuparsi sollecitamente di queste costruzioni, soprattutto perché, cresciuti di numero, meglio possano resistere e difendere se stessi e i propri averi contro le navi nemiche che spessissimo li assalgono".

Onorato III Caetani successe al padre nella direzione dei feudi facenti capo a Sermoneta ma perse il Circeo, per più di trent'anni, in seguito alla guerra sorta tra Alfonso d'Aragona e il Papa Eugenio IV. Durante questa guerra, l'Aragonese assalì e distrusse il castello di San Felice nell'anno 1441 e gli abitanti scampati cercarono asilo a Terracina e in altri centri limitrofi. Nella pace conclusa a Terracina nel 1443 tra Alfonso e il rappresentante del papa, Alfonso fu riconosciuto re di Napoli, ma nel trattato si faceva espressa menzione del Castello di San Felice che il re doveva restituirlo alla Chiesa con tutto il territorio annesso. Alle reiterate insistenze di Onorato di rientrare in possesso San Felice, con il Breve del 1460, papa Pio II (1458-1464) gli restituì il feudo ma con l'espresso divieto di riedificare il Castello; ma quasi subito gli ordinò di lasciare San Felice e tutto il promontorio. Bisognò attendere la Bolla di Sisto IV del 1473 affinché Onorato III potesse rientrare in possesso del feudo ma con la proibizione, ancora più rigida, di riedificare il paese con il castello.

Verso la fine del secolo i Caetani dovettero subire la più violenta ondata di nepotismo della storia della Chiesa. Alessandro VI Borgia (1492-1503), per favorire la propria famiglia, attuò una sistematica persecuzione dei casati nobiliari presenti nello Stato Pontificio. Nel 1499 Giacomo Caetani, allora capo della famiglia, fu rinchiuso il Castel Sant'Angelo con l'accusa di lesa maestà e avvelenato. Gli altri membri della famiglia si salvarono fuggendo. Tutti i possedimenti, i castelli e i feudi che appartenevano ai Caetani, furono acquistati da Lucrezia Borgia, forse con un falso atto di vendita, per la somma di 80 mila ducati. Il Circeo, in particolare, fu donato al figlio dodicenne di Lucrezia, Rodrigo.

Il Circeo dovette subire ancora una devastazione, questa volta per mano di Federico I D'Aragona. Federico, mentre costeggiava il Promontorio diretto in esilio in Francia, sbarcò e rase al suolo di nuovo il paese: "Nell'anno 1501 dell'Incarnazione del verbo, Federico D'Aragona, discacciato dal Regno di Napoli, approdò in questa spiaggia con una squadra di galere, che lo portavano in Francia; ed inteso che fusse quella della famiglia Caetani, che nella passata guerra se li era mostra nemica, sorprese, saccheggiò, et abrugiò la terra, che di ciò niente si guardava; per il che gli abitatori passarono ad abitare in Sermoneta ed altro, essendo state disfatte le case, e guasti li poderi".

Giulio II, con un Breve del 1506, permise a Guglielmo Caetani, figlio di Onorato III, di rientrare in possesso e di ricostruire il castello. Nel 1713, dopo oltre quattrocento anni di dominio quasi ininterrotto dei Caetani, il Duca Michelangiolo, per pagare parte degli enormi debiti accumulatisi negli anni, fu costretto a cedere al Principe Francesco Ruspoli il Feudo del Circeo, insieme al Palazzo al Corso di Roma.

... in lavorazione ...

Bonifacio VIII
(Anagni, Frosinone 1235 ca. - Roma 1303), papa (1294-1303)

Sostenitore del potere assoluto del papato. Al secolo Benedetto Gaetani (Caetani), studiò diritto a Bologna prima di accettare una serie di incarichi nell'amministrazione pontificia. Ambasciatore in Francia e Inghilterra, divenne cardinale nel 1281. Come legato papale a Parigi dal 1290 al 1291, negoziò la pace tra la Francia e l'Aragona. Dopo aver fortemente condizionato la rinuncia al soglio pontificio da parte di Celestino V, gli subentrò col nome di Bonifacio VIII.

Buona parte del suo pontificato fu impegnata nello scontro con Filippo IV di Francia, iniziato quando Filippo ed Edoardo I di Inghilterra pretesero imposte illegali per finanziare i loro eserciti; Bonifacio replicò con la bolla Clericis laicos (1296), in cui proibiva di imporre tasse al clero senza l'esplicito consenso papale. In risposta, Filippo impedì il trasferimento di oro e moneta corrente a Roma, e, dal momento che Edoardo appariva deciso a fare altrettanto, Bonifacio fu costretto a cedere. Nel 1301 l'autorità papale fu ancora attaccata in Francia allorché Filippo accusò Bernard Saisset (1232 ca. - 1314), vescovo francese e legato papale, di tradimento e lo imprigionò. Bonifacio replicò con la bolla Ausculta fili (1301), in cui accusava Filippo di eccedere i limiti della giurisdizione reale, e in seguito emanò la famosa bolla Unam sanctam (1302), in cui affermava la supremazia del papato su tutti i sovrani sia in materia temporale che spirituale. Dichiarando Bonifacio colpevole di eresia, Filippo ignorò le bolle e in tutta fretta dichiarò l'intenzione di deporre il pontefice. Nel 1303 il papa stava per scomunicare Filippo per la sua disobbedienza quando alcuni sostenitori del re, di concerto con i nemici italiani del pontefice, imprigionarono Bonifacio ad Anagni. Liberato da lì a poco, il papa, forse a seguito dei maltrattamenti subiti, morì dopo tre settimane.

Bonifacio VIII fu un abile giurista, e sotto il suo pontificato venne pubblicato il Liber Sextus, una raccolta di leggi canoniche (1298). Il papato medievale raggiunse con lui il vertice, ma dopo la sua scomparsa non fu più in grado di resistere al crescente potere delle monarchie nazionali.


...

agg.0 14.01.2003

 
Copyright 2016. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu